{"id":1524,"date":"2023-04-07T10:24:25","date_gmt":"2023-04-07T08:24:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1524"},"modified":"2023-05-01T15:30:55","modified_gmt":"2023-05-01T13:30:55","slug":"1524-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1524","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>EDIPO TRIUMPHANS<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Per mio padre<\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:46px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">A miei nipoti <br>Cecilia e Edoardo<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:46px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019estate 2022 cadevano due anniversari: erano trent\u2019anni esatti da quando era morto mio padre (Mario Tasinato, 1919-1992) e contemporaneamente, essendo nata nel 1950, mi avviavo verso l\u2019et\u00e0 in cui lui era venuto a mancare: poco meno di 73 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, una boa gigantesca che non potevo ignorare e che ero costretta, in qualche modo, a doppiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per decidermi a scrivere dovetti superare non poche resistenze e affrontare grandi difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne indico solo un paio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non volevo assolutamente fare un racconto intimistico, cosa che reputo dolciastra e che, inoltre, avrebbe stonato col carattere anti-sentimentale del mio genitore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Giudicherete voi se ci sono riuscita.<\/p>\n\n\n\n<p>Un grande scoglio era, inoltre, rappresentato dalla lingua perch\u00e9 mio padre, che pure era un uomo colto, non si esprimeva quasi mai in italiano, bens\u00ec in dialetto veneto. Sicch\u00e9 la teatrale potenza delle sue battute, spesso assai divertenti, sarebbe andata quasi interamente perduta se mi fossi limitata a tradurle. Risolsi, allora, di traslitterare le sue uscite in vernacolo e offrire una neutra resa italiana, tra parentesi, per i non-veneti.<\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo al titolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Salta agli occhi una polemica nei confronti della psicanalisi, che si affretterebbe a vedermi come un caso clinico. Ebbene, non mi importa nulla che mi si possa giudicare come un soggetto che non ha \u201crisolto\u201d, nemmeno in tarda et\u00e0, il proprio \u201ccomplesso di Edipo\u201d, per dirla con Freud, o per dirla con Jung, il proprio \u201ccomplesso di Elettra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se anche cos\u00ec fosse, la cosa non mi tocca.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 quello che non mi convincer\u00e0 mai \u00e8 appunto quel \u201crisolvere\u201d, quel \u201csuperare\u201d, che \u00e8 sotteso ad ogni analisi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSuperare\u201d \u2026 e per andare dove? Verso una vita affettiva o, peggio che peggio, di coppia, \u201cnormale\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>No, grazie!<\/p>\n\n\n\n<p>Perci\u00f2, dovendo mettere su un piatto della bilancia il non essere stata molto serena nonch\u00e9 \u201cistituzionale\u201d nella mia vita amorosa e collocare sull\u2019altro piatto tutto quello che mi ha dato mio padre, beh, io guardo solo quello che sta su questo secondo piatto. L\u2019unica cosa che conti davvero per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, almeno dalla seconda met\u00e0 del secolo scorso in poi, la psicanalisi \u00e8 anti-edipica, se non post-edipica.<\/p>\n\n\n\n<p>A tutte queste dispute io rispondo con una risata e insieme con una provocazione:<\/p>\n\n\n\n<p>EDIPO TRIUMPHANS!<\/p>\n\n\n\n<p>Buona lettura!<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>1. Mio padre e la morte.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Voglio cominciare da un episodio che pu\u00f2 suonare molto sconcertante ma che \u00e8 rivelatore al sommo grado.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre era dotato di una salute di ferro unita ad una prestanza fuori dal comune, sicch\u00e9, a quasi settant\u2019anni, era ancora intatto, sia nella straordinaria energia fisica, sia nella lucidit\u00e0 mentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, sembrava indelebile e completamente inattaccabile da ogni tipo di decadenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si sarebbe mai detto che di l\u00ec a poco un micidiale cancro lo avrebbe aggredito all\u2019improvviso e portato alla tomba in poco pi\u00f9 di un anno.