{"id":1528,"date":"2023-04-07T10:34:49","date_gmt":"2023-04-07T08:34:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1528"},"modified":"2023-05-01T15:31:05","modified_gmt":"2023-05-01T13:31:05","slug":"1528-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1528","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>12. Mio padre e la fantasia.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La vita di mio padre si giocava tutta in un singolare equilibrio tra staticit\u00e0 e attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma v\u2019era, in ambo i casi, un trait-d-union: lui era un grande sognatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente il campo d\u2019internamento aveva accentuato questa sua caratteristica, che lo accompagn\u00f2 poi costantemente, sia che stesse sdraiato a dormire o seduto a leggere, sia che passeggiasse o viaggiasse.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 vi ho raccontato dei banchetti con l\u2019immaginazione che i compagni di prigionia allestivano e, non a caso, lui soleva evocare un celeberrimo piccolo episodio di un film che lui amava moltissimo: <em>Pane amore e fantasia<\/em> di Comencini.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la celeberrima scena in cui Vittorio De Sica, altro attore prediletto da mio padre, domanda ad un paesano che cosa stesse mangiando. Il villico ha in mano solo una pagnotta tagliata in due e De Sica (graduato salernitano dei Carabinieri) gli domanda cosa ci metta dentro e la risposta \u00e8: <em>A fantasia, Maresci\u00e0! <\/em>(\u201cLa fantasia, Maresciallo\u201d).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo scambio di battute estasiava mio padre, che era solito ripeterlo con un perfetto accento napoletano. E subito dopo commentava con un sorriso rapito: <em>Che b\u00e8o, ci\u00f2! <\/em>(\u201cMa che bello!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, ho rivisto recentissimamente questo film, che fu girato in un paesino a ovest di Roma, dove gli abitanti si esprimono in un laziale con cadenze ciociaro-abbruzzesi, sicch\u00e9 ho potuto costatare che, nell\u2019originale, la risposta suona semplicemente: <em>Fantasia, Maresci\u00e0!<\/em> Ma per mio padre il cibo immaginario era rimasto per sempre una trovata partenopea.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero ancora molto piccola quando scoprii un\u2019altra occupazione da sognatore di mio padre. Mi era capitato di vederlo assorto con una matita in mano tracciare una serie di segni, per me misteriosi, su dei fogli. Ad una mia domanda, mi spieg\u00f2 che stava disegnando piante di case e spesso di ville, anche molto vaste. Erano dimore immaginarie che gli sarebbe piaciuto abitare.<\/p>\n\n\n\n<p>E anche questo era relegato nel regno delle pure <em>r<strong>\u00ea<\/strong>verie<\/em> perch\u00e9 mio padre non agognava essere ricco ed era sommamente alieno da qualsiasi forma di invidia sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva ricevuto in eredit\u00e0 una piccola porzione della casa del suo nonno appenninico, che era piuttosto malmessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando passeggiava con me per i boschi spesso si fermava a guardare con interesse qualche rudere, in genere delle antiche costruzioni di pietra viva che un tempo erano stati essiccatoi di castagne e mi spiegava come avrebbe potuto restaurarle.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora avrebbe potuto benissimo comperare uno di quei \u201ccanicci\u201d &#8211; \u00e8 questo il vocabolo in tosco-emiliano dei \u201cmetati\u201d per le castagne &#8211; per un prezzo irrisorio, persino alla sua portata. Fingeva di interessarsi su chi fosse il proprietario, ma poi non ne faceva nulla, solo disegni su disegni.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non risparmi\u00f2 mai nulla per poter acquistare una casa in citt\u00e0. L\u2019ultima in cui abit\u00f2 divenne di sua propriet\u00e0 solo negli ultimi suoi anni di vita, perch\u00e9 era uno degli ultimi esemplari rimasti di casa a riscatto e mio padre, anche in quel caso, titub\u00f2 non poco prima di approfittare di quell\u2019occasione d\u2019oro.<\/p>\n\n\n\n<p>Imitai molto precocemente la mania di mio padre di disegnare le piante delle case e gli domandai come riprodurre sui fogli a quadretti le varie proporzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricordo che, in prima elementare, la maestra chiese alle sue piccole alunne di disegnare ognuna la propria casa. Tutte le bambine, sia che abitassero in un condominio, o in una villetta, confezionarono un disegnino molto convenzionale con la stereotipata casetta dal tetto spiovente, le solite tendine alle finestre e l\u2019immancabile camino fumante.<\/p>\n\n\n\n<p>Io no, consegnai, con un certo orgoglio, la piantina precisissima dell\u2019appartamento in cui abitavo, con l\u2019ubicazione esatta delle finestre e delle porte persino col perimetro dei vari mobili.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, mia madre fu convocata dall\u2019insegnante e le fu detto che non ero una \u201cbambina normale\u201d. Invece di apprezzare l\u2019esattezza della riproduzione in scala, la maestra, che era una suora, focalizz\u00f2 la sua attenzione, e la sua riprovazione, sulla camera dei genitori, dove appariva il contorno del letto matrimoniale con in pi\u00f9 due pallini, al centro dei cuscini, corrispondenti alle teste dei miei genitori.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Apriti cielo!<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre ebbe il suo bel da fare a spiegare a quella creatura morbosa e repressa che io avevo come modello mio padre che disegnava sempre le piante delle case ma, in seguito, non manc\u00f2 di rimproverarmi per quei due tondini, che, a suo dire, avrei potuto benissimo omettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;altra attivit\u00e0 cui mio padre si dedicava inseguendo i suoi sogni ad occhi aperti era piuttosto buffa e poteva sembrare alquanto sconveniente.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome era un fumatore accanito &#8211; tra parentesi, fumai la mia prima sigaretta a sette anni per imitarlo, ma poi non fui mai in grado di fumare pi\u00f9 di una sigaretta al giorno, n\u00e9 tantomeno di aspirare il fumo &#8211; aveva uno stanzino a lui riservato dove si appartava a lungo. Era un angusto e gelido bagnetto con una finestrina con apertura a ribalta, che non veniva mai chiusa nemmeno in pieno inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, a meno che non dovesse espletare le sue funzioni fisiologiche, non chiudeva la porta a chiave e, dall\u2019odore di fumo che si percepiva fin dal corridoio, fumava a pi\u00f9 non posso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non faceva solo quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ne stava&nbsp; seduto sulla tazza, vestito, con in mano una sigaretta e, sulle ginocchia, uno opuscolo cui era affezionatissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ero ancora piccola, ero assai curiosa di scoprire cosa fosse quel libretto misterioso, pieno di cifre fitte fitte.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un orario ferroviario dove lui fantasticava su percorsi in treno che non avrebbe mai fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora alle elementari, m\u2019insegn\u00f2 a consultarlo, svelandomi la complicata strategia dei cambi e delle coincidenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Si divertiva a propormi destinazioni a me semi-sconosciute e a sfidarmi a trovare il modo pi\u00f9 veloce per arrivarvi e, se non era soddisfatto delle mie soluzioni, me ne suggeriva di migliori. Sicch\u00e9 divenni presto abilissima a destreggiarmi in simili rompicapi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora adesso, come conseguenza di questi antichi trastulli ferroviari, non posso non nutrire un profondo disprezzo per chi viaggia esclusivamente in macchina e, in una stazione dei treni, resta tutta la vita un esitante pesce fuor d\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019orario ferroviario, che mutava ad ogni passaggio tra l\u2019inverno e l\u2019estate e viceversa, dunque un paio di volte all\u2019anno, veniva acquistato da mio padre in edicola il giorno esatto del cambio di stagione, anche se lui non aveva nessun viaggio in programma nell\u2019immediato.<\/p>\n\n\n\n<p>In mano a mio padre, l\u2019orario ferroviario, cos\u00ec arido per un profano, diventava un avvincente libro d\u2019avventure.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>13. Mio padre viaggiatore.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Riguardo alle mie competenze in materia ferroviaria, mio padre non si limit\u00f2 ad istruirmi solo sulla teoria ma mi insegn\u00f2 molto presto cosa fare in una stazione: quali cartelli consultare e come cambiare binario senza problemi.<\/p>\n\n\n\n<p>Voleva fare di me, fin da subito, una persona che non avesse alcun timore di perdersi, n\u00e9 in una stazione, n\u00e9 per strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo otto anni quando, a met\u00e0 dicembre del 1958, ci trasferimmo a Udine. Fino a quel momento, ero sempre andata a scuola da sola perch\u00e9 a Padova, per raggiungere le elementari che fino ad allora avevo frequentato, bastava che proseguissi per una cinquantina di metri sul marciapiede e poi attraversassi una strada. Certo mi si raccomandava di essere prudente, ma nessuno mi accompagnava, n\u00e9 mi veniva a prendere a scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>E, in questo, ero gi\u00e0 un\u2019eccezione rispetto alle mie coetanee, che erano sempre scortate da un adulto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bello successe quando mi trovai improvvisamente in una citt\u00e0 a me completamente ignota.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre mi accompagn\u00f2 a scuola, avvertendomi:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Varda, pico(e)a, che no\u2019 te podar\u00f2 pi\u00f9 compagnare \u2018sco(e)a perch\u00e9 go tanto da fare in uficio: ocio a le strade che ciap\u00e9mo. Da dom\u00e0n te gavar\u00e9 da farle da so(e)a!<\/em> (\u201cBada, piccola, non potr\u00f2 pi\u00f9 accompagnarti a scuola perch\u00e9 ho da fare in ufficio: fai attenzione alle strade che prenderemo. Da domani dovrai farle da sola!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Me lo disse senza nessuna severit\u00e0, semplicemente spiegandomi come stavano i fatti. Per tutti i miei spostamenti nella nuova citt\u00e0 non potevo contare su mia madre, che doveva occuparsi di mio fratello, ancora molto piccolo e che allora soffriva di frequenti attacchi d\u2019asma.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non misi pi\u00f9 piede ad Udine dal 1961 fino al 1980: dunque, avevo circa trent\u2019anni quando vi ricapitai casualmente per fare una brevissima visita ad un mio amico che faceva l\u00e0 il servizio militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per prima cosa volli ripetere, dopo quasi due decenni, il percorso tra la mia casa di allora e la mia scuola, che esisteva ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero convinta che, come spesso accade nei ricordi degli anni della fanciullezza, d\u2019aver ingigantito le distanze e, invece, rimasi sbalordita: si trattava di un tragitto davvero complicato, con vari cambi di direzione e ci misi pi\u00f9 di un quarto d\u2019ora per farlo tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sicch\u00e9, sar\u00f2 riconoscente per tutta la vita a mio padre, non solo per aver avuto sempre fiducia in me, ma soprattutto per avermi reso autonoma.<\/p>\n\n\n\n<p>In generale, da che ho memoria, mi ha sempre trattata non come una bambinetta insipiente ma come se fossi gi\u00e0 adulta.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non viaggiava solo con la fantasia ma anche <em>de facto<\/em>. Purtroppo non lo fece moltissime volte assieme alla famiglia e, in quei casi, ho sempre ammirato la sua completa disinvoltura.