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NEWS novembre 2014

È passato qualche mese da quando ho aperto questo sito e molti mi domandavano perché non ci avessi aggiunto più nulla: semplice! mi stavo divertendo ma anche stavo preparando tre diverse “novità”:

1) un piccolo album fotografico

2) un vecchissimo saggio su Nietzsche

3) un romanzo di non molto tempo fa

1) L’album si riferisce ad una camminata fatta in ottobre. Avevo sentito parlare di un’antica ferrovia austro-ungarica: la mitica Parenzana, che collegava Trieste a Parenzo e volevo rendermi conto sul terreno di che si trattasse. Un’ottima occasione, tra l’altro, per non limitarmi alle coste dell’Istria. A onor del vero, il tracciato di questa ferrovia corre inizialmente quasi sempre lungo il litorale per poi (prima dall’attuale confine tra Slovenia e Croazia) inoltrarsi decisamente nell’interno e ripuntare alfine verso il mare e giungere, appunto, a Parenzo; il tutto per circa 132 Km.
Per la cronaca, questa ferrovia fu realizzata nel 1902 ed è stata in funzione non per molti anni perché nel 1935 quell’intelligentone di Mussolini aveva pensato bene di smantellarla per utilizzare il ferro dei binari in vista di chissà quale sua impresa espansionistica. Con la conclusione che l’interno dell’Istria, che presenta un ameno paesaggio di colline a viti e a uliveti e che conserva cospicue tracce romane, bizantine e veneziane, fu condannato all’abbandono. Per fortuna, una decina d’anni fa il tracciato della Parenzana fu adibito a pista ciclabile e questo ha contribuito in parte a ridare nuova vita a questi luoghi.
Ora, si può tranquillamente percorrere la Parenzana in mountain bike (non con una bici normale però perché il fondo può essere molto sconnesso) ma farla col cavallo di San Francesco è un po’ da pazzi perché, oltre al fatto che non è precisamente uno scherzo affrontare a piedi tunnel non illuminati, la ferrovia, tranne che per qualche dolce salita, si snodava nel fondo valle sicché i centri abitati rimangono arroccati e lontani e il camminante rischia di stare anche 20 km e più senza mai incontrare un luogo di ristoro. Però la soddisfazione di conquistare dei paesini medievali, dopo essersi totalmente immersi in una verde silenziosissima solitudine, è senza pari. Il piccolo tratto della Parenzana (poco più di 40 km) che ho esplorato è quello tra Buje e Montona, dunque una parte del percorso verso l’interno: il tratto più “pittoresco” ma anche più difficoltoso. Non lo consiglio a chi soffre di claustrofobia, come vi ho detto, si possono incontrare lunghe e buie gallerie, o di vertigini, per via di arditi viadotti, peraltro provvisti di parapetti.
Le immagini si riferiscono in sequenza ad una piccola mappa della Parenzana, a Buje (chiaramente un castrum romano), lasciata ormai alle spalle, a Grisignana con le sue belle vie lastricate e i suoi severi palazzi di pietra, l’imboccatura e l’uscita da uno dei tanti tunnel (in parallelo con un particolare di una tavola di Bosch, che si può vedere a Venezia, a Palazzo Grimani), la pergola di un delizioso ristorante a Levade (patria dei tartufi!), l’altura di Montona ancora da conquistare e infine una serie di scorci sempre della splendida Montona, che nulla ha da invidiare – anzi! – ai borghi della Toscana o dell’Umbria, con la sua cinta muraria possente ed intatta.

Per vedere un piccolo reportage della Parenzana, cliccate qui

2) Vi domanderete che senso abbia riproporre un saggetto su Nietzsche che risale a più di 30 anni fa. Vedete, Nietzsche è un filosofo che mi è sempre stato molto presente ma, che come spesso accade per gli autori che più si amano e che più di altri ci hanno insegnato a riflettere, si ha un sacro timore di scriverci sopra. Questa fu e sarà l’unica eccezione, giuro! Titubavo nel rendere pubblico questo saggetto [che uscì come appendice a L’occhio del silenzio (Arsenale 1986, ried. Esedra 1997)] non certo per le tesi che vi si sostengono bensì per lo stile in cui fu scritto. Infatti, che l’autobiografia – ogni autobiografia non solo quella di Nietzsche – vada vista come pseudoautobiografia e che, di conseguenza, ogni genealogia sia immaginaria, lo penso a tutt’oggi solo non lo scriverei più così. Non mi appartiene più, insomma, quel modo così catafratto e prezioso di esprimermi ma non lo rinnego: fa parte di un lungo cammino verso una “cinica” semplicità. Ho, perciò, trascritto il testo così come l’avevo composto trent’anni fa, limitandomi a rendere meno criptiche certe allusioni ai testi nietzscheani – tante altre allusioni più nascoste restano presenti ovunque in quanto trama della mia scrittura – ho, inoltre, soppresso qualche frase troppo acrobatica e ho corretto qualche immancabile imprecisione. Per dirla tutta, una faticaccia che non mi ha fatto certo rimpiangere l’epoca in cui scrivevo saggi. No, no meglio scrivere narrativa!