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, giunta quasi ai miei quarant\u2019anni &#8211; avevamo trentun anni di differenza &#8211; cominciai a temere che prima o poi mio padre si ammalasse, potesse invecchiare e infine morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Un timore del tutto astratto, come ho appena detto, e immotivato.<\/p>\n\n\n\n<p>Proruppi, allora, in una frase accorata e traboccante di amore filiale:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Pap\u00e0, prego sempre di morire prima di te.<\/p>\n\n\n\n<p>(Non sono credente, ma talora mi comporto come una devota o, meglio, lo divento temporaneamente. Ossia, mi accade di pregare qualche raro santo che mi \u00e8 simpatico, quando qualcuno che mi \u00e8 caro sta male. In quel caso, si era trattato di una prece preventiva).<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre detestava le scene drammatiche o, in generale, piene di pathos sentimentale ed era portato a farle cessare immediatamente grazie ad una battuta corrosiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Che arriv\u00f2 inesorabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guard\u00f2 beffardo e rispose lapidario:<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; <em>Gh\u00e9 stago!<\/em> (\u201cCi sto!\u201d), il che significava che era perfettamente d\u2019accordo a morire dopo di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi finsi scandalizzata, obiettandogli che il suo era un amore paterno che lasciava a desiderare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma gi\u00e0 intuivo che era pronta una seconda stilettata:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Ti te s\u00ec pi\u00f9 z<\/em><em>\u00f3<\/em><em>vane de mi e sar<\/em><em>\u00ed<\/em><em>a naturae che morisse prima mi, ma, se te mori prima ti, vol dire che go \u2018na bea possibiit\u00e0 de vivare \u2018n altro bel fi\u00e0!<\/em> (\u201cTu sei pi\u00f9 giovane di me e sarebbe naturale che morissi prima io, ma se muori prima tu, significa che ho una bella possibilit\u00e0 di vivere piuttosto a lungo\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Scoppiammo a ridere tutti e due.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 quello della morte era un tema molto spinoso per mio padre, che non faceva mistero di detestarla (<em>Ea morte x\u00e9 \u2018na gran bruta<\/em> <em>roba<\/em>! \u201cLa morte \u00e8 una faccenda molto brutta\u201d) e rifuggiva apertamente dai discorsi che anche solo la nominassero. Non andava quasi mai ai funerali e sbeffeggiava una sua sorella, che, invece, non se ne perdeva uno: <em>Ci\u00f2,<\/em> <em>robe da mati<\/em>,<em> la Ada, la ga el police n\u00e8ro!<\/em> (\u201cPazzesco! Ada ha il pollice nero!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva il culto dei morti e si teneva alla larga dai camposanti. Una volta giunse a dirmi, nominando in via eccezionale, la Nemica:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Co\u2019 sar\u00f2 morto, no\u2019 sta\u2019 vegn\u00e9rme trovare: non me interessa un bao! <\/em>(\u201cQuando sar\u00f2 morto, non venire sulla mia tomba: non \u00e8 affatto una cosa che mi interessi!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Al suo orrore di dover morire, che fu in lui fortissimo prima di ammalarsi, si accompagnava un\u2019enorme paura fisica, che sconfinava nel ridicolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era la cosa che meno sopportavo in lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Non volle mai prendere un aereo e, quando era in macchina e non era lui a guidare, cosa che succedeva nell\u2019ultima parte della sua vita a causa di una cateratta problematica, diventava un vero assillo per il povero guidatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo la pazienza infinita di mio fratello, che durante tutto un viaggio, si sorbiva senza fare una piega una litania ininterrotta di: <em>Pi\u00e0n, Nino! Va<\/em> <em>pi\u00e0n! Te go dito de \u2018ndar pi\u00e0n, Nino! Se ghe x\u00e9 scrito 20 km a l\u2019 ora, ghe sar\u00e0 el so parch\u00e9! Pi\u00e0n, Nino! Va pi\u00e0n! <\/em>(\u201cPiano, Giovannino! Va piano! Ti ho detto di andare piano, Giovannino. Se c\u2019\u00e8 scritto 20 km all\u2019ora, ci sar\u00e0 una ragione. Piano, Giovannino! Va piano!\u201d)<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mio fratello rideva ma io ero furibonda e non era raro che scendessi al primo paese e proseguissi in treno.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, quando si ammal\u00f2, sopport\u00f2 stoicamente i tanti dolori lancinanti senza mai lamentarsi, non s\u2019illuse mai di potersela cavare e fu sereno ed imperturbabile fino all\u2019ultimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tutto, per\u00f2, senza mai nominare la fine ormai prossima davanti ai pi\u00f9 stretti familiari.