<\/p>\n\n\n\n<p>Per restare in tema di orientamento, ero esterrefatta come lui non si perdesse mai persino in una citt\u00e0 di grandi dimensioni, che non aveva certo visto prima di allora, ad esempio Madrid. E s\u00ec che non si studiava preventivamente le mappe! Tuttavia sapeva sempre che direzione prendere, e a colpo sicuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu sempre lui ad insegnarmi a non smarrirmi nei dedali delle calli veneziane:<\/p>\n\n\n\n<p><em>No\u2019 sta a fissarte col nome dee cai: l\u2019importante x\u00e9 ea diressi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n! <\/em>(\u201cNon devi fissarti col nome delle calli: l\u2019importante \u00e8 la direzione!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Quando facevo la seconda media, in marzo, mi tenne una decina di giorni a casa da scuola &#8211; credo che ebbe un\u2019accesa discussione con una mia insegnante &#8211; e mi port\u00f2, assieme a mia madre e mio fratello, che allora andava ancora all\u2019asilo, a visitare&nbsp; Siracusa e Taormina.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora il viaggio in treno da Padova a Siracusa era abbastanza avventuroso: durava pi\u00f9 di ventiquattr\u2019ore.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre era al settimo cielo ed entusiasta della Sicilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai 47 ai 60 mio padre ebbe notevoli problemi di vista a causa di una cateratta anomala che nessun chirurgo, anche di fama internazionale, s\u2019azzardava ad operare.<\/p>\n\n\n\n<p>La perdita della vista fu progressiva, ma presto lui non pot\u00e9 pi\u00f9 guidare e poi quasi pi\u00f9 leggere. Andava avanti a gocce di atropina, di cui abusava, e che gli facevano un effetto sempre pi\u00f9 breve.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non si muoveva affatto come un semi-non-vedente ma sempre con sicurezza. Ogni mattina prendeva il suo treno per Rovigo. E, soprattutto, non si lamentava mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, per uno straordinario colpo di fortuna, un suo decrepito ex-professore gli segnal\u00f2 un oscuro e anziano oculista, che era sempre vissuto in Africa. Costui tent\u00f2 l\u2019operazione e mio padre torn\u00f2 a vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, pochi anni prima di riacquistare la vista, cosa che sembrava un miracolo impossibile, mio padre fece due viaggi&nbsp; senza la famiglia: uno a Palermo (andava pazzo per l\u2019autore de <em>Il gattopardo<\/em>) e uno a Parigi (con un suo vecchio amico), dove si divert\u00ec moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2 go da vedare Le Fol\u00ec Berg\u00e8r prima de deventare orbo del tuto<\/em> (\u201cDevo vedere <em>Les Folies Berg\u00e8res<\/em> prima di diventare cieco del tutto\u201d), disse per far arrabbiare mia madre, che infatti la prese molto male, ma, ovviamente visit\u00f2 tutta quanta la <em>ville lumi\u00e8re<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo ai suoi viaggi con la famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella prima met\u00e0 degli anni sessanta andammo in Puglia e Basilicata, che allora erano terre assai esotiche, e facemmo inoltre un viaggio meraviglioso, durato l\u2019intero mese di settembre, in cui percorremmo in lungo e largo tutta la Spagna.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1964 in Spagna di italiani ne andavano ancora pochissimi e quei pochi solo sulla Costa Brava, e in piena estate.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo a bordo di una Fiat 850 in tre: mio padre, instancabile al volante, mia madre davanti e io dietro. E quasi mai da sola, perch\u00e9 lui prendeva a bordo qualsiasi tipo di autostoppisti: dal militare in licenza a delle ragazze che andavano a ballare in un paese vicino, al contadino che lavorava nei campi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva nessuna diffidenza nei confronti degli estranei.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi resteranno per sempre nella memoria le distanze sconfinate delle <em>mesetas<\/em> bruciate dal sole, dove non si vedevano altre vetture per ore e ore. I centri abitati erano molto distanti l\u2019uno dall\u2019altro, sicch\u00e9 il segnale luminoso della riserva di carburante lampeggiava spesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, totalmente impegnato nella guida, aveva deciso che l\u2019addetta alle <em>publics relations<\/em> fossi io:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2, pico(e)a, domandaghe dove x\u00e9 el prosimo distributor dea benzina\u2026 dove se magna ben. <\/em>(\u201cPiccola, chiedigli \u2013 all\u2019autostoppista di turno &#8211; dov\u2019\u00e8 il prossimo distributore della benzina\u2026 dove possiamo trovare un buon ristorante etc.\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo quattordici anni, ero timidissima e non ero ancora stata all\u2019estero e se, attraversando la Provenza, me l\u2019ero cavata col mio francese, allora solo scolastico, in Spagna avevo molto pudore ad esprimermi con gli autoctoni, detestando farlo in uno spagnolo maccheronico.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo feci presente a mio padre che tagli\u00f2 corto:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Eh, cossa sar\u00e0?! Varda questo! <\/em>(\u201cCosa vuoi che sia?! Guarda questo!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E lo disse porgendomi un piccolo prontuario, che aveva preso in un distributore della BP, dove c\u2019erano alcune frasi essenziali, in tre-quattro lingue, solo per la stretta sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ben presto, ci presi gusto: imparai la pronuncia ispanica, che mi stava molto simpatica, e un sacco di vocaboli e, cos\u00ec, facevo lunghe conversazioni con qualsiasi tipo di persone mio padre caricasse nel sedile posteriore.<\/p>\n\n\n\n<p>Al ristorante mio padre era sempre di ottimo umore e, se non riusciva bene a capire in che cosa consistesse un piatto scritto nel men\u00f9, non faceva domande e lo ordinava lo stesso, perch\u00e9 era molto curioso. Se arrivava qualcosa di davvero sorprendente, scoppiava a ridere e lo divorava allegramente.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi spiegava che era stupido rimpiangere la cucina italiana, ma che bisognava adattarsi al gusto del paese, senza tante fisime.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre, che era delicatissima di stomaco era sempre in crisi mentre io, che pure non ho mai avuto una digestione facile, non mi tiravo mai indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Se un cameriere gli stava simpatico, mio padre lasciava mance faraoniche, cosa che del resto faceva anche in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aggettivo con cui potrei definirlo \u00e8 \u201cmagnifico\u201d, un aggettivo che lui amava molto nell\u2019accezione di \u201csplendido\u201d, in quanto \u201cmunifico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>No\u2019 posso v\u00e9dare i peoci<\/em><em>\u00f3<\/em><em>si!<\/em> (\u201cNon sopporto i tirchi!\u201d), mi diceva sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche, adesso, a distanza di molti decenni, delle volte, quando sono l\u00ec l\u00ec per lasciare una mancia non tanto generosa, me lo vedo davanti agli occhi che mi guarda con commiserazione, scuotendo la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora mi vergogno e correggo subito il tiro.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>14. Mio padre e il vino.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Nei viaggi con mio padre, nell\u2019infanzia e durante la pre-adolescenza, c\u2019era una cosa che non potevo fare assieme a lui: potevo s\u00ec&nbsp; sperimentare cibi sfiziosi, ma non potevo ancora bere un buon bicchiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre aveva deciso che l\u2019et\u00e0 in cui avrei cominciato a familiarizzarmi col vino era sedici anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Da sempre ero piuttosto disappetente o, meglio, lo ero solo nei riguardi della cucina di mia madre. Lei era troppo salutista e non ci ammanniva che cibi lessi o ai ferri, esclusivamente conditi a crudo. Persino il pepe &#8211; non parliamo poi del peperoncino &#8211; era bandito dalla tavola e non si mangiavano mai salumi, ad eccezione del prosciutto crudo.<\/p>\n\n\n\n<p>I fritti non esistevano. Stendo un velo pietoso sui suoi dolci che contenevano un uovo in tutto e pochissimo burro, la cioccolata poi era proibitissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, che sapeva che mia madre non tollerava assolutamente critiche sulle sue prestazioni di cuoca, evitava i conflitti e si sfogava mangiando, al banco e specie di mattina, polpette o <em>sponcetti <\/em>vari in qualche piccola trattoria. Questo non intaccava minimamente il suo appetito che restava formidabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, invece, che tali sfoghi non potevo ancora avere, sottoposta a quel deprimente regime, non mandavo gi\u00f9 quasi niente: spesso mi alzavo da tavola, fingevo di avere un bisogno impellente, andavo in bagno e sputavo il boccone che stavo masticando da un bel po\u2019, specie se era di carne.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo fin dall\u2019infanzia, sicch\u00e9, durante l\u2019estate venivo spesso spedita dai miei zii a Roma dove, in compagnia dei miei cugini, mangiavo senza problemi e di gusto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sugli Appennini poi mi nutrivo di nascosto fuori dai pasti, foraggiata dalle mie prozie che mi ammannivano cibi a base di farina di castagna, frittelle varie, croccanti di noci, ma anche gustosi crostini di pane toscano, farcito con le interiora tritate delle galline, ridotte ad un rustico pat\u00e9. Ecco perch\u00e9 non ho mai capito tutto questo amore per la banale Nutella.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, a cena discussioni a non finire con mia madre, perch\u00e9 spiluccavo appena quello che c\u2019era nel piatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, a sedici anni ero magrissima, specie nei mesi in cui frequentavo le scuole.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre opt\u00f2 allora per una terapia d\u2019urto. Mi propose di bere mezzo bicchiere di vino prima di cominciare il pasto, come se fosse una sorta di medicina, convinto che l\u2019appetito ne sarebbe stato stimolato.<\/p>\n\n\n\n<p>E aveva ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai tempi di Udine, per lui il vino per eccellenza non era veneto bens\u00ec friulano. Se lo faceva arrivare, ricordo, da Casarsa della Delizia in damigiane, che poi lui imbottigliava.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo preferito era il Tocai &#8211; molto pi\u00f9 buono di quello di adesso &#8211; ma mio padre mi favoleggiava di quanto gli piacesse anche il Reisling.<\/p>\n\n\n\n<p>Prediligeva, insomma, i vini bianchi parecchio secchi e fermi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi me piase pi\u00f9 de tuto el vin da p\u00e9sse<\/em> (\u201cMi piace soprattutto il vino per accompagnare il pesce\u201d), era solito dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbi qualche resistenza a mandar gi\u00f9 quel primo mezzo bicchiere di Tocai, che appariva tosto e troppo <em>dry<\/em> per il palato di una principiante di Bacco.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre fu inflessibile:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Para z\u00f2! Te vedar\u00e8 che tra \u2018na setimana me tocar\u00e0 misurarte i goti.<\/em> (\u201cButtalo gi\u00f9! Vedrai che tra una settimana mi toccher\u00e0 misurarti i bicchieri\u201d), ossia stare attento che tu non ne beva troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>E fu proprio cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>I pasti in famiglia divennero pi\u00f9 allegri e non badavo pi\u00f9 a quanto poco appetitosi fossero i piatti cucinati da mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dall\u2019inizio, lui mi aveva preso da parte e mi aveva ammonito con un tono che non ammetteva repliche:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che no\u2019 senta mai che te piase el vin da done!<\/em> (\u201cChe non venga a sapere che ti piace il vino da donne!