NEWS aprile 2021

Per non farci ossessionare da questa pandemia che ancora incombe, l’unica, almeno per me, era immergermi in un mondo completamente altro.

Il mondo greco antico.

Cominciai, allora, un anno esatto fa, a riprendere in mano il filosofo più impenetrabile dell’Antichità: colui che vien denominato l’Oscuro. Sto parlando di Eraclito di Efeso, vissuto tra il VI e il V secolo a. C.

E si rivelò un’impresa così appassionante che mi venne la voglia di raccontare ai miei pochi lettori quello che di Eraclito andavo via via non dico capendo, ma quantomeno quello che mi pareva di capire. Comprese le mie cantonate, i non pochi momenti di smarrimento.

Tuttavia, se non s’abbandona la partita, enorme è poi la gioia di entrare in contatto con un autore così remoto, ma che pure sa ancora parlarci.

Eh, sì perché, proprio in questi tempi bui, Eraclito, che in un primo momento sembra respingerci, invece, ci sostiene.

Eraclito ci sostiene perché infinito è il suo disincanto nei confronti degli uomini tutti, siano essi ignoranti o dotti: comunque insipienti, compresi i pretesi sapienti.

Eraclito ci sostiene perché non ci fornisce facili illusioni, ma pure ci sprona a non scoraggiarci mai, a continuare a pensare, a non accontentarci di quello che ci vien proposto, e nemmeno di quello che ci vien tramandato.

Ora, se un po’ mi conoscete, sapete che non dò per scontata in chi mi legge nessuna conoscenza né filosofica, né tanto meno della lingua greca. Perciò, anche questa volta, fidatevi! Vi accompagnerò passo passo.

Il testo che sto per proporvi s’intitola, appunto: Un anno con Eraclito.

Insomma, se volete far conoscenza con questo possente pensatore, ma anche con un personaggio, fuori da ogni schema, cliccate qui. Se invece volete scaricare direttamente l’intero scritto in PDF, cliccate qui.

Ma, prima di farlo, vi consiglio di avvicinarvi ad Eraclito attraverso la voce di Ruben Garbellini: un mio amico artista che unisce in sé la sua sapienza di pittore (cercatelo su Google) ad una grande capacità di attore; memorabili sono le sue letture dantesche. Qui avete, infatti, un suo file vocale con una scelta di quindici brevi frammenti, da me tradotti. Vi parrà di sentire l’appello di Eraclito giungervi intatto attraversando i millenni.

Buon ascolto!

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NEWS dicembre 2020

Niente da fare! L’anno più duro che mai abbiamo vissuto volge ormai al termine ma non riusciamo proprio a scollarci di dosso questo vischioso e mortifero virus.  

E chissà per quanto tempo ancora…

Immagino che per i sedentari sia tutto più facile, ma per gli errabondi, come me, beh, è maledettamente dura.

Ognuno ha le sue droghe: per me, una delle più potenti, oltre alla filosofia, è immergermi nei poemi omerici o, meglio, nell’Odissea.

E giusto di droghe omeriche, compreso il canto delle Sirene, mi è venuta voglia di parlarvi.

Insomma, se siete stanchi della stanzialità e vi stuzzica rivisitare velocemente i viaggi di Ulisse, e inoltre mi date fiducia come guida, cliccate qui 

Se preferite scaricarlo in PDF cliccate qui

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NEWS aprile 2020

Nei primissimi giorni di questo anno ero ancora felicemente ignara della pandemia che stava per abbattersi sul pianeta.

E in tale beata inconsapevolezza cominciai a mettere per iscritto un personalissimo, annoso, problema: il dissidio insanabile col mio corpo.

Contemporaneamente, volevo trarre le somme di un’intera vita trascorsa in intimità con la filosofia e illuminata dal mio incoercibile amore per gli Antichi.

E mi proponevo di farlo senza falsi pudori.

Cominciai con un tono leggero alludendo – me ne rendo solo ora conto – a cose che oggi sembrano risucchiate in un passato remoto: le appassionanti discussioni filosofiche con un bicchiere in mano, in qualche piccolo locale, i frequenti viaggi all’estero, le molte lunghissime camminate, i reiterati soggiorni nelle montagne da me più amate – gli Appennini. Dando per scontata, insomma, una vita beatamente errabonda, fuori da ogni costrizione.

