News aprile 2020

Nei primissimi giorni di questo anno ero ancora felicemente ignara della pandemia che stava per abbattersi sul pianeta.

E in tale beata inconsapevolezza cominciai a mettere per iscritto un personalissimo, annoso, problema: il dissidio insanabile col mio corpo.

Contemporaneamente, volevo trarre le somme di un’intera vita trascorsa in intimità con la filosofia e illuminata dal mio incoercibile amore per gli Antichi.

E mi proponevo di farlo senza falsi pudori.

Cominciai con un tono leggero alludendo – me ne rendo solo ora conto – a cose che oggi sembrano risucchiate in un passato remoto: le appassionanti discussioni filosofiche con un bicchiere in mano, in qualche piccolo locale, i frequenti viaggi all’estero, le molte lunghissime camminate, i reiterati soggiorni nelle montagne da me più amate – gli Appennini. Dando per scontata, insomma, una vita beatamente errabonda, fuori da ogni costrizione.

Tutto l’esatto contrario dell’umbratile esistenza di reclusione coatta in cui mi trovai a vivere, e ancora sto vivendo, assieme a milioni e milioni di abitanti della terra, nel tentativo, forse vano, di arginare il contagio.

In particolare, il Corona Virus, si manifestò con repentina e spaventosa violenza mentre mi apprestavo a concludere, rischiando di farmi buttare tutto nel cestino.

Ma poi decisi di non farlo.

Perciò vi chiedo scusa se questo piccolo scritto non ha un tono omogeneo: ho preferito lasciarlo nella sua stesura originaria perché restasse come testimonianza; nella prima parte, di un mondo forse perduto per sempre e, nell’ultima, dell’irrompere dell’incalcolabile, del non-controllabile per eccellenza.

Ancora una volta, ricorrendo alle risorse per resistere che ci vengono dalla filosofia.

Perciò, se davanti a questo mostruoso e tentacolare morbo, non volete chinare la testa, cliccate qui.

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