\u201d), alludeva al vino dolce, di scarsa gradazione, magari qualche scadente spumante. E aggiungeva perentorio:<\/p>\n\n\n\n<p><em>E che no\u2019 te senta mai dire: \u201cCi\u00f2, me gira la testa!\u201d&nbsp; <\/em>(\u201cE che non ti senta mai dire: \u2018Mi gira la testa!\u2019 \u201d). E qui assumeva un tono in falsetto da donnetta astemia, una che non tiene nemmeno un bicchiere di vino, emettendo una vocina oltremodo ridicola.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Parch\u00e9 se te parli cuss\u00ec, no\u2019 te s\u00ec gnanca me fio(e)a!<\/em> (\u201cPerch\u00e9 se parli cos\u00ec, non sei nemmeno degna di essere mia figlia!\u201d), concludeva in maniera definitiva.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi affrettavo a rassicurarlo che mi sarei abituata presto al vino che piaceva a lui.<\/p>\n\n\n\n<p>E non lo delusi di sicuro! Tanto che mio padre, maliziosamente, osservava:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Desso te piaze el ch\u00e8no, v\u00e8ro? Eo savevo ch\u2019ea finiva cuss\u00ec! Ocio a no\u2019 diventare sampagnina!<\/em> (\u201cAdesso, ti piace il vino, eh? Lo sapevo che finiva cos\u00ec! Sta attenta a non diventare una a cui piace troppo il vino\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto a lui, beveva molto raramente acqua. Glielo vidi fare sempre e solo in montagna, possibilmente abbeverandosi a fresche fontane. Beveva molto caff\u00e8 e non disdegnava il the, per cui dei liquidi non alcolici ne ingeriva.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando gli facevo notare che lui l\u2019acqua l\u2019usava solo per lavarsi, lui mi rispondeva puntualmente con un vecchio proverbio veneto:<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019acqua marsisse i pai e fa i <\/em><em>\u00f3<\/em><em>mani zai!<\/em> (\u201cL\u2019acqua marcisce i pali e rende gli uomini gialli\u201d), ossia un colorito poco sano.<\/p>\n\n\n\n<p>Le lezioni di mio padre in tema enologico proseguirono precise e molto chiare. Allora, non esistevano ancora le enoteche sicch\u00e9 non era facile fornire i fondamenti di come abbinare i vari cibi ai vini pi\u00f9 adatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Provvidenziali erano le cassette di vini pregiati che mio padre, all\u2019epoca, riceveva in dono a Natale. Ad esempio, se gli regalavano dei vini piemontesi, lui me ne spiegava le differenti caratteristiche e l\u2019impiego ottimale a tavola.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca, una ragazza che sapesse che il Dolcetto non \u00e8 affatto un vino soave, vi assicuro, era una mosca bianca.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando dagli Appennini ci si spingeva in Toscana, o in generale nel Centro Italia, mi spiegava cosa non pretendere, ossia del vino bianco, laddove dominava il Chianti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma se gli capitava di poter ordinare una bottiglia di buon Orvieto o di ottimo Est Est Est (tutti vini oramai sviliti dai supermercati), ne era molto contento.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo gli anni dell\u2019universit\u00e0, quando aprirono le prime enoteche, non pi\u00f9 sotto la guida di mio padre, sperimentai moltissimi tipi di vini, di regioni e di paesi diversi ma le nuove conoscenze potevano attecchire e svilupparsi con profitto solo perch\u00e9 le mie basi erano gi\u00e0 solide.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, l\u2019essere stata iniziata da un conoscitore m\u2019imped\u00ec di diventare un\u2019alcolizzata, il che in una regione come il Veneto non \u00e8 affatto scontato.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, ancora adesso, se a mio giudizio, un vino \u00e8 scadente, non lo bevo. Magari ci intingo appena le labbra per non offendere chi mi ospita. Oppure lo butto via di nascosto.<\/p>\n\n\n\n<p>Se invece \u00e8 buono\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre aveva una tenuta leggendaria: poteva bere gagliardamente ma non si ubriacava mai. Al massimo diventava pi\u00f9 allegro, ma mai era brillo in maniera sgradevole. La voce e le gambe gli rimanevano ferme, al massimo gli brillavano gli occhi in maniera birichina. Ma non c\u2019era pericolo che divenisse troppo loquace o sboccato, n\u00e9 meno che meno che alzasse la voce.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche questa era una caratteristica che molto gli invidiavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il famoso viaggio in Spagna si concluse con&nbsp; uno spettacolare incidente, in cui la povera 850, nuova di zecca, fin\u00ec poi rottamata.<\/p>\n\n\n\n<p>Due camion si sorpassarono in una strada stretta e tutta curve e mio padre, che guidava sempre con prudenza e a velocit\u00e0 moderata, per non farsi investire da quei due mastodonti, si spost\u00f2 sul bordo della <em>caretera<\/em>, che era stretto e in terra battuta nonch\u00e9 costellato di grandi sassi acuminati. Uno di questi tranci\u00f2 di netto il tirante dello sterzo e cos\u00ec volammo di sotto, ossia in un oliveto a terrazze. Ne facemmo tre e ci fermammo a mezzo metro da un ulivo secolare, che ci sarebbe stato letale ma, per fortuna, una delle ruote si accartocci\u00f2 e la vettura si blocc\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante tutto il tempo che dur\u00f2 quella spettacolare uscita di strada, in cui vidi distintamente, come nei film, l\u2019orizzonte spostarsi di netto pi\u00f9 d\u2019una volta ed ero convinta di morire, mio padre si mantenne saldo al volante, anche se oramai inservibile, mostrando un sangue freddo invidiabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre lanci\u00f2 una serie di urletti, io mi morsicai le labbra a sangue perch\u00e9 gli strilli non mi piacciono, nemmeno in situazioni estreme.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la macchina finalmente si ferm\u00f2, mio padre tolse con calma la chiavetta, spegnendo cos\u00ec il motore, e ci domand\u00f2 tranquillo:<\/p>\n\n\n\n<p><em>St\u00e8 b\u00e9n?<\/em> (\u201cState bene?\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo tutti e tre miracolosamente illesi, eccezion fatta per qualche livido e qualche piccolo bernoccolo\u2026 non esistevano ancora le cinture di sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>I camionisti scellerati nemmeno si fermarono e fummo soccorsi da una famiglia di tedeschi, convintissimi di trovarci sanguinanti, se non peggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Costoro, che indossavano dei nefandi ed indimenticabili pantaloncini corti, si precipitarono agilmente gi\u00f9 per l\u2019uliveto, i due genitori in testa e due figlioletti dietro, in perfetta fila indiana. L\u2019ultimo reggeva una valigetta del pronto soccorso, con tanto di croce scarlatta.<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 stato il calo di tensione, fatto sta che mia madre ed io scoppiammo a ridere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, invece, esclam\u00f2 ammirato:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Varda sti tedeschi, che organizassi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n!<\/em> (\u201cGuarda questi tedeschi, come sono organizzati!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 racconto codesta storiella? Semplicemente perch\u00e9, dopo che fummo recuperati dal carro attrezzi, finimmo in un paesino dotato di varie officine meccaniche, zeppe di automobili ammaccatissime.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli incidenti erano, perci\u00f2, assai frequenti in quel micidiale tratto di strada e costituivano il perno dell\u2019economia locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre propose di rifocillarci e di dormire in una modesta locanda.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00e0, lo sentii dire a mia madre:<\/p>\n\n\n\n<p><em>S\u00e9mo vivi par sbajo: Ana, me despiase, ma sta s\u00e8ra me imbriago!<\/em> (\u201cSiamo vivi per sbaglio: Anna, mi dispiace ma questa sera mi ubriaco\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre, che era praticamente astemia, quella volta, non ebbe nulla da obiettare.<\/p>\n\n\n\n<p>A tavola, mio padre scol\u00f2 pi\u00f9 di una bottiglia, ma non fece n\u00e9 disse nulla di disdicevole, era semplicemente parecchio allegro e alzava spesso il calice con un sorriso raggiante.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei rimpianti che ho \u00e8 di non aver potuto brindare con lui quella sera.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>15. Mio padre e l\u2019arte.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Durante i viaggi pi\u00f9 lunghi e cos\u00ec pure quelli lampo, specie in Toscana, mio padre non si limitava a godere delle specialit\u00e0 eno-gastronomiche dei luoghi visitati, perch\u00e9 un altro era lo scopo principale di quegli spostamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Amava moltissimo visitare chiese, monumenti e talora musei.<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre di mio padre, mio nonno Giovanni aveva, in quel di Abano Terme, una piccola impresa che decorava e affrescava l\u2019interno di ville venete gentilizie.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel mio nonno, che rimpiango parecchio di non aver potuto conoscere, si era fermato alle elementari ed era un autodidatta che amava sinceramente la pittura e sapeva dipingere. Ad Abano mio nonno era considerato \u201cun artista\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste ancora, a casa di mio fratello, un suo splendido autoritratto ad olio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un gran bell\u2019uomo, mio nonno Giovanni, molto simile a mio padre, coi baffi ma senza il pizzetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre mi raccontava che suo padre, ogni anno, portava i suoi dipendenti, che erano circa una decina, in \u201cgita sociale\u201d a Venezia e faceva loro visitare le Gallerie dell\u2019Accademia, Palazzo Ducale e il Museo Correr. Ovviamente tale trasferta era a spese di mio nonno.<\/p>\n\n\n\n<p>Io trovo questo tentativo di dirozzare le maestranze campagnole lodevole oltre che assai commovente.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non sapeva dipingere, se non i mobili e le parteti e disegnava solo le piante delle case, ma nondimeno era appassionatissimo di pittura, soprattutto toscana, del quattrocento <em>in primis<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo una visita al Museo di San Marco a Firenze e di come lui si aggirasse rapito nelle varie cellette affrescate da Beato Angelico raccontandomi, tra l\u2019altro, le vicende dei Medici e di Savonarola. Questo avvenne quando ero gi\u00e0 grandicella ma facevo ancora i primissimi anni delle elementari, quando mi condusse a Firenze per la prima volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accompagn\u00f2 subito in Piazza della Signoria dove rimasi oltremodo impressionata dalla Loggia dei Lanzi, in particolare dal <em>Ratto delle Sabine<\/em> di Giambologna e, appena di lato, dall\u2019elegantissimo <em>Perseo<\/em> di Cellini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ero sempre una bimbetta quando mi fece visitare gli Uffizi portandomi direttamente al cospetto della <em>Primavera<\/em> del Botticelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre aveva una tecnica tutta sua nel guidarmi in un museo: preferiva una visita breve, concentrata su pochi quadri per volta. Per farmi ammirare altri capolavori, contava su una visita successiva. Cosa che poteva avvenire benissimo ripetutamente nel corso della stessa estate perch\u00e9, allora, negli anni cinquanta e sessanta, Firenze era raggiungibile in treno, dalla mia casa appennica, pi\u00f9 facilmente e in meno tempo che adesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che una volta, al Pitti, ad un certo punto, dopo che avevamo ammirato i quadri di Tiziano, mio padre sentenzi\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Par anc<\/em><em>\u00f3<\/em><em> basta cuss\u00ec: f<\/em><em>\u00f3<\/em><em>ra!<\/em> (\u201cPer oggi basta cos\u00ec: fuori!