Tutto l’esatto contrario dell’umbratile esistenza di reclusione coatta in cui mi trovai a vivere, e ancora sto vivendo, assieme a milioni e milioni di abitanti della terra, nel tentativo, forse vano, di arginare il contagio.

In particolare, il Corona Virus, si manifestò con repentina e spaventosa violenza mentre mi apprestavo a concludere, rischiando di farmi buttare tutto nel cestino.

Ma poi decisi di non farlo.

Perciò vi chiedo scusa se questo piccolo scritto non ha un tono omogeneo: ho preferito lasciarlo nella sua stesura originaria perché restasse come testimonianza; nella prima parte, di un mondo forse perduto per sempre e, nell’ultima, dell’irrompere dell’incalcolabile, del non-controllabile per eccellenza.

Ancora una volta, ricorrendo alle risorse per resistere che ci vengono dalla filosofia.

Perciò, se davanti a questo mostruoso e tentacolare morbo, non volete chinare la testa, cliccate qui.

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NEWS autunno 2019

Nello scorso mese di marzo tenni presso l’Università di Trieste tre lezioni dedicate al tema della menzogna passando per autori di epoche differenti: ad esempio, dai poemi omerici a Platone, da Sant’Agostino a Rousseau, da Machiavelli a Montaigne, da Nietzsche a Oscar Wilde.

(Tra parentesi, in parte, dedicato al tema della bugia potete vedere, sempre in questo sito, il saggetto: Perché parlar male dei Cretesi?

Durante quelle intense lezioni marzoline parlai, anche se assai brevemente, del mio sofista preferito: Gorgia da Leontini.

Mi venne, allora, l’idea di riproporre una mia traduzione dell’Encomio di Elena, che giudico l’opera più significativa del grande siculo.

Avendo qualche scrupolo a lasciare il lettore sguarnito d’ogni appoggio nell’affrontare questo straordinario e originalissimo scritto, vi ho abbinato una piccola e agevole introduzione: Viatico per l’Encomio di Elena.

Leggetela e leggete poi l’Encomio: vi scoprirete un filosofo, ma anche uno scrittore, straordinario e ingiustamente sottovalutato.

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NEWS estate 2019

Nel maggio scorso, nonostante fossi in attesa d’una complicata operazione agli occhi, e nonostante fossi parecchio fiaccata da vari farmaci invalidanti, decisi di partire egualmente per Creta.

Avevo sognato da tanto tempo di visitare l’isola che diede i natali a Zeus e non potevo più aspettare.

Tra l’altro, desideravo ardentemente completare il ciclo dedicato all’Odissea, iniziato due anni fa con i viaggi ad Itaca e nel Peloponneso.

Solo che, questa volta, pur continuando a spostarmi col mio zainetto in spalla e prevalentemente in bus, mi dovetti accontentare di un viaggio meno on the road

Fui costretta, insomma, a prenotare in anticipo i piccoli hotel dove sostare, non solo a causa della mia grande spossatezza, ma anche perché Creta è, oramai in ogni stagione, assediata dai turisti.

Perciò niente, réportages inframezzati da immagini, delle mie avventure ma qualcosa d’altro.

Non ho voluto, però, eliminare del tutto le foto, scattate col mio modesto cellulare, foto che potete trovare in un album articolato nelle tappe più salienti: Creta.

Quanto alla scrittura di viaggio vera e propria, essa ha subito, questa volta, una metamorfosi, mutandosi in un saggetto: Perché parlar male dei Cretesi?

E vi assicuro che anche chi è completamente a digiuno di cultura minoica può benissimo giulebbarselo.

Tutto scaturisce da alcune intuizioni e illuminazioni, che mi folgorarono visitando Creta e soprattutto Cnosso, come sempre, filtrate attraverso la mia inguaribile “odisseomania”.

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NEWS ottobre 2018

È giunto il momento che vi faccia vedere il réportage di un coinvolgente viaggio che feci sul finire della scorsa primavera.

Ebbene, dopo aver fortunosamente raggiunto Itaca, urgeva che io visitassi anche il Peloponneso. Ossia una terra anch’essa omerica, ma pure ricca di molte altre tracce del passato, mitico e storico, della mia amata Grecia.

