NEWS aprile 2015

Le due giornate triestine dedicate al tema della pseudoautobiografia – ha più senso dire della “autobiografia fantastica” – in Nietzsche sono andate benissimo: i ragazzi si son mostrati molto interessati e hanno fatto parecchie domande.

Adoro Trieste, sia per la sua atmosfera cosmopolita di città al crocicchio di più mondi, sia per i suoi fascinosi caffè, in primis il Caffè San Marco (che è pure una raffinata libreria dove si può leggere e scrivere in santa pace), sia per i molti sfizi offerti dalla sua cucina, ma anche per le gioie dell’amicizia che da anni mi prodiga chi colà m’invita.

Il richiamo delIa vicina Istria, ovviamente, è stato irresistibile: sicché a metà di questo mese farò non già la Parenzana vera e propria (quella mi attende in ottobre) ma semplicemente una camminata da Buje a Grisignana, di cui sento sempre gran nostalgia.

Ma si avvicina maggio, al cui inizio si celebra sui miei appennini il rito di cantare, appunto, maggio: ossia la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

Mi è stato chiesto di fornire qualche ragguaglio su questa arcaica celebrazione, che si svolge nella notte tra l’ultimo giorno di aprile e il primo di maggio.

Si tratta di un rito antichissimo che affonda le sue radici nel Medio-Evo, se non prima, che poi conobbe anche fasti letterari (si vedano le rime in proposito di Lorenzo il Magnifico e di Angelo Poliziano in occasione delle feste fiorentine di Calendimaggio) e che si mantenne a livello di tradizione popolare fino agli inizi del ‘900. Me ne favoleggiava la mi’ nonna e so che nella mia valle, in particolare nel quinto quartiere del comune di Granaglione, ossia in quelle remote borgate intorno a Casa Calistri, questo rito si celebrava ancora negli anni ‘50-60, ma in maniera sempre più sporadica fino a cadere in disuso. Dobbiamo agli amici della Dispensa di Casa Boni l’idea di ripristinare questa antica tradizione, che un tempo aveva un duplice intento: il primo quello di fare la serenata alle fanciulle dormienti, e che prevedeva perciò solo cantori maschi, il secondo di far la cerca delle uova presso le case che si visitavano. Anche elargizioni di vino non erano disdegnate, anzi!

Attualmente vi partecipano persone di ogni sesso e di ogni età (con il capo inghirlandato da fronde di faggio) e si visitano case dove talora si è attesi, e dove si trova, oltre che qualche uovo, da bere e da mangiare, ma si piomba anche in case dove si giunge del tutto inaspettati.

Chi volesse vedere il video del CANTAMAGGIO 2014 clicchi qui

Si tratta di un sapiente montaggio di soli 20 minuti di una lunghissima scorribanda durata dall’imbrunire alle ore piccole. Le riprese sono opera di William Strali.

Quanto ai testi, essi son stati pazientemente raccolti da Mario Lazzaroni, consultando gli anziani della valle.

Chi volesse leggere le rime popolari di CANTAMAGGIO, clicchi qui

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