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Avevamo visto solo una parte del museo e io ero recalcitrante ad interrompere la visita, ma lui non volle sentire ragioni, dichiarando che, per quel giorno, era meglio per me scorrazzare per i giardini dei Boboli, che poi mi piacquero moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che mio padre, uomo accorto e saggio, temeva che io finissi per associare la visita ad un museo ad una faticata sgradevole e vessatoria, il che avrebbe compromesso per sempre il mio approccio all\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<p>E se io, ad un certo punto, avessi mostrato fastidio o indifferenza per l\u2019arte, per lui sarebbe stato un immane dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Me ne rendevo benissimo conto, ma vi giuro, che mai trovai noioso visitare una chiesa o un palazzo: era sempre molto divertente farlo assieme a lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la strategia delle piccole dosi, a poco a poco, all\u2019epoca delle medie, conoscevo gi\u00e0 svariati tesori di Firenze, dalle porte del Battistero del Duomo al campanile di Giotto, dal Salone dei Cinquecento alla Cappella Brancacci (dove mio padre m\u2019insegnava a distinguere il tratto di Masaccio e Masolino da quello, pi\u00f9 tardo, di Filippino Lippi), da Orsammichele a Santa Croce.<\/p>\n\n\n\n<p>Amava molto la pittura ma era pure affascinato dalla scultura e dall\u2019architettura. Mi faceva ammirare le possenti Tombe Medicee o il David di Michelangelo ma aveva un debole anche per i delicati bassorilievi di Luca della Robbia. E, perci\u00f2, molto presto m\u2019innamorai degli sfondi azzurri delle ceramiche invetriate.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi portava poi davanti a Palazzo Strozzi o a Palazzo Medici Ricciardi e l\u00e0 m\u2019illustrava il susseguirsi dei tre tipi di bugnato e lo sentivo esclamare:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cossa che ea me piaze mi la piera serena!<\/em> (\u201cQuanto mi piace la pietra serena!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche i vecchi pavimenti di cotto lo mandavano in visibilio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono soffermata a lungo su Firenze perch\u00e9 fu il mio battesimo per la storia dell\u2019arte ma con mio padre spesso ci si spingeva anche pi\u00f9 lontano, ad esempio, a San Gimignano, ad Urbino, a Spoleto ad Orvieto.<\/p>\n\n\n\n<p>Predilegeva anche Assisi e Gubbio e tante altre piccole localit\u00e0 umbre.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, andava pazzo per la costiera amalfitana e, in particolare per Ravello. Non vi posso dire il suo entusiasmo per villa Rufolo e per lo stile arabo-normanno.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cossa me serviria \u2018vere un fi\u00e0 pi\u00f9 de sch\u00e8i? Tanto x\u00e9 qua che me piasar<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a stare!<\/em> (\u201cCosa mi servirebbe avere un p0\u2019 di pi\u00f9 soldi? Tanto \u00e8 qui che vorrei abitare\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Niente vie di mezzo, perci\u00f2. E qui tornava in campo una sua felice risorsa: la fantasia.<\/p>\n\n\n\n<p>Amava anche i giardini all\u2019italiana e non trascurava nemmeno gli scavi archeologici: con lui visitai Paestum, in un\u2019epoca arcaica, quando ancora le pecore pascolavano tra i templi. E cos\u00ec pure conobbi Pompei, quando non era affatto affollata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Concludendo, i gusti artistici di mio padre erano ottimi ma molto tradizionali &#8211; i suoi amori in pittura, ad esempio, non andavano oltre la fine del \u2018700 &#8211; e sarebbe stato molto limitante per me se poi non mi fossi interessata all\u2019arte contemporanea, che, invece, dal liceo in avanti, cominci\u00f2 ad attirarmi moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Successe come con il vino: mio padre mi diede solide basi su cui ampliare in seguito le mie conoscenze.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">&nbsp;<strong>16. Mio padre e la poesia.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Tutto quello che ho raccontato di mio padre sarebbe assolutamente insufficiente se non vi parlassi di una sua particolarit\u00e0, a mio avviso, la pi\u00f9 caratterizzante di tutte: l\u2019arte di modulare la voce soprattutto quando leggeva o declamava poesie o prose letterarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui che, quasi sempre non si esprimeva se non in dialetto, aveva, se decideva di servirsene, una voce impostatissima da attore mancato: uno dei suoi tanti aspetti paradossali.<\/p>\n\n\n\n<p>Perfetta era la sua dizione, inappuntabili le sue vocali, i suoi dittonghi e cos\u00ec pure tutte le singole sillabe delle parole, mai aperte o chiuse a casaccio, ma secondo regole ben precise: quelle giuste.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava che avesse frequentato l\u2019accademia d\u2019arte drammatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato inizialmente avvantaggiato dall\u2019avere una madre toscana, la quale per\u00f2, abitando in Veneto, stava, negli anni, intorbidando la purezza della sua parlata.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una testimonianza della sorella preferita di mio padre, Gemma, ho scoperto, che sin da bambino mio padre era solito leggere a voce alta ai familiari poesie e prose, servendosi inizialmente dei libri di scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>In casa, del resto, libri ce n\u2019erano pochini, anche se mio nonno Giovanni recuperava tutto quello che poteva nelle soffitte o nelle stanze dei palazzi di nobili decaduti, indegni della cultura degli avi. Capitava, infatti, che costoro, cui mio nonno riaffrescava la casa, volessero disfarsi di vecchi libri e chiedessero al \u201cpittore\u201d di buttarli direttamente nelle immondizie. Mio nonno, invece, li portava a suo figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>Accadde cos\u00ec che il piccolo Mario si trov\u00f2 a maneggiare, gi\u00e0 a meno di dieci anni, consunte edizioni settecentesche di Metastasio e di altri poeti italiani, anche quelli annoverati tra i cosiddetti \u201cminori\u201d &#8211; categoria che per mio padre, da persona intelligente qual era, non ebbe mai nessuna rilevanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo, ad esempio, la sua grande passione per Il <em>Bacco in Toscana<\/em> di Francesco Redi o per le canzoni di Lorenzo il Magnifico.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre mi raccont\u00f2 che una volta, al ginnasio, gli capit\u00f2 in classe un supplente toscano che declam\u00f2 mirabilmente Pascoli e Carducci, al che, mio babbo fece subito tesoro della perfetta dizione di quell\u2019occasionale insegnante.<\/p>\n\n\n\n<p>In prigionia poi mio padre ebbe come compagni alcuni futuri attori di teatro che, probabilmente, contribuirono vieppi\u00f9 ad affinare la sua arte di porgere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tutto era accompagnato da una memoria prodigiosa, che gli derivava solo in minima parte dalle consuetudini scolastiche dell\u2019epoca, perch\u00e9 era lui che, fin da bambino, si chiudeva da qualche parte per ore e imparava a memoria qualsiasi testo gli piacesse, ben al di l\u00e0 di quello che dovesse fare come compito per casa.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei campi d\u2019internamento libri non ce n\u2019erano e lui era molto apprezzato dai suoi compagni perch\u00e9 sapeva a memoria interi canti di Dante, ottave su ottave di Ariosto e tantissimi altri versi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un posto a parte aveva l\u2019<em>Alcyone<\/em> di D\u2019Annunzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre confess\u00f2 di essersi innamorata di mio padre quando, ancor prima che si fidanzassero, lui le recit\u00f2 di fila alcune poesie di quella immaginifica raccolta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni sessanta, a Gorizia, capit\u00f2 a mio padre di vedere un film di Truffaut e ne fu entusiasta. Era <em>Fahrenaith 451<\/em> (1966). Ne capii solo in seguito &#8211; quando lessi il famoso romanzo di Bradbury &#8211; il motivo: mio padre, tra quei prigionieri che illetterati certo non erano, aveva gi\u00e0 giocato il prezioso ruolo di uomo-libro.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono impotente a comunicarvi lo charme della sua voce, dal timbro scuro e basso, tuttavia non rude ma con un che di carezzevole, dove ogni parola veniva scandita con ritmica chiarezza e insieme con mal<strong>i<\/strong>a. Non posso nemmeno lontanamente farvi immaginare l\u2019arte consumata delle pause orchestrate da quella voce. Insomma, ascoltando mio padre, si scatenava quello che Dante, nel sonetto <em>Guido vorrei<\/em> &#8211; lirica amatissima da mio padre &#8211; definisce \u201cincantamento\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da piccolissima, fui soggiogata delle sue declamazioni: gliene chiedevo ancora e ancora, senza mai annoiarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso, allo stesso modo che con la pittura, mio padre fu abile e accorto nel non farmi avere un approccio vessatorio con la poesia. Ricordo che inizialmente scelse solo componimenti che soprattutto mi divertissero.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi proponeva le simpatiche filastrocche di Giuseppe Giusti oppure mi recitava le scherzose rime di Trilussa; e lo faceva con un accento romanesco impeccabile, risalente agli anni della Cecchignola e che io apprezzavo molto grazie ai miei precoci soggiorni nella Capitale.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso quei versi faceti, ma insieme sferzanti, venivo introdotta pian piano nel regno della Poesia, dove avrei presto incontrato testi ben pi\u00f9 impegnativi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ai miei tempi, come a quelli di mio padre del resto, Pascoli e Carducci la facevano da padrone nei programmi scolastici delle elementari e delle medie. Ma, recitati da mio padre, quei poeti \u201cufficiali\u201d perdevano ogni banalit\u00e0 e ogni loro poesia diventava una storia appassionante.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino alle superiori, non mi capit\u00f2 mai di sentire in classe una poesia che gi\u00e0 non conoscessi da tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero ancora una bambina quando lui mi recitava i sonetti di Dante, ma anche Cavalcanti e Leopardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non trascurava nemmeno la prosa trecentesca, per cui aveva una grande passione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi leggeva persino Boccaccio. Ovviamente, lasciava perdere le novelle pi\u00f9 lascive e si concentrava solo su quelle che mi avrebbero fatto ridere o stupire.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi lesse pi\u00f9 volte <em>Andreuccio da Perugia<\/em> o quella in cui si narra della trovata del cuoco <em>Chichib<\/em><em>\u00ec<\/em><em>o<\/em>. E, senza farsi gran riguardo per quello che m\u2019insegnavano sui Sacramenti alle lezioni di Catechismo, mi leggeva con grande gusto la falsa confessione di quello spudorato furfante che \u00e8 <em>Ser Cepparello<\/em>, divenuto poi San Ciappelletto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2, ghe ne gaveva fate massa e chi lo gavar<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a perdon\u00e0? Tanto vaeva finire ea so vita co\u2019 un capolavoro: queo nol g\u00e9ra un busi<\/em><em>\u00e1<\/em><em>ro: el gera un genio!<\/em> (\u201cNe aveva fatte troppe, come avrebbe potuto ottenere l\u2019assoluzione? Tanto valeva finire con un capolavoro: quello non era un bugliardo: era un genio!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E ne ridevamo assieme a crepapelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi leggeva, altres\u00ec,<em> I Fioretti di San Francesco<\/em>, non solo perch\u00e9 aveva gran simpatia per il Poverello di Assisi, ma soprattutto perch\u00e9 era innamorato dell\u2019idioma in cui venivano narrate le sue gesta.<\/p>\n\n\n\n<p>Va detto che, essendo io ancora implume, avevo qualche problema con quella lingua cos\u00ec arcaica e talvolta protestavo che non capivo certi termini e avrei preteso che mio padre me li spiegasse uno per uno. E, allora lui, passando dal suo perfetto italiano attoriale al dialetto, tagliava corto:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cossa goi da spiegarte, pico(e)a? Se te st\u00e9 \u2018tenta, te vedar\u00e8 che te capissi tuto: no\u2019 ghe x\u00e9 paroe difissii!