Insomma, se vi viene la curiosità di leggere un piccolo testo per drogati… per drogati di Nietzsche, ovviamente, cliccate qui
Se poi volete scaricarlo in PDF cliccate qui

3) Quando scrissi questo breve romanzo (Il grotto della vendetta) già da anni ne avevo abbastanza del mondo dell’editoria ufficiale. Non ne potevo più soprattutto delle modalità con cui si accede alla pubblicazione: cosa impossibile se non conosci qualcuno che ti introduca presso una casa editrice e nemmeno questo è detto che possa bastare: una trafila sfiancante nonché umiliante! E non avevo certo lasciato il mondo accademico per andare a farmi venire i travasi di bile per un altro mondo, altrettanto chiuso e altrettanto in mano alle lobbies. Eh no! Ergo, quando finii (nel giugno 2011) questo piccolo romanzo decisi di farlo uscire senza por tempo in mezzo come autoedizione, ma con un aggancio in rete. Scelsi la prima soluzione che mi si presentò: quella de ilmiolibro.it e per un po’ la cosa mi andò bene. Fui libera di scegliere, senza seccanti intromissioni, il titolo e la copertina che più mi garbavano e non fui tediata da un editing fatto da gente quasi sempre poco professionale – e già questo non era poco. Tuttavia non mi venne lasciata la libertà di stabilire il prezzo a cui vendere il libro in rete, prezzo che risultò troppo esoso per i miei gusti. Perciò, in un primo momento, mi concentrai sulla versione cartacea de Il grotto della vendetta, cui applicai un prezzo molto basso e lo diffusi personalmente in qualche libreria di Padova e in una simpatica bottega di alimentari sull’appennino tosco-emiliano. Così fui letta da almeno trecento persone: paradossalmente da più lettori che in passato, quando avevo pubblicato anche con case editrici di un certo peso, ma comunque sprovviste di una distribuzione decente. Da un po’ ho ritirato questo romanzo dal sito de ilmiolibro.it e ora ho pensato di metterlo sul mio di sito. E non è escluso che, tra non molto, non faccia lo stesso con altri miei libri di narrativa. Perché non m’importa un fico di guadagnare da quello che scrivo: m’importa solo essere letta! Tanto perché sia chiaro, non scrivo per sfogarmi e nemmeno per raccontarmi. Beh, avete giusto qua il saggetto su Nietzsche, dove si spiega che ha senso parlare di autobiografia solo come finzione.
Questo per quel che riguarda il motivo – che non esito a definire “politico” – per cui ho deciso di rendere decisamente pubblica e accessibile a tutti la mia scrittura, ma mi accorgo che non vi ho ancora detto nada de nada della storia raccontata in questo piccolo romanzo. Tanto per cominciare, è un giallo e non è mica facile parlare di un giallo senza rovinarne l’effetto sorpresa.
Facciamo così: troverete qui sotto due link, il primo, molto breve, contiene la copertina, con tanto di quarta della medesima, e in più le primissime pagine del romanzo: avrete così modo di farvene subito un’idea. Nell’altro link, molto più esteso (120 pp.), troverete in PDF tutto il testo così lo potrete facilmente scaricare gratis, se vi verrà, come mi auguro, la voglia di leggerlo.

Il Grotto della vendetta: Assaggio
Scarica il Grotto della vendetta in PDF

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Incontro sui filosofi cinici

copertina 1

In una scena diventata leggendaria si fronteggiano due uomini diversissimi:

il filosofo cinico Diogene e Alessandro Magno.

Ma chi dei due è il vero re?

Riscoprire il dissacrante messaggio dell’antica filosofia cinica.

Una filosofia che ancora oggi può coinvolgerci.

Le questioni che i Cinici pongono restano aperte:

privato e pubblico sono due ambiti separati?

in che rapporto siamo con i nostri desideri?

in che consiste la dipendenza?

l’eros è davvero così importante? 

le convenzioni sociali vanno rispettate?

gli uomini sono differenti dagli animali?

la ricchezza è preferibile alla povertà?

Insomma, l’autosufficienza è una pratica possibile?

A che cosa si riferiscono l’immagine che avete appena visto e tutta questa bella sfilza di brucianti domande?

Ecco, il 7 marzo 2014 ho tenuto a Padova una comunicazione dal titolo I filosofi cinici e il mito dell’autosufficienza. Non volevo fare la solita conferenza per un pubblico solo di esperti di filosofia, ma desideravo che all’incontro partecipassero anche non-filosofi e così pure persone non necessariamente molto acculturate. Invece di mettere il solito avviso nei giornali locali, ho preferito lasciare in qualche bar e in qualche negozio alcune locandine (con l’immagine, che avete appena visto, che evoca l’incontro tra Diogene e Alessandro) e così pure dei foglietti (che contenevano un brevissimo commento dell’incontro e le questioni che avete appena letto), il tutto sperando che a qualcuno venisse la voglia di venire a vedere di che si trattava. Avevo scelto la simpatica libreria Pangea di Padova come sede dell’incontro.

Poteva benissimo essere un flop, invece un sacco di gente si incuriosì e partecipò con vivacità. Alcuni giorni dopo, il 20 e il 21 marzo, ho tenuto due impegnativi incontri presso l’Università di Trieste sul medesimo tema, approfondendolo e ampliandolo. Anche a Trieste l’argomento Cinici suscitò parecchio interesse negli studenti che parteciparono all’iniziativa. In tutti questi casi venni registrata e molte persone – sia tra quelle che erano state presenti agli incontri ma anche tra chi non aveva potuto esserci – mi sollecitarono a scrivere un saggio. Invece di farlo, visto che quanto a saggi filosofici avevo già dato, ho preferito trascrivere la prima comunicazione, quella di Padova, che si rivolgeva ad un pubblico più vasto, preoccupandomi di non farne sparire il carattere orale decisamente colloquiale e talora persino gergale. Mi si suggerì poi l’idea di aprire un sito, magari molto spartano, e di metterci, tanto per cominciare, il testo trascritto dell’incontro. Ed eccomi qua.

Perciò, se volete saperne di più a proposito de I filosofi cinici e il mito dell’autosufficienza, cliccate su TESTI e – ve lo assicuro sul mio onore – non sarà una cosa barbosa.

Se poi vi verrà il desiderio di dire la vostra sui Cinici, lasciate un breve commento qui oppure scrivete su CONTATTI

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