Anche questa volta, viaggiai – col mio fido zainetto in spalla – solo in bus e talora a piedi.

Se vi viene la curiosità di sapere come me la cavai e quante meraviglie trovai, giorno dopo giorno, allora cliccate qui qui qui e qui.

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NEWS novembre 2017

L’inverno scorso, costretta da una brutta caduta a stare mesi segregata in casa è sorto in me il desiderio irrefrenabile spingermi oltre i luoghi da me più amati e più familiari: gli appennini tosco-emilani, l’isola d’Elba, l’Istria e andare là dove da tempo sognavo di approdare: ad Itaca.

Mi si potrà dire che, se avevo affrontato, e non solo per una volta, il cammino di Santiago, potevo andare dovunque senza timore. Beh, il cammino è un’avventura a tutti gli effetti, ma il percorso, comunque personalissimo, che vi si fa resta inscritto su un tracciato secolare, attualmente segnato alla perfezione. Essere peregrinos – e tali si resta per sempre – ha, insomma, intorno tutta una “struttura” da cui, anche nei momenti più difficili, anche se si cammina da soli, ci si sente protetti.

Il viaggio ad Itaca, invece, si prospettava ai miei occhi “senza rete”: sarei andata nella terra di Ulisse, con un’unica Credential: l’Odissea… sarebbe stata quella la mia unica lettre de noblesse con cui presentarmi a chi avessi incontrato, nelle varie tappe del mio viaggio.

Ecco qui il “giornale di bordo”, che registra giorno dopo giorno questa mia avventura “mitica”.

Non ho nessuna pretesa di aver scritto un testo letterario, ed è anche per questo che ho cercato di renderne più piacevole la lettura corredandolo con varie foto, spesso fatte in situazioni di fortuna.

Per facilitare la lettura, ho diviso Verso Itaca in tre files: cliccate qui qui e qui

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NEWS ottobre 2017

Dalla stazione degli autobus di Trieste si può prendere un pulmino microscopico (9 posti compreso l’autista) diretto a Pazin (nel cuore dell’Istria) e, dopo quasi una cinquantina di Km da Trieste (a sud- est, sotto il confine sloveno), vi consiglio di scendere a Buzet.

Ve lo dico, perché l’ho fatto da poco e ho scoperto questa fascinosa piccola città, piena di storia: dall’epoca romana, passando per Bisanzio, il Patriarcato di Aquileia fino alla Serenissima. Sorvolo sulle sue prelibatezze culinarie… ottobre è giusto il mese dei tartufi, ben più delicati (e assai meno costosi) di quelli italiani…

Da Buzet sono andata a piedi in direzione di Hum, dove volevo passare la mia seconda notte. Segnalo un bel percorso didattico di qualche kilometro dedicato alla scrittura glagolitica: trait-d’-union tra l’alfabeto greco e quella cirillico. Purtroppo non ho potuto fotografare nessun monumento e nessuna iscrizione, perché il tempo, proprio in quel tratto di cammino, non è stato certo clemente. E, con lo zaino in spalla, pur con una bella mantella, se piove fitto, ve l’assicuro, ci s’inzuppa lo stesso perbene.

Hum però merita di patire qualche disagio. Si tratta di una sorprendente cittadina in miniatura: con la sua cinta muraria, una chiesa antica, uno splendido campanile romanico, case ben restaurate e circa una ventina di abitanti, uno più gentile dell’altro.

Da Hum, la mattina dopo, son tornata, sempre a piedi, a Buzet passando per l’antico mulino di Kotli, sito in un orrido da mettere i brividi, scavato nella roccia dal fiume Mirna, quando è ancora un corso d’acqua impetuoso e pieno di cascate. Proseguendo per un sentiero ben segnato nel fitto del bosco, guadando almeno tre volte il torrente, si costeggiano, dopo un po’, imponenti e scoscesissime, pareti rocciose, meta di scalatori provetti.

Insomma, se volete un piccolo assaggio di questa parte dell’Istria interna ancora poco conosciuta, cliccate qui   

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NEWS aprile 2017

Come è ormai tradizione da vari anni a questa parte, il 7 e l’8 marzo sono stata invitata dall’Università di Trieste (Dipartimento di Studi Umanistici, Filosofia) per parlare di uno dei problemi che, a mio avviso, ci rende la vita poco simpatica: la competitività. Alludo non tanto al competere in sé, a cui non tutti noi peraltro siamo portati, ma a quegli spiacevolissimi strascichi di aggressività e di invidia sociale che esso comporta.