<\/em> (\u201cCosa devo spiegarti, piccola? Se stai attenta, vedrai che capisci tutto: non ci sono parole difficili!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E, incredibilmente, avveniva il miracolo: la sua recitazione era cos\u00ec espressiva e suadente che io finivo per comprendere anche i lemmi pi\u00f9 rari, anche le forme grammaticali pi\u00f9 obsolete.<\/p>\n\n\n\n<p>Si abusa dell\u2019espressione \u201cpendere dalle labbra\u201d, ebbene, io vivevo per sentire quella morbida, e insieme possente, voce uscire dalle sue labbra. Quella voce recitante di cui, ancora adesso, muoio di nostalgia.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>17. Mio padre e la scrittura<\/strong>.<\/h3>\n\n\n\n<p>Quando, da bambina, rovistai in quel famoso cassetto e scoprii in quello strano cuscino le lettere d\u2019amore che mio padre scriveva a mia madre, da fidanzato, trovai anche dell\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi capit\u00f2 in mano una missiva di Diego Valeri &#8211; poeta e intellettuale allora piuttosto conosciuto e ora dimenticato &#8211; in cui costui diceva di aver letto una raccolta inedita di poesie, che mio padre gli aveva inviato e di averne apprezzato soprattutto una, di cui, purtroppo, non ricordo il titolo. La lettera si concludeva addirittura con un incoraggiamento alla pubblicazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi precipitai da mio padre e gli chiesi come fosse andata a finire: se aveva poi pubblicato un libro di poesie e, se s\u00ec, dove fosse finito.<\/p>\n\n\n\n<p>Si secc\u00f2 alquanto e disse che, dopo quella lettera &#8211; che lui mi strapp\u00f2 di mano e che fece subito sparire &#8211; aveva distrutto tutte le sue poesie, tanto pi\u00f9 che a pubblicarle non ci pensava proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle mie vivaci proteste, rispose che le sue poesie non valevano <em>\u2018na<\/em> <em>cica<\/em> (\u201cnulla\u201d) e che erano: <em>dee stupidae<\/em> (\u201cdelle stupidaggini\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ci rimasi malissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, avevo la prova provata che la poesia occupava davvero un grande posto nella vita di mio padre, non solo facendone uno squisito dicitore, ma ora sapevo che lui aveva accarezzato in giovent\u00f9 il desiderio di diventare, a sua volta, poeta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale istanza, per\u00f2, era tramontata presto anche perch\u00e9 contro di lui s\u2019era ritorta quella forte tendenza, che aveva nei confronti degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovvero, se mio padre era fieramente critico nei riguardi di chicchessia, nondimeno era ferocemente autocritico.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto alla poesia, essa scorreva nelle vene della famiglia o, meglio, in una sua parte. Mio padre, come gi\u00e0 vi dissi, aveva tre sorelle, la pi\u00f9 grande e la pi\u00f9 piccola erano matematiche e una terza, quella di mezzo, Gemma, quella che pi\u00f9 gli era affine, era destinata a diventare una poetessa apprezzata, cos\u00ec come lo sarebbe divenuta in seguito sua figlia: mia cugina Lucia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra parentesi, Gemma, all\u2019epoca dell\u2019universit\u00e0, aveva avuto una brevissima ma intensa carriera di attrice, recitando a teatro tragedie greche.<\/p>\n\n\n\n<p>E quando parlo di mio padre come di un \u201cattore mancato\u201d ho ben presente che pure lui avrebbe avuto in pieno il talento per recitare, ma in questo, secondo me, era stato frenato dalla sua grande timidezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre era morto da qualche anno, quando, in un\u2019affollatissima bettola davanti a casa mia, una sera, feci uno strano incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Un cliente, che non avevo mai visto e che non avrei pi\u00f9 rivisto, probabilmente dopo essersi informato su chi io fossi, mi si rivolse chiamandomi: \u201cCiao, sorellina!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Basita, gli domandai la ragione di tale appellativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, lui mi svel\u00f2 che era figlio di quella famosa ragazza, amica di mia zia Gemma, di cui mio padre si era perdutamente innamorato prima della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il bello sta in una parte della storia che io ancora ignoravo del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Era accaduto che il padre del mio mancato \u201cfratellino\u201d fosse stato, per qualche tempo compagno di prigionia del mio di padre. Ebbene, a costui mio padre aveva raccontato del rifiuto subito da una certa fanciulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre era di carattere molto riservato e forse si apr\u00ec con quel coetaneo perch\u00e9 erano entrambi originari della stessa citt\u00e0 &#8211; sono soltanto mie supposizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non si tratt\u00f2 di semplici confidenze: mio padre recit\u00f2 a memoria fior di poesie, che lui aveva composto per la bella sdegnosa e che ricordava a memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Costei, peraltro, era dotata di un nome egregiamente letterario: si chiamava Laura.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, mio padre tanto decant\u00f2 con parole poeticamente fiorite la belt\u00e0 e le grazie di questa Laura, che il suo confidente s\u2019innamor\u00f2 di lei, prima ancora di conoscerla.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo ha un\u2019aria di famiglia con una poesia di Carducci che narra di un illustre poeta provenzale: <em>Giufredo Rudell<\/em>, che s\u2019innamora d\u2019una leggiadra contessa attraverso le lodi che sente fare di lei e riesce a vederla e a baciarla solo mentre sta per morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Inutile che vi dica che mio padre mi recitava spesso questa poesia &#8211; che vi consiglio caldamente di leggere &#8211; e con grande trasporto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto al futuro padre del mio informatore, costui, tornato dalla prigionia, riusc\u00ec a conoscere questa famosa Laura, le fece una corte spietata e, nonostante fosse piuttosto bruttino, riusc\u00ec a sposarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Evidentemente, l\u2019ultima cosa che mio padre avrebbe desiderato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale disastroso epilogo della sua disavventura amorosa &#8211; immaginate il reiterato e definitivo smacco! &#8211; deve avergli bruciato vieppi\u00f9 e, ovviamente, non me ne fece mai parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiss\u00e0 se nelle poesie inviate a Diego Valeri, figuravano liriche dedicate a questa \u201cnovella\u201d Laura\u2026 non lo si sapr\u00e0 mai\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, vi ho detto tutto quello che ho potuto scoprire circa la sommersa carriera poetica di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora che ci rifletto, non vidi mai mio padre scrivere alcun testo: non solo non teneva nessun tipo di diario, non annotava, neppur brevemente, le sue impressioni di viaggio, non scriveva nemmeno pi\u00f9 lettere. \u00c8 come se il canale della scrittura si fosse in lui precocemente disseccato.<\/p>\n\n\n\n<p>Di contro, lui ci teneva moltissimo che io sapessi scrivere con brio e propriet\u00e0 e dava per scontato che, da piccola, fossi la pi\u00f9 brava della classe nei temi. Cosa che, con tutte le declamazioni paterne che mi ero bevuta fin dalla pi\u00f9 tenera infanzia, mi riusciva molto facile e naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando cominciai ad interessarmi seriamente alla filosofia, presi a desiderare di scrivere qualcosa di originale in quel campo.<\/p>\n\n\n\n<p>A mio padre raccontavo dettagliatamente lo schema di ogni libro o saggio che stavo progettando, se ne discuteva animatamente assieme e, una volta che avevo finito di scrivere, era a lui per primo che consegnavo il frutto delle mie fatiche.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui cominciavano i dolori.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre era molto contento che m\u2019interessassi, se pure in maniera anticonvenzionale, al mondo greco e latino ma era critico su come talvolta sostenevo le mie tesi.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, detestava la scrittura saggistica che fa s\u00ec che i filosofi scrivano solo per altri filosofi e, di conseguenza, non sopportava che mi servissi di termini specialistici che potevano risultare incomprensibili per chi filosofo non era.<\/p>\n\n\n\n<p>Trovava anche da ridire su come io conducevo certe argomentazioni: se, ad esempio, lo facevo in maniera troppo criptica o eccessivamente allusiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rileggeva la frase incriminata &#8211; ne trovava varie &#8211; e mi chiedeva lumi, io gli spiegavo dove volessi andare a parare e lui, dopo aver seguito c0n attenzione il filo del ragionamento, sbottava:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Per\u00f2 qua no\u2019 se capisse un bao e invesse se ga da capire! <\/em>(\u201cPer\u00f2 qua non si capisce nulla e, invece, si deve poter comprendere!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Conclusione, io riscrivevo quella frase, o quel giro di frasi, finch\u00e9 lui soddisfatto non mi diceva:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Eco, \u2018desso ghe semo! \u2018Desso x\u00e9 ci<\/em><em>a<\/em><em>ro! <\/em>(\u201cEcco, ora ci siamo! Adesso \u00e8 chiaro!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E aveva perfettamente ragione! Fu sommamente istruttivo per me emanciparmi, quando scrivevo, dal gergo degli \u201caddetti ai lavori\u201d e da quell\u2019argomentare troppo oscuro con cui i filosofi spesso si pavoneggiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Se, da una parte, nella scrittura voleva chiarezza, d\u2019altra parte, aveva un debole per l\u2019aggettivazione suntuosa, sicch\u00e9 per lui non era un problema se certi vocaboli potevano suonare preziosi:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2, che i l\u00e8za D\u2019Anunsio! Che ghe fa so(e)o che b\u00e9n! <\/em>(\u201cChe leggano D\u2019Annunzio! Che fa loro solo bene!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Per il discorso parlato mio padre, per\u00f2, aveva un altro metro perch\u00e9 era sempre stato lui ad insegnarmi che, quando si parla, magari con chi non ha avuto una buona istruzione, bisogna astenersi da fare sfoggio della propria cultura e scegliere sempre parole comprensibili da tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi non lo faceva era subito ritenuto da lui <em>un gran boaro, pien de spusse<\/em>. E qui andiamo sul semi-intraducibile, se non ricorrendo ad espressioni gergali: \u201cun grande cafone, che se la tira\u201d, ovvero uno con la puzza sotto il naso.<\/p>\n\n\n\n<p>E sottointesa era l\u2019allusione ad un gustoso proverbio veneto, che mio padre ripeteva spesso:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vilan che monta in scano o ch\u2019el spussa o ch\u2019el fa dano<\/em> (\u201cZotico che sale un gradino sociale o si d\u00e0 delle arie o \u00e8 dannoso\u201d).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>18. Mio padre e la lettura.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Voglio dire ancora una cosetta su mio padre lettore che non riguarda il fatto che lui aveva spesso un libro in mano e nemmeno le sue preferenze letterarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto, i suoi gusti letterari, che erano alquanto tradizionali, molto presto mi stettero assai stretti e mi misi a leggere a rotta di collo autori che lui non mi aveva mai nemmeno lontanamente nominato.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio, invece, ricordare un bizzarro fenomeno.<\/p>\n\n\n\n<p>Se ci si avvicinava a mio padre immerso nella lettura, si udiva uno strano rumore, che lui emetteva a bocca chiusa. Era una specie di monotono ronzio. Non si trattava di un suono forte ma di una vibrazione sorda e continua.