<\/p>\n\n\n\n<p>Venimmo a sapere, tempo dopo la sua dipartita, che aveva preso commiato telefonicamente con alcuni suoi cugini, che abitavano in citt\u00e0 lontane e che vedeva raramente. A questi disse chiaro e tondo, e senza nessuna emozione apparente, che aveva i giorni contati. Essendo lui il ritratto della salute, non gli vollero credere.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>2. Mio padre e la famiglia.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Mio padre amava molto mia madre, con cui era sempre gentilissimo, e siccome, fin da piccina, io non riuscivo proprio ad andare d\u2019accordo con lei, mi raccomandava sempre (lo fece anche sul letto di morte):<\/p>\n\n\n\n<p><em>Porta<\/em> <em>pasienza co\u2019 to mama!<\/em> <em>Eo so che ea x\u00e9 dura, ma fa(e)o par mi!<\/em> (\u201cPorta pazienza con tua mamma! Lo so che \u00e8 dura, ma fallo per me!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo era l\u2019unico ricatto cui mio padre, in casi estremi, ricorreva: il pi\u00f9 pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che una volta, ero molto piccola, esasperata per i continui rimproveri materni, chiesi a mio padre:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Pap\u00e0, ma perch\u00e9, tra tutte le donne che c\u2019erano, hai sposato proprio lei?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guard\u00f2 con la sua aria da finto ingenuo e poi spar\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Parch\u00e9 ea x\u00e9 sta ea prima che ea me ga dito de s\u00ec! <\/em>(\u201cPerch\u00e9 \u00e8 stata la prima che mi ha detto di s\u00ec!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Informazione fin troppo preziosa per una bambinetta continuamente vessata dalla genitrice!<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, non appena mia madre, per l\u2019ennesima volta, mi sgrid\u00f2 per futili motivi, non mi parve vero di dirle, con immensa soddisfazione, che il pap\u00e0 l\u2019aveva sposata solo per un certo motivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Successe un putiferio e io gongolavo assistendo ad uno dei loro rarissimi litigi.<\/p>\n\n\n\n<p>Confesso che sognavo che i miei genitori si lasciassero e che mio padre poi vivesse solo con me.<\/p>\n\n\n\n<p>Delirio edipico! Beh, s\u00ec! E allora?!<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa singolare fu che, a mia madre, che lo rimproverava per avermi detto quella che, ai suoi occhi, era un\u2019imperdonabile bestialit\u00e0, lui, imperterrito, replic\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ana, x\u00e9 la verit\u00e0!<\/em> (\u201cAnna, \u00e8 vero!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, gli urli di mia madre andarono alle stelle e, in seguito, lei&nbsp; tenne il muso a suo marito per una decina di giorni almeno.<\/p>\n\n\n\n<p>Tenere il muso era una specialit\u00e0 di mia madre, ma non certo di mio padre, che poteva dire, ma anche sentirsi dire, le cose pi\u00f9 velenose senza poi serbare alcun rancore.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena pi\u00f9 grandina, interrogai la sorella preferita di mio padre (zia Gemma) circa le disavventure sentimentali del mio genitore, anteriori al suo matrimonio.<\/p>\n\n\n\n<p>Venni cos\u00ec a sapere che lui aveva fatto una dichiarazione assai romantica ad una compagna di scuola di mia zia e che era stato respinto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tutto era accaduto prima della guerra, dunque, quando mio padre aveva circa vent\u2019anni, o anche meno. Di altre sue <em>love stories<\/em> (incombuste e non) mia zia non sapeva nient\u2019altro, temo, perch\u00e9 quel rifiuto deve essergli bruciato tantissimo. E deve averlo scoraggiato parecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito, mio padre part\u00ec per la guerra, conobbe mia madre solo dopo che torn\u00f2 dalla prigionia e si fidanz\u00f2 subito con lei nel 1946.<\/p>\n\n\n\n<p>Da bambina impicciona e curiosissima quale ero, frugai un giorno in un cassetto del com\u00f2 della camera da letto dei genitori e trovai uno strano cuscino tondo, ricamato a mezzo punto. Lo palpai e, sentendo che l\u2019imbottitura era rigida ed irregolare, ne scucii una parte e vi scoprii le lettere d\u2019amore che ogni sera mio padre aveva scritto a mia madre durante tutto il periodo del biennale fidanzamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano lettere molto poetiche, ancorch\u00e9 caste.