Mi sono domandata, allora, se i miei amati Greci erano competitivi e, appurato che lo erano, se lo erano nella medesima maniera (becera) in cui lo sono i nostri contemporanei. Per accorgersene, basta dare un’occhiata al bassissimo livello dell’attuale agone politico, dove il rispetto per l’avversario è diventato un ferro vecchio…

Questa è la ragione per cui il titolo di queste lezioni triestine contiene una domanda: Invidia e agonalità: i Greci hanno qualcosa da insegnarci?

La risposta, come s’intuisce, è sin troppo scontata ed è: “Sì! Mille volte sì!”.

Anche questa volta, come oramai di rito, fornisco a chi vorrà leggermi le stesse rassicurazioni che faccio sempre agli studenti che poi mi ascolteranno: se non sapete nulla degli antichi Greci, niente paura! Son qua per rendervi agevole e, per quanto posso, leggero il cammino.

Mentre parlavo son stata registrata e quello che state per vedere è il frutto d’un paziente lavoro di trascrizione, con qualche taglio e con qualche piccola precisazione in più, in cui il tono colloquiale è stato gelosamente conservato.  

Come temevo, ne è risultato un testo non proprio breve, il che mi ha impedito, a malincuore, di poter inserire i numerosi e partecipi interventi degli studenti; inoltre ho pensato che fosse meglio dividere il testo in tre files, che potrete scaricare direttamente cliccando qui, qui e qui.

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NEWS dicembre 2016

Nel mese di giugno 2016 Giangiorgio Pasqualotto avrebbe compiuto 70 anni. Al che, alcuni suoi ex-allievi o ex-colleghi dell’Università di Padova o suoi amici (mi trovavo in ambo delle ultime due tipologie) pensarono di dedicargli un libro. Generalmente non partecipo mai a questo tipo di iniziative, che tendo a trovare accademiche oltre che maledettamente noiose. Ma, siccome Giangiorgio, che peraltro era all’oscuro dell’omaggio, mi è particolarmente simpatico, decisi di fare un’eccezione. O, meglio, lo decisi solo dopo aver domandato ai due curatori (Emanuela Magno e Marcello Ghilardi) carta bianca. Perché di scrivere un normale saggio proprio non se ne parlava: accarezzavo piuttosto l’idea di scrivere una lettera. Una lettera filosofica, ma insieme amicale.

Mi fu gentilmente accordata la più totale libertà. Composi, allora, circa una decina di pagine e le consegnai assai per tempo, non lo fecero tutti, sicché il volume celebrativo, Festschrift come si dice in gergo, non fu pronto per il compleanno di Giangiorgio ma solo molto dopo.

Vi assicuro che ne è venuto fuori un libro collettivo interessante, diviso in due sezioni (Dall’Occidente e Dall’Oriente), dato che non tutti quelli che vi partecipavano condividevano le competenze da orientalisti di Giangiorgio, dei curatori e di altri. Eccone il titolo:

La filosofia e l’altrove. Festschrift per Giangiorgio Pasqualotto, a cura di Emanuela Magno e Marcello Ghilardi, Mimesis, 2016.

Il mio “contributo” (Imbattersi in Stirner) aveva come oggetto un autore che per le sue tesi estreme è singolarmente istruttivo nei tempi bui che stiamo attraversando: Max Stirner. Qualora sappiate pochissimo o nada de nada di costui, come sempre, niente paura! Ve lo farò scoprire e gustare con leggerezza: cliccate qui.  

Ora, sempre a Stirner dedicai una parte delle lezioni sul tema della solitudine, che tenni presso l’Università di Trieste (cfr. News aprile 2016 nonché Beata solitudo, 3). Ebbene, fu mia cura scrivere in modo da non ripetermi più dello stretto necessario, approntando due testi complementari. Perché ho sempre detestato quel diffuso malcostume accademico che ricicla e rimastica senza posa materiale già prodotto, al solo scopo di snocciolare l’ennesima pubblicazione: che miseria!

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