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi domandai spesso da cosa dipendesse e, scioccamente, non gliene chiesi mai ragione.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse lui voleva far sentire una sommessa eco di quello che sarebbe stata la sua lettura ad alta voce: forse non era non era capace di soffocare del tutto la sua arte declamatoria .<\/p>\n\n\n\n<p>Questa potrebbe essere una spiegazione plausibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Compiuti i trent\u2019anni, quando cominciai a progettare un libro sull\u2019insorgere, e sul significato, della lettura silente e concepii quello che sarebbe diventato <em>L\u2019occhio del silenzio<\/em> (libro che mio padre am\u00f2 molto), non nego che il mio fu anche un omaggio a questo strano modo di leggere tra s\u00e9 e s\u00e9 che caratterizzava mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse in lui s\u2019era conservata la memoria ancestrale di quello che era stato il rito \u201cpubblico\u201d della lettura ad alta voce prima che diventasse un fenomeno \u201cprivato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse\u2026<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>19. Mio padre e i bambini.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Voglio affrontare una spiccatissima predilezione di mio padre: amava moltissimo i bambini e ne era da questi ricambiato con ardore.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che vi sto per raccontare \u00e8 solo in piccola parte desunto dai miei ricordi d\u2019infanzia ed \u00e8, invece, costituito soprattutto da ci\u00f2 che vidi fare da mio padre per i miei cuginetti, quelli nati ben dopo di me, che non erano pochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 potete intuirlo, mio padre era bravissimo a inanellare spassose filastrocche e, soprattutto, a raccontare fiabe, assumendo voci assai diverse a seconda dei differenti personaggi, cui dava vita. Per lui era facilissimo passare dalla voce cavernosa di un orco a quella alquanto acuta di un\u2019ingenua fanciulla, a quella flautata di una fata, a quella sentimentale di un principe o a quella malvagia di una strega sitibonda di vendetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti effetti teatrali impossibili da rendere in questo povero testo scritto e che vi posso far solo immaginare alla lontana.<\/p>\n\n\n\n<p>I bimbi, ovviamente, lo ascoltavano a bocca aperta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma erano ancora pi\u00f9 affascinati da altre performances di mio padre. Perch\u00e9 lui era capace di inscenare veri e propri spettacolini di magia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, disseminava una stanza, dove i bambini non erano ancora entrati, di monete da dieci lire, occultandole sotto i vasi da fiori o sotto qualche soprammobile o tra le pagine di un libro.<\/p>\n\n\n\n<p>I bimbi entravano poi nella stanza e mio padre faceva lestamente sparire una monetina, sempre del medesimo valore, con un fazzoletto, pronunciando funamboliche formule magiche e, da ultimo, invitava i bimbi a cercare l\u2019oggetto scomparso dove, invece, era nascosto un suo omologo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorvolo su tutti i giochi \u201cmagici\u201d con le carte ma desidero evocare un \u201cprodigio\u201d, che ricordo con pi\u00f9 nostalgia: quando faceva camminare un uovo sodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si metteva con la faccia a livello della tavola, spalancava gli occhi e si rivolgeva ad un uovo, che caracollava sulla tovaglia, e gli parlava con voce insidiosamente suadente. Quando l\u2019uovo arrivava a pochi centimetri dalla sua bocca, lui la spalancava, come il pi\u00f9 tremendo degli orchi, e faceva l\u2019atto di divorarlo emettendo una vociona assai minacciosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, i bimbi, che erano tutti ancora piccini, urlavano felici. Ma, proprio in quel momento, sul pi\u00f9 bello, l\u2019uovo si sottraeva dalle fauci di mio babbo e se ne tornava bel bello indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il trucco c\u2019era, eccome. E si basava sul fatto che mia madre faceva da aiutante al \u201cmago\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma come?<\/p>\n\n\n\n<p>La tavola era coperta da una spessa tovaglia e sotto, completamente nascosto, c\u2019era un anello matrimoniale con due cordicelle sottili, entrambe erano azionate, una da mia madre e l\u2019altra da mio padre. I miei genitori, che stavano seduti di fronte, ai lati opposti del tavolo, avevano le mani nascoste dalle falde della tovaglia, che era molto abbondante e, a turno, o lasciavano lasco o tiravano pian piano il filo&nbsp; di loro competenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La mimica facciale di mio padre era cos\u00ec magnetica che a nessun bimbo veniva in mente di prestar attenzione a maneggi nascosti, che, cos\u00ec, restavano segreti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi son spesso domandata perch\u00e9 lui amasse cos\u00ec tanto i pargoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente perch\u00e9 li riteneva non ancora guastati da quei difetti che poi lui avrebbe detestato, una volta che i bimbi fossero cresciuti: lo scarso amore per la cultura e la cafonaggine.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>20. Uno scontro con mio padre.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Sinora pu\u00f2 sembrare che io abbia dato una visione troppo positiva di mio padre e che, per di pi\u00f9, voglia far credere che i miei rapporti con lui siano sempre stati un idillio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi appunti critici, anche se espressi col sorriso sulle labbra e con un tono di voce sempre civile, non erano per questo meno corrosivi e feroci.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ci ero abituata e finivo per riderci sopra\u2026 quasi sempre\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ero una ragazzina e avevo cominciato ad avere amici per la maggioranza dell\u2019altro sesso, non ce n\u2019era uno di cui lui non facesse la caricatura.<\/p>\n\n\n\n<p>E gli bastava aver intravisto il malcapitato anche solo fuggevolmente. Inoltre, non amava il modo di atteggiarsi e, men che meno, di vestire dell\u2019epoca, che era un\u2019epoca di grande rottura con il passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non trovava granch\u00e9 da ridire sulle chiome fluenti in voga, a patto che lo shampoo fosse frequente, ma non sopportava in nessun modo i pantaloni aderenti: le famose<em> braghe ciuciar\u00e8e<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel capo di abbigliamento costituiva ai suoi occhi l\u2019emblema di un modo di essere che lo irritava oltremodo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>X\u00e9 d\u00e9e braghe da lollo<\/em>, sentenziava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine <em>lollo<\/em> era un neologismo coniato da lui che costituiva la <em>summa<\/em> <em>summarum<\/em> di tutto quello che non sopportava in un ragazzo: la maleducazione, la scarsa cultura, il credersi intelligente e irresistibile quando, invece, non lo era, insomma, un <em>vor<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a ma no\u2019<\/em> <em>posso<\/em> (\u201cmi piacerebbe, ma la mia \u00e8 solo una pretesa\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Raccontai ai miei amici di questo appellativo con cui mio padre soleva dipingere gran parte dei cosiddetti \u201cgiovani moderni\u201d e suscitai una tempesta di reazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era chi riteneva mio padre uno strafottente, chi un intollerante, chi scoppiava a ridere, trovandolo spiritoso, ma il sentimento pi\u00f9 diffuso era la speranza di non incontrarlo mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa che non sarebbe stata poi cos\u00ec cruenta per loro: mio padre li avrebbe semplicemente ignorati.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019appellativo <em>lollo<\/em> era cos\u00ec forte e perentorio &#8211; pur nella sua intraducibilit\u00e0 che, per\u00f2, non aveva bisogno di traduzione &#8211; che seminava il panico: ognuno covava il terrore di essere lui quello cui mio padre potesse affibbiarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu un mio amico, il pi\u00f9 intelligente, il pi\u00f9 raffinato e il pi\u00f9 <em>charmant<\/em> di tutti, che prese a chiamare mio padre \u201cl\u2019anti-<em>lollo<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un padre come il mio, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>, ero destinata a una vita sentimentale disastrosa, perch\u00e9 nessun uomo era in grado di reggere il suo confronto e gli unici che potevano essere alla sua altezza, beh, erano esattamente quelli di cui non era il caso che m\u2019innamorassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 erano gay.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, mio padre non aveva nulla di sessualmente ambiguo ma sta di fatto che non ritrovai mai la costellazione delle sue qualit\u00e0 in un uomo cosiddetto \u201cvirile\u201d, categoria che presi a detestare molto presto e che io reputavo piena zeppa di cafoni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, anche colui che defin\u00ec mio padre \u201cl\u2019anti-lollo\u201d, era gay. E me ne innamorai perdutamente, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia del mio matrimonio \u00e8, invece, facile da raccontare e sin troppo prevedibile. Esasperata dalle continue angherie di mia madre, non vedevo l\u2019ora di fuggire dalla vita familiare sicch\u00e9 finii per sposare, ancora troppo giovane, un semi-sconosciuto, apparentemente brillante ma che, invece, si rivel\u00f2 un <em>lollo<\/em> a tutti gli effetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un matrimonio disastroso ma piuttosto breve, che si concluse con una separazione e poi un divorzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Pratica che, in quell\u2019epoca, era ancora nuova e rivoluzionaria e a cui ricorrevano solo quelli che si trovavano gi\u00e0 in una situazione di sostanziale bigamia.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, un vero scandalo per una famiglia ipercattolica come la mia e motivo di grande riprovazione nonch\u00e9 di vergogna da parte di mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Per mio padre, che non mi disse mai una parola per dissuadermi da un matrimonio che, in cuor suo disapprovava, e che sapeva gi\u00e0 non sarebbe durato molto, la questione era diversa. Non gli importava nulla della condanna sociale, ma sognava che io tornassi a casa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Avendo poi compreso che non avevo nessunissima intenzione di farlo, mio padre si offr\u00ec di cercarmi un alloggio, impresa non facilissima perch\u00e9 avevo allora un assegno di studio, rinnovato di anno in anno, che era una vera miseria ed ero, altres\u00ec, irremovibile sul non farmi aiutare finanziariamente dai miei.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, mio padre mi trovava degli appartamentini economici e modesti ma troppo vicini a casa dei miei.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli feci presente che, cos\u00ec, non avrei goduto di nessuna libert\u00e0 di vedere chi mi pareva, con mia madre sempre pronta a controllarmi e magari ad indignarsi per la mia reputazione in pezzi.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui avvenne l\u2019unico vero scontro che ebbi con mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 lui mi disse tranquillamente che, dopo un matrimonio fallito alle spalle, ormai era chiaro che gli uomini non facevano per me e che, quindi, con i medesimi avevo chiuso, per cui non capiva il problema se andavo abitare non lontano dalla casa di famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Conoscevo l\u2019estremo pudore di mio padre ad affrontare qualsiasi discussione sulla vita privata ma, quella volta, non potevo proprio lasciar perdere.