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora le Poste funzionavano egregiamente e mio padre, che andava a trovare la promessa sposa ogni sera a casa dei genitori di lei, appena lasciatala, subito le scriveva una missiva che imbucava la mattina dopo e che mia madre riceva al massimo ad ora di pranzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste lettere, che lessi avidamente, rivelavano una grande passione. Eppure, mio padre, pur di non sconfessare la sua precedente battuta, che faceva sembrare mia madre un ripiego, un <em>faute de mieux<\/em>, fu pronto a ribadire, appunto: <em>Ana, x\u00e9 la verit\u00e0!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In seguito, ero ancora piuttosto piccola, mio padre mi prese da parte e proclam\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2, pico(e)a<\/em> &#8211; si rivolse a me con tale appellativo, in qualsiasi mia et\u00e0 &#8211;<em> no\u2019 sta a maridarte! Sc<\/em><em>\u00f3<\/em><em>ltame mi! La famegia x\u00e9 \u2018na gran rotura de scatoe! <\/em>(\u201cStammi a sentire, piccola, non devi sposarti: la famiglia \u00e8 una gran rottura di scatole!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Tali parole erano un gran balsamo per me perch\u00e9, fin dalla mia pi\u00f9 tenera infanzia, mia madre sentenziava minacciosa che avevo un caratteraccio e che, perci\u00f2, sarei sicuramente rimasta zitella. E il nubilato, per una donna della sua generazione, equivaleva al fallimento pi\u00f9 totale.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi erano altre frasi che demolivano senza appello la retorica della famiglia, ricordo che non aveva nessun problema ad affermare:<\/p>\n\n\n\n<p><em>No\u2019 posso vedare quei che i dize: \u201cGo fato un saco de sacrifissi par la famegia!\u201d. Che ebeti! Mi sacrifissi par voialtri no\u2019 ghe ne fasso!<\/em> (\u201cNon posso vedere quelli che dicono: \u2018Ho fatto un sacco di sacrifici per la famiglia!\u2019. Che stupidi! Io sacrifici per voi non ne faccio!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>(Pensate che una simile uscita mi ferisse? Nient\u2019affatto! Lo ammiravo ancora di pi\u00f9 quando diceva cose del genere).<\/p>\n\n\n\n<p>A ben guardare, mio padre in famiglia ci stette relativamente poco, perch\u00e9 lavorava spesso in altre citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, dal 1957 al 1961 visse ad Udine, dove noi lo raggiungemmo un anno dopo (nel 1958).<\/p>\n\n\n\n<p>Fu a Padova dal 1961 al 1965 ma, negli ultimi due anni, lavorava a Mestre.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1966, per un anno, si trasfer\u00ec, senza che la famiglia lo seguisse, a Gorizia e, in quel periodo, tornava a casa, per un breve fine settimana, solo ogni quindici giorni (<em>A Gorissia, stavo propio ben<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n!<\/em> \u201cA Gorizia, stavo benissimo!\u201d), mi confess\u00f2 in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo Gorizia, fu la volta di lunghi anni a Rovigo. E, anche se mio padre tornava a casa per cena, si alzava ogni mattina alle cinque, sicch\u00e9 lo si intravedeva per un paio di ore al massimo, perch\u00e9 si doveva coricare pi\u00f9 presto di quello che lui avrebbe voluto.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non sopportava n\u00e9 Rovigo, n\u00e9 i <em>Rovigoti<\/em> e succedeva che, a mo&#8217; di risarcimento, almeno una volta alla settimana, lui non si presentasse nemmeno per cena.<\/p>\n\n\n\n<p>In quei casi, telefonava a mia madre accampando un alibi di ferro:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2, Ana, me so indormens\u00e0 e me so svej\u00e0 ch\u2019el treno gera z\u00e0 riv\u00e0 a Ven\u00e9ssia: no\u2019 st\u00e9 \u2018spetarme a to(e)a <\/em>(\u201cAnna, mi sono addormentato e mi sono svegliato quando il treno era gi\u00e0 arrivato a Venezia: non aspettatemi per mangiare con voi\u201d)<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno gli credeva e io me lo immaginavo scorrazzare libero e beato per una citt\u00e0 che lui amava moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Va detto che mia madre, tanto era severa con la sottoscritta, tanto era indulgente col marito e non gli faceva se non rari e blandi rimproveri per la sua latitanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, mio padre lavor\u00f2 a Padova solo negli ultimissimi anni prima della pensione.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, il tempo che passai con lui non fu, in definitiva, molto: i fine giornata ad Udine e, ogni estate, tutto il mese di agosto che lui trascorreva immancabilmente con la famiglia e con vari suoi parenti nella casa avita sugli Appennini tosco-emiliani. Sua madre era, &nbsp;infatti, originaria di quelle contrade, cui lui era rimasto legatissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, non fu la quantit\u00e0 bens\u00ec la qualit\u00e0 del tempo, che trascorsi con mio babbo, ad imprimere in me un\u2019impronta indelebile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma su questo ritorner\u00f2 con calma.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>3. Mio padre e il lavoro.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ma che lavoro faceva mio padre?<\/p>\n\n\n\n<p>Per un bel po\u2019 continuai a non sapere niente di preciso, fin quasi alla fine delle mie elementari.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, non ero particolarmente curiosa di saperlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando abitavo ad Udine, mi era bastato visitare, una volta, il suo ampio ufficio, con finestre molto grandi che si affacciavano sulla monumentale Piazza della Libert\u00e0, dalla parte dove cominciava la strada per il Castello.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella piazza, piena di grosse statue, e quel selciato in salita mi piacevano molto, sicch\u00e9 m\u2019accontentavo di sapere che mio padre l\u00e0 faceva il capoufficio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non avevo fatto i conti con le mie compagne di classe che, essendo io l\u2019unica bambina non friulana, quindi, una straniera, mi tempestavano di domande sulla mia famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, imploravo mio padre di spiegarmi bene che mestiere facesse, cos\u00ec da poter finalmente rispondere a quelle piccole comari.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente da fare! Per mesi e mesi, lui mi rispondeva infastidito:<\/p>\n\n\n\n<p><em>E\u00e0ssa stare, pico(e)a! El me lavoro? Trist\u00e9sse<\/em>! (\u201cSmettila, piccola! Il mio lavoro? Niente di divertente!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine lui fu costretto a spiegarmi che lavorava in un ente parastatale (mi imparai bene la dicitura, che per me non significava molto), che si occupava di motorizzazione agricola.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unica cosa che mi aveva detto \u00e8 che faceva spesso visite mirate in varie case coloniche nell\u2019interland friulano.<\/p>\n\n\n\n<p>E se c\u2019era qualcuno che non subiva il fascino della campagna era lui, probabilmente perch\u00e9 era nato ad Abano Terme.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante, nei primi anni, fosse l\u2019unico laureato in tutta Italia in quell\u2019ente e, da semplice impiegato, fosse diventato presto capufficio, credo che avesse lo stesso uno stipendio piuttosto misero: molto inferiore a quello degli statali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, le mie compagne di scuola pretendevano che dichiarassi loro la cifra esatta, pretesa che pure io stimavo assurda e indelicata. Quanto all\u2019ammontare del suo stipendio, mio padre lo definiva semplicemente: <em>\u2018na miseria <\/em>(\u201cuna miseria\u201d). In effetti, il tenore di vita in casa mia era molto modesto.<\/p>\n\n\n\n<p>Seppi solo in seguito che aveva cominciato quel lavoro per caso, per mantenersi all\u2019universit\u00e0 &#8211; era rimasto orfano gi\u00e0 negli anni del liceo. Appena tornato dalla guerra, per inerzia, non lo aveva pi\u00f9 cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era laureato in Lettere piuttosto frettolosamente e si intuiva che gli sarebbe piaciuto insegnare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando gi\u00e0 facevo le medie, aveva tardivamente tentato un concorso per diventare professore, ma non lo aveva superato. E sicuramente non perch\u00e9 non fosse preparato in Storia e in Letteratura Italiana, materie che amava molto e in cui era assai ferrato, ma perch\u00e9 la commissione giudicante aborriva da qualsiasi interpretazione originale. Si era scoraggiato e cos\u00ec era rimasto in quell\u2019ente, che lui definiva inutile, fino alla pensione, senza mai adoperarsi per avanzare di grado.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo al lavoro in generale, non aveva nessuna ambizione e non nascondeva quello che ne pensava:<\/p>\n\n\n\n<p><em>El lavoro x\u00e9 \u2018na maedissi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n! El lavoro x\u00e9 \u2018na danassi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n biblica!<\/em> (\u201cIl lavoro \u00e8 una maledizione! Il lavoro \u00e8 una dannazione biblica!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E, per essere ancora pi\u00f9 chiaro, rincarava:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un omo che se risp\u00e9ta nol<\/em> <em>lavora, ma el vive de rendita!<\/em> (\u201cUn uomo degno di rispetto non lavora, ma vive di rendita\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E qui va detto che mio padre non proveniva certo da una famiglia nobile decaduta, n\u00e9 tantomeno da una di proprietari terrieri: aveva maturato questo ideale di sovrana nullafacenza del tutto di suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sue filippiche contro il lavoro toccavano l\u2019apice, quando si lasciava andare ad una considerazione sconsolata circa il fondamento stesso dello stato italiano, cos\u00ec come era stato concepito nel dopoguerra:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando go sent<\/em><em>\u00ed<\/em><em>o el primo artico(e)o de la Costitussi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n, ch\u2019el dixe che l\u2019Italia x\u00e9 \u2018na republica democratica fond\u00e0 sul lavoro, ci\u00f2, me x\u00e9 casc\u00e0 i brassi!<\/em> (\u201cQuando ho sentito il primo articolo della Costituzione, che dice che l\u2019Italia \u00e8 una repubblica democratica fondata sul lavoro, beh mi son cadute le braccia!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Se non fosse abbastanza chiaro, mio padre era decisamente antiretorico riguardo a valori che ovunque e ognora venivano esaltati:<em> in primis<\/em>, la sacralit\u00e0 della famiglia e del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non era semplicemente anticonformista: era profondamente dissacrante.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>4. Mio padre e la Provvidenza.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Mio padre non era ateo quanto piuttosto un credente <em>sui generis<\/em>. Andava a messa tutte le feste comandate, ma quasi mai con la famiglia. Si confessava e riceveva l\u2019Eucarestia, ma solo una volta all\u2019anno: a Pasqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ero gi\u00e0 grandicella e cominciai a nutrire una certa avversione per la religione, in cui ero stata educata in maniera ferrea (mia madre era una cattolica intransigente), lo interrogai in proposito. Gli dissi che non capivo perch\u00e9 lui, scettico com\u2019era su quasi tutto, andasse in chiesa, quando mi era chiaro che, sotto sotto, era un agnostico.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si scandalizz\u00f2, n\u00e9 lo neg\u00f2 ma, con un\u2019alzata di spalle, mi rispose che andare apertamente contro alla religione gli sarebbe costata troppa fatica. E poi temeva le scenate di mia madre, che andavano evitate. Tanto che gran problema era andare a messa e frequentare i Sacramenti lo stretto necessario?<\/p>\n\n\n\n<p>Ora voglio raccontarvi una scenetta emblematica che mostra il piglio polemico di mio padre l\u2019unica volta che emerse chiaramente nei confronti di uno dei capisaldi della religione cattolica.<\/p>\n\n\n\n<p>O, quantomeno, si trattava di un principio cui allora si credeva molto pi\u00f9 di adesso, tenuto anche conto che erano generazioni che, a scuola, avevano assunto over-doses di Manzoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovete sapere che mia madre, donna molto raffinata e bellissima in ogni et\u00e0, amava moltissimo essere elegante. Non avendo mai lavorato in vita sua, non le era molto chiaro il valore del denaro e, specie per le sue spese personali, aveva le mani bucate. Mio padre le consegnava la quasi totalit\u00e0 del suo modesto stipendio, tenendo per s\u00e9 solo i soldi per le sigarette, per poter andare al bar e per le trasferte di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era raro che mia madre facesse debiti con qualche negozio di abbigliamento, debiti che lei poi sanava con rate regolari, ogni mese.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo andazzo non garbava troppo a mio padre che per\u00f2 cercava di non insistere su quel tasto. Si limitava a dire ironicamente, ogni volta che scorgeva un capo di vestiario mai visto prima addosso a mia madre:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ana, questo el x\u00e9 novo, v\u00e8ro?<\/em> (\u201cAnna, \u00e8 un nuovo acquisto? Non negarlo\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre, invece, puntualmente affermava che no, quel vestito ce l\u2019aveva dall\u2019anno prima, dalla fine della stagione, sicch\u00e9 lo aveva potuto mettere pochissimo, insomma, era mio padre che non vi aveva fatto caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, lui scuoteva la testa indulgente.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, ci fu una volta che mio padre si secc\u00f2 e parecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre aveva trionfalmente fatto ingresso in casa con una pelliccia di <em>rat mousquet<\/em>. La cosa straordinaria non era tanto la pelliccia in s\u00e9, che non era stata acquistata, perch\u00e9 era appartenuta alla madre di mia madre e giaceva da anni dimenticata in un armadio, quanto come era stata sapientemente rimodernata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello era originalissimo: <em>god\u00e9<\/em> nella parte sotto, con le maniche un po\u2019 bombate, il collo graziosamente arrotondato e grandi bottoni tondi di cuoio. Molto chic nel suo complesso e si vedeva lontano un miglio che questa rimessa in sesto non doveva essere costata poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre, piuttosto basito, chiese a mia madre dove avesse fatto rifare la pelliccia, e lei, con orgoglio e con una certa aria di sfida, disse il nome di una notissima e antica boutique cittadina, che era un faro nel ramo, che notoriamente aveva prezzi proibitivi e che, con tutta probabilit\u00e0, non vendeva nulla a rate.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, mio padre le chiese piuttosto severamente dove avesse trovato i soldi per una simile spesa astronomica.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre non voleva rispondere e faceva la misteriosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre suppose dapprima che lei avesse chiesto un prestito:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Stavolta, Ana, tea ghe fata grossa! Dime chi x\u00e9 st\u00e0! X\u00e9 sta Gino?<\/em> (\u201cQuesta volta, Anna, hai esagerato. Dimmi chi \u00e8 stato! &#8211; sottointeso a finanziarti &#8211; \u00c8 stato Gino?\u201d). Si trattava del fratello maggiore di mia madre che aveva un tenore di vita ben superiore al nostro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre neg\u00f2, e con soddisfazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora lui si rivolse a me:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pico(e)a, te ga domand\u00e0 sch\u00e8i a ti?<\/em> (\u201cPiccola, ha domandato soldi a te?\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Allora avevo appena cominciato l\u2019universit\u00e0 e, per mantenermi agli studi, facevo qualche lavoretto e non era raro che foraggiassi mia madre &#8211; nel vano tentativo di ammansirla &#8211; per qualche borsa o per qualche cappellino, tuttavia i miei scarsi mezzi non sarebbero mai arrivati fino al rifacimento di una pelliccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Risposi che, quella volta, non c\u2019entravo proprio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ana, go da sav\u00e8re chi te ga d\u00e0 i schei! <\/em>(\u201cAnna, devo sapere chi ti ha dato i soldi!\u201d), insist\u00e9 mio padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre evasiva dichiar\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>X\u00e9 sta la Providensa! <\/em>(\u201cE stata la Provvidenza!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre si stava proprio arrabbiando e scoppi\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cossa? La Providensa?! Ma qua(e)a Providensa?! La Providensa no\u2019 esiste!<\/em> (\u201cCosa dici? La Provvidenza?! Macch\u00e9 Providenza! La Provvidenza non esiste!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E rivolgendosi direttamente a me:<\/p>\n\n\n\n<p><em>La Providensa x\u00e9 \u2018na serie de \u00e9beti, tipo mi e ti, che semo qua par pagare i caprissi de to mare!<\/em> (\u201cLa Provvidenza \u00e8 una serie di stupidi, tipo me e te, che siamo qua a pagare i capricci di tua madre\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che avesse osato dire <em>mare<\/em> e non <em>mama<\/em>, espressione da cui lui di solito si asteneva perch\u00e9 ritenuta plebea e, dunque irricevibile, dalla mia genitrice, era indice di quanto lui fosse infuriato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre ribatt\u00e9, sempre con aria di sfida:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi go le me risorse segrete!<\/em> (\u201cIo ho le mie risorse segrete!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p><em>No, Ana! \u2018Desso ti te me disi dove te ghe trov\u00e0 tuti quei sch\u00e8i! <\/em>(\u201cNo, Anna, adesso tu mi dici dove hai trovato tutti quei soldi!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Al tono di mio padre che, una volta tanto, non ammetteva repliche n\u00e9 altri sotterfugi, mia madre alfine confess\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei, che era molto socievole, frequentava delle amiche con cui ogni giorno andava a messa e poi in un bar vicino al Duomo a bere una tazza di orzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, a tale gruppetto si era da poco aggiunta una signora gi\u00e0 piuttosto anziana, rimasta vedova di recente. Costei conviveva burrascosamente con una sorella nubile, pi\u00f9 giovane, che la tiranneggiava e che trovava da ridire quando l\u2019altra, per avere un po\u2019 di pace, si vedeva con le amiche.<\/p>\n\n\n\n<p><em>B\u00e8e le to amiche! Le x\u00e9 tute false! Scom\u00e9to che quando te morir\u00e9 no\u2019 le vegnar\u00e0 gnanca al to funerae!<\/em> (\u201cBelle le tue amiche! Sono tutte ipocrite! Scommetto che quando morirai non verranno nemmeno al tuo funerale!\u201d), insinuava la sorella inacidita .<\/p>\n\n\n\n<p>Per reagire a tali angherie, la vedova aveva convocato in segreto mia madre e l\u2019aveva incaricata di una missione:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ana, co\u2019 moro, prometime che te far\u00e8 pareciare \u2018na ghirlanda de fiori, bea granda, dove ghe sar\u00e0 scrito ciaro: LE TUE AMICHE. S\u00e8to che rabia par me sor\u00e8a! <\/em>(\u201cAnna, quando morir\u00f2, promettimi che farai approntare una ghirlanda di fiori, bella grande, con una scritta ben visibile: LE TUE AMICHE. Immagina la rabbia di mia sorella!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E, a tale scopo, aveva dato in deposito a mia madre una somma cospicua: era quello il fondo segreto cui la \u201cfidata\u201d amica Anna aveva attinto a piene mani!<\/p>\n\n\n\n<p>Questo succoso racconto per me era comico ai massimi livelli, ma mio padre restava serio e minacci\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ana, se sciopa la vecia, ricordate che mi, par la corona, sch\u00e9i no\u2019 te ne dago! <\/em>(\u201cAnna, se alla vecchia viene un colpo, ricordati che io soldi per la corona non te ne do!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre replic\u00f2 che l\u2019anziana amica godeva di ottima salute e che lei avrebbe messo da parte nel suo libretto di risparmio, non particolarmente guarnito, una piccola somma ogni mese fino a riformare il fondo iniziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Passarono gli anni e ogni tanto mio padre s\u2019informava:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ana, come sta(e)a ea v\u00e9cia? Ricordate che, se la more, ti te te rangi: mi no\u2019 te giuto!<\/em> (\u201cAnna, come sta la vecchia?, Ricordati che, se muore, tu ti arrangi: io non ti aiuto!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ormai lo diceva con tono da finto burbero, nascondendo la voglia di ridere.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin\u00ec che mia madre fece a tempo a reintegrare il \u201cprestito \u201d perch\u00e9 la signora mor\u00ec molto attempata e pot\u00e9 avere la sua corona trionfale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tale spassosa <em>storia de ea pe<\/em><em>\u00ed<\/em><em>ssa<\/em> (\u201cstoria della pelliccia\u201d), \u00e8 degna della grande tradizione teatrale veneta e, per me, \u00e8 \u201carte\u201d allo stato puro. Se ci ripenso &#8211; anche ora che ne sto scrivendo &#8211; rido di cuore a distanza di tanto tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Basti dire che, in quel caso, trovavo, e tuttora trovo, persino molto simpatica mia madre\u2026&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>5. Mio padre e le donne.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Mio padre non era bello in senso classico. Tanto per cominciare non era certo alto: tuttavia, per la sua generazione, il suo metro e settanta era una statura pi\u00f9 che accettabile per un uomo. Non cos\u00ec, invece, per i canoni della mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era snello, ma non aveva la pancia prominente, le spalle erano larghe, le gambe, anche se le esibiva molto di rado, parevano dipinte da Caravaggio &#8211; fu lui stesso a suggerirmi questa suggestione: unica sua vanit\u00e0 che, per\u00f2, era azzeccatissima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto sommato, aveva una bella figura ma aveva il vezzo di vestire con abiti che gli stavano assai larghi, sicch\u00e9 sembrava molto pi\u00f9 grasso e pi\u00f9 basso di quello che non fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Glielo feci notare quando ero ragazzina e lui replic\u00f2:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi me piaze star b\u00e8o comodo, no co quee braghe tute ciuciar\u00e8e che i porta i to amissi!<\/em> (\u201cMi piace star bello comodo, non con quei pantaloni stretti stretti, che indossano i tuoi amici!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la cosa pi\u00f9 intrigante di mio padre era il suo volto dai lineamenti marcati, ma che avevano una loro regolarit\u00e0. Gli occhi erano scuri e profondi, le labbra vermiglie e tumide