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo guardai dritto negli occhi e gli dissi che lui era una persona intelligente e che, perci\u00f2, mi stupivo che non capisse che a soli ventisei anni era semplicemente assurdo che io non potessi avere altri uomini, e non solo, che: \u201cli avrei cambiati come i guanti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli dissi proprio cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so come trovai il coraggio di spingermi a tanto, ma ero davvero furiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre impallid\u00ec come non mai e mi rispose:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Fa tuto queo che te voi, basta che to mama ea no\u2019 la s<\/em><em>\u00e1<\/em><em>pia gnente. E gnanca mi. E, te prego, che sia l\u2019ultima volta che parlemo de ste robe!<\/em> (\u201cFai tutto quello che vuoi, basta che tua madre non ne sappia nulla. E neppure io. E, ti prego, che sia l\u2019ultima volta che facciamo questi discorsi !\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E fu la prima e anche l\u2019ultima volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, mi dichiarai d\u2019accordo con lui, a patto che potessi abitare non vicino alla famiglia e che non dovessi avere l\u2019incubo di visite genitoriali improvvisate.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, allora, mi trov\u00f2 una casa lontano dalla loro e ad un affitto davvero irrisorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec mi sistemai in un\u2019ala di in un vecchio palazzo assai fatiscente e abbandonato da tempo, senza nemmeno il riscaldamento e con un bagno antidiluviano, pressoch\u00e9 inservibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per comunicare, usavo una cabina telefonica a quasi un chilometro da casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome non disponevo affatto di mezzi per restaurare quell\u2019alloggio malandato, accettai che mio padre mi aiutasse a ridipingere i muri delle stanze e alcuni vecchi mobili. Mi fece anche di sua mano un approssimativo impianto elettrico, install\u00f2 una stufa a legna e, in seguito, visto che avevo rischiato di morire soffocata perch\u00e9 il camino non tirava, la sostitu\u00ec con una a gas.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci pens\u00f2 poi lui a tenere mia madre lontana da casa mia; mio padre ci venne solo per aiutarmi&nbsp; a rendere quasi abitabile quella decrepita dimora e poi non pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Rinunciavo volentieri ad ogni comodit\u00e0 pur di sentirmi libera.<\/p>\n\n\n\n<p>Andavo io a trovare i miei genitori e mai viceversa.<\/p>\n\n\n\n<p>I rapporti tra me e lui ritornarono ad essere come erano sempre stati, ad eccezione di quei pochi minuti che dur\u00f2 il nostro unico scontro: cordialissimi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>21. Mio padre e la libert\u00e0.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ma mio padre e mia madre come si erano conosciuti?<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo gi\u00e0 accennato che era stato il fratello minore di mia madre, il delizioso zio Mario, a presentarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 interessante anche la <em>location<\/em> e soprattutto l\u2019occasione.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u2019incontrarono in una delle piazze centralissime di Padova &#8211; probabilmente Piazza delle Erbe &#8211; ad un comizio comunista.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano gli anni del primissimo dopoguerra e il fratello maggiore di mia madre (mio zio Gino), era deputato &#8211; e in seguito ministro &#8211; della pi\u00f9 famosa forza di centro e fu tra i Padri Costituenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora il fermento politico era vivacissimo &#8211; oggi inimmaginabile &#8211; per cui era normale che si andasse ad assistere agli appuntamenti pubblici anche di un partito avversario.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non era assolutamente un nostalgico del Ventennio, ma non era nemmeno di sinistra, per cui scelse il partito di centro, ma senza esserne mai un sostenitore fanatico e divenendo, negli anni, un suo elettore sempre pi\u00f9 tiepido.<\/p>\n\n\n\n<p>Torniamo al 1946.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre assistette ad uno scambio verbale tra un comunista sfegatato e mio padre che spiegava pacatamente al suo interlocutore che per lui la cosa pi\u00f9 importante era che ognuno potesse sostenere il suo parere senza impedire ad un altro di farlo o senza che nessuno lo zittisse.<\/p>\n\n\n\n<p>In sostanza, sempre secondo la testimonianza di mia madre, per mio padre la \u201cdemocrazia\u201d era quello.<\/p>\n\n\n\n<p>E mia madre, che non brillava certo per tolleranza, tuttavia rimase impressionata e affascinata dai modi urbani e dal garbo di quel piacente giovanotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, quello che mi chiedevo sempre era se mio padre fosse davvero \u201cdemocratico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho alcuni elementi a favore e molti altri a sfavore.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, ad esempio, non sopportava che mio nonno Corinto, ovvero il padre di sua moglie, che visse vari anni con noi, si rivolgesse alla nostra collaboratrice domestica chiamandola: \u201cTeresa\u201d. Per mio padre, questo era inconcepibile e, allora, insorgeva:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Eh no, caro missi\u00e9re, lu la ga da ciamare: \u201cSignora\u201d!<\/em> (\u201cEh no, caro suocero, lei la deve chiamare \u2018signora\u2019!\u201d). Cos\u00ec, infatti, la chiamava mio padre e il resto della famiglia, facendo andare in brodo di giuggiole la signora Michel<em>\u00f3<\/em>n.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, questo \u00e8 un punto a favore del suo sentire democratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo trovavo, invece, altamente \u201caristocratico\u201d, nel suo essere convinto che il genere umano fosse composto, per la sua maggior parte, da<em> poar\u00e9ti che no\u2019 i ghe riva<\/em> (\u201cpoveretti, tardi di comprendonio\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora lo trovavo sanamente \u201caristocratico\u201d ed \u201celitario\u201d nei confronti di tutti <em>quei che<\/em> <em>i x\u00e9 alergici a la cultura<\/em>. Magari non lo manifestava a parole alla maggior parte di coloro con cui aveva a che fare, ma io sapevo che lo pensava, anche perch\u00e9, sempre con me, si sfogava con battute al vetriolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei che fosse chiaro, per\u00f2, che mio padre non faceva questione di classe sociale ma che il suo essere aristocratico era qualcosa di \u201cmetafisico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre mio padre, al di l\u00e0 delle sue blande convinzioni politiche, al di l\u00e0 del suo essere democratico e insieme aristocratico, era prima di tutto un libertario.<\/p>\n\n\n\n<p>Di se stesso soleva dire che assomigliava ad un grottesco personaggio manzoniano.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una vera macchietta, di una caricatura: un \u201cintellettuale\u201d, incapace di arrendersi persino all\u2019evidenza della peste.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrete gi\u00e0 indovinato chi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, mio padre si concentrava unicamente su una massima di costui, che lo estasiava:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi so\u2019 come Don Ferante: no\u2019 vojo \u201cn\u00e9 padroni n\u00e9 garzoni\u201d!<\/em> (\u201cIo sono come Don Ferrante: non voglio \u2018n\u00e9 padroni, n\u00e9 garzoni\u2019!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, lui non era minimamente autoritario e non amava affatto comandare ma, d\u2019altra parte, non tollerava che qualcun altro si sognasse di imporgli la sua volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Finita l\u2019universit\u00e0, io mi appassionai al nascere di un piccolo partito che si batteva per affermare diritti civili che avrebbero svecchiato l\u2019Italia da una cappa di perbenismo e di clericalismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il partito radicale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu, ad esempio, un referendum che tent\u00f2 invano, nel 1974, di abrogare la legge sul divorzio (passata nel 1970) e i radicali, ma anche i cattolici illuminati &#8211; che allora esistevano! &#8211; si batterono perch\u00e9 questo non avvenisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non si scandalizzava per niente che io fossi fermamente contraria a tale abrogazione, mentre mia madre faceva immani scenate giudicandomi altamente immorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, mio padre, per il quieto vivere, mi prendeva da parte e mi diceva:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dighe a to mama che te voti per l\u2019abrogassi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n e po\u2019 nell\u2019urna fa queo che te v<\/em><em>\u00f3<\/em><em>i, parch\u00e9 se no to mama no\u2019 ghea mo(e)a pi\u00f9! <\/em>(\u201cD\u00ec a tua mamma che voti per l\u2019abrogazione e poi nell\u2019urna fai quello che ti pare, senn\u00f2 tua mamma non la smette pi\u00f9!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Io mi arrabbiavo con lui e gli dicevo che era un bell\u2019ipocrita e che si vergognasse ad incitarmi alla menzogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, se c\u2019era una persona aliena dal veleno della mia epoca, ossia l\u2019ideologia, quello era mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Sicch\u00e9, lui mi rideva in faccia e cercava di smontarmi col suo realismo:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cossa sar\u00e0 par ti, pico(e)a, dire \u2018na bus<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a? Tanto to mama no\u2019 ea ragiona e mi sar<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a anca beo che stufo de tute ste tragedie che la fa!<\/em> (\u201cChe fatica sar\u00e0 per te, piccola, dire una bugia? Tanto tua madre non ragiona e io sarei anche proprio stanco di tutte queste tragedie che lei fa!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra di posizione continu\u00f2 per giorni: mia madre, ad un certo punto, si mise a letto dichiarando che aveva deciso di lasciarsi morire dal dispiacere per avere una figlia come me.<\/p>\n\n\n\n<p>Io tenni duro fin che potei, con mio padre che mi guardava esasperato e insieme con commiserazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui, allora, tir\u00f2 fuori il suo asso nella manica:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Se te brusa dire \u2018na bus<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a, fa(e)o par mi!<\/em> (\u201cSe ti dispiace dire una bugia,&nbsp; fallo per me!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Non vi dico come and\u00f2 a finire.<\/p>\n\n\n\n<p>Potete immaginarvelo.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era poi un\u2019altra battaglia portata avanti dal partito radicale: quella dell\u2019antiproibizionismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il centro storico della mia citt\u00e0, in quegli anni, era pieno zeppo di tossicodipendenti che erano piuttosto fastidiosi, sia per lo spettacolo che davano, sia per le minacce che talvolta esercitavano sui passanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, allora, se ne usc\u00ec con una frase sorprendente:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Basta! La droga i ga da comprarsela dal tabaccaro! Cuss\u00ec almanco \u2018sti ostrega de drogai e anca tuti \u2018sti spaciatori i ga finio! <\/em>(\u201cBasta! Devono potersi comperare la droga dal tabaccaio! Cos\u00ec almeno questi benedetti drogati e pure tutti gli spacciatori la smettono!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre s\u2019indignava e gli obiettava che cos\u00ec sarebbero morti un sacco di poveri ragazzi, al che, mio padre ribadiva senza scomporsi:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Se uno v<\/em><em>\u00f3<\/em><em>e drogarse, ga da esere libbaro de poderlo fare sensa tante complicassi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n e sensa rompare e scatoe a nissun! Se po\u2019 el sciopa, fati sui! Ansi, mejo!<\/em> (\u201cSe uno vuole drogarsi, deve poter essere libero di poterlo fare senza tante complicazioni e senza rompere le scatole a nessuno! Se poi muore, sono fatti suoi! Anzi meglio!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Seguivano ulteriori rimostranze di mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati decenni e noi siamo sempre pi\u00f9 immersi in un bagno di moralismo, cos\u00ec continuiamo ad aver a che fare con la criminalit\u00e0 organizzata, invece di stroncarla alla radice: mio padre, come sempre, era all\u2019avanguardia!<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, proprio questo <em>m\u00e9lange<\/em> paradossale d\u2019istanze libertarie e di cinismo&nbsp; era tipicissimo di mio padre.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>22. Mio padre e la depressione.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Voglio concludere con un aneddoto che mette in luce in maniera eclatante la grandissima \u201csanit\u00e0 psichica\u201d del mio genitore, ma non solo quella&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Sinora non ho quasi parlato di mio fratello Giovanni, con cui ultimamente vado molto d\u2019accordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu affatto cos\u00ec negli anni in cui lui era bambino e, meno che meno, quando era adolescente.<\/p>\n\n\n\n<p>I nostri caratteri allora cozzavano violentemente; eravamo davvero cane e gatto. Inoltre, lui era il cocco di mia madre, sempre pronta a scusarlo e a rendergli la vita facile, mentre con me lei cercava ogni pretesto per litigare, anche quando io non ne avrei avuta nessuna voglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso, ci siamo riconciliati tra fratelli quando mia madre pass\u00f2 a miglior vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio fratello \u00e8 adesso una persona solare che ammiro molto perch\u00e9 affronta con estremo coraggio e serenit\u00e0 tutta una serie di grossi problemi, di cui non intendo parlare qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Da adolescente, invece, tendeva ad essere l\u2019esatto contrario: piuttosto cupo e depresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non gli perdonava innanzi tutto di non aver voluto fare il liceo ma un istituto tecnico e, in generale, di aver pochissima voglia di studiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia chiaro che a mio padre non interessavano per niente i singoli voti, ad esempio, non si scomponeva mai quando io ne prendevo di bassi nelle materie che non mi piacevano: perch\u00e9 era memore che nemmeno lui era stato uno studente modello e che aveva amato dedicarsi solo a quello che pi\u00f9 gli ispirava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma mio fratello, da ragazzo, dello studio non ne voleva sapere <em>in toto<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni era tra i sedici e i diciassette anni quando, dopo aver smesso di frequentare la scuola, cominci\u00f2 a starsene, ogni tanto, confinato in casa, per lo pi\u00f9 rinchiuso nella sua stanza, talora al&nbsp; buio, e sempre di umore tetro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, dovete mettervi nei panni di mio babbo che, giusto a quell\u2019et\u00e0, aveva perduto il suo di padre e che aveva poi dovuto affrontare, ancora giovane, immense privazioni in un campo di internamento: che empatia e che comprensione poteva avere per il disagio esistenziale di mio fratello, che in confronto a lui da ragazzo, aveva una vita molto pi\u00f9 facile?<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, mio padre, come gi\u00e0 vi ho accennato, costituzionalmente non sopportava i musi lunghi, le lune per traverso e, di conseguenza, le relative preoccupazioni accorate di mia madre: per lui erano tutte inutili seccature.<\/p>\n\n\n\n<p>Accadde, che mentre si svolgeva una delle clausure di mio fratello, venimmo a sapere che un suo coetaneo si era impiccato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si trattava di un ragazzo cosiddetto \u201cmodello\u201d: andava benissimo a scuola e in famiglia si comportava in maniera corretta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, per una strana coincidenza, mia madre conosceva la madre del suicida, io ero stata in classe con la sorella e, cosa pi\u00f9 grave, Giovanni aveva frequentato quel ragazzo nel Patronato della Parrocchia.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre seppe della disgrazia per prima, convoc\u00f2 subito mio padre e la sottoscritta ingiungendoci, sottovoce, di non farne parola a tavola con Giovanni, il quale per il momento se ne stava ancora chiuso nella sua stanza, da cui, quel giorno, non era ancora uscito.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora non esistevano certo i cellulari e i miei non comperavano nessun&nbsp; quotidiano locale, sicch\u00e9 mia madre,&nbsp; si mise a piantonare il telefono a parete, sito in corridoio davanti alla camera di mio fratello. Insomma, cerc\u00f2 di organizzare un perfetto \u201csilenzio stampa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sperava, cos\u00ec, che Giovanni non venisse a sapere nulla del suicidio. Perch\u00e9 quello che lei temeva di pi\u00f9 era che un simile atto estremo inducesse il mio depresso fratello, per contagio, a vagheggiare di fare altrettanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre stava gi\u00e0 sbuffando.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so come, la funesta notizia giunse lo stesso a mio fratello e, quando lui si present\u00f2 a tavola, avvolto nel pi\u00f9 totale umor nero, le prime parole furono per lodare il coraggio del suo amico. Non solo: si spinse a dire che quel ragazzo era un esempio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atmosfera, ancor prima dell\u2019ingresso di mio fratello in cucina, era gi\u00e0 assai pesante e si fece ancora pi\u00f9 plumbea e funerea dopo una sortita del genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, mia madre, con una voce rotta dal pianto, implor\u00f2 mio fratello di non dire cose simili.<\/p>\n\n\n\n<p>Io spiavo mio padre e vedevo che lui non ne poteva proprio pi\u00f9 di tutto quell\u2019andazzo da tragedia, infatti, scoppi\u00f2 nell\u2019uscita pi\u00f9 sorprendente e terribile che abbia mai sentito e che mai sentir\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>C<\/em><em>\u00f3<\/em><em>pate, Nino! C<\/em><em>\u00f3<\/em><em>pate! Ma ricordate ch\u2019el primo d\u00ec pianzo, el secondo anca, ma el terso canto el gloria!<\/em> (\u201cAmmazzati, Nino! Ammazzati! Ma ricordati che il primo giorno piango, il secondo pure, ma il terzo canto il gloria!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Cerco di darvi una vaga idea del dirompente effetto fonico di tale formidabile battuta. Che, se mettiamo tra parentesi il dramma che in essa si giocava, era innanzi tutto un autentico capolavoro a livello teatrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovete immaginare la voce di mio padre in un crescendo di esasperazione, con una pausa mentre passa dall\u2019invito esplicito al suicidio all\u2019ammonimento perentorio di quel <em>ricordate!<\/em> Altra pausa tra il primo il secondo giorno e una sottolineatura di gran concessione su quell\u2019 <em>anca<\/em>, il tutto coronato con tono di sollievo esultante nel finale.<\/p>\n\n\n\n<p>Io rimasi travolta dall\u2019ammirazione: avrei voluto baciarlo in fronte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo: sotto sotto, avevo anche una gran voglia di mettermi a ridere, ma mi trattenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, mia madre scoppi\u00f2 in singhiozzi:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mario! Cossa d<\/em><em>\u00ed<\/em><em>sito? X\u00e9 to fio(e)o! <\/em>(\u201cMario! Cosa dici? \u00c8<em> tuo figlio!\u201d<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non arretr\u00f2 e alz\u00f2 le spalle, come a significare,<em> in primis<\/em>, che la misura era colma e, <em>in secundis<\/em>, che tanto Giovanni non si sarebbe mai ucciso.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, lui lanci\u00f2 una sfida e, insieme, corse un rischio tremendo, lo fece, per\u00f2, perfettamente convinto che, cos\u00ec, ogni esito funesto si sarebbe dissolto come neve al sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ebbe ragione: da quella volta mio fratello non parl\u00f2 pi\u00f9 di suicidio e il suo umore cominci\u00f2 a migliorare.<\/p>\n\n\n\n<p>Di questo era capace mio padre!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Note di fonetica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Traslitterare il dialetto padovano \u00e8 un\u2019impresa ancora pi\u00f9 difficile che si trattasse del veneziano. Ad esempio, nel veneziano la lettera \u201cl\u201d \u00e8 abbastanza simile all\u2019equivalente \u201cl\u201d in italiano, mentre in padovano \u201cl\u201d, davanti ad una vocale, spesso scompare e c\u2019\u00e8 una debole traccia di una \u201ce\u201d. Ecco perch\u00e9 ho deciso di risolvere, ad esempio, la sillaba \u201cla\u201d con una un \u201c(e)a\u201d, come nel caso di \u201cpico(e)a\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimane la difficolt\u00e0 di far capire come suoni il corrispondente veneto della terza persona dell\u2019indicativo presente del verbo essere: \u201cx\u00e9\u201d, dove il suono \u201cx\u201d assomiglia solo in parte a quello di una \u201cz\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Per il resto, ho messo numerosi accenti tonici nel tentativo, temo vano, di evocare una pronuncia corretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, mi \u00e8 stato obiettato che potevo astenermi dal mettere tra parentesi la traduzione delle battute in dialetto, perch\u00e9 la resa italiana le appiattisce e le banalizza. D\u2019accordo, ma io spero di avere anche lettori non padovani e, soprattutto, non veneti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Dediche e ringraziamenti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La dedica principale \u00e8 per i figli di mio fratello: Cecilia e Edoardo. La prima non aveva ancora tre anni quando nonno Mario mor\u00ec e il secondo non era ancora nato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ceci trover\u00e0 oggi questo scritto tra i regali di nozze, mentre Edo lo conosce gi\u00e0 perch\u00e9 ha dato per primo la caccia agli errori di battitura.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo molto distratta e avendo grossi problemi di vista, ulteriori refusi sono stati poi scovati da cari amici: Paolo Felletti, Felice Comello, Franco Chiereghin, Alessandro Tessari, Manuela Scarso e Paolo Roveroni, che ringrazio di cuore per il loro affettuoso sostegno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ringrazio mia cugina Lucia Guidorizzi, che mi ha dato per prima l\u2019approvazione del titolo e che mi ha fatto notare alcune piccole ripetizioni, che ho poi eliminato.<\/p>\n\n\n\n<p>Un grazie particolare va a Gabriele Fedrigo per avermi&nbsp; incoraggiato a cominciare a scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie pure a Nino Calzolari per aver testato la comicit\u00e0 di alcune battute paterne, che gli ho raccontato mentre scrivevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono grata a mio fratello Giovanni per avermi chiarito dei dubbi circa certi ricordi e soprattutto per non essersi arrabbiato nel leggere l\u2019ultimo capitolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, un ringraziamento postumo va a mia zia Gemma Tasinato Guidorizzi (1922-2017) che, con un suo libro di memorie (<em>Il cammino del granchio<\/em>, Padova, Panda, 2004), mi ha illuminato su mio padre bambino e su mio nonno Giovanni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">(Padova 1 aprile 2023)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>12. Mio padre e la fantasia. La vita di mio padre si giocava tutta in un singolare equilibrio tra staticit\u00e0 e attivit\u00e0. Ma v\u2019era, in ambo i casi, un trait-d-union: lui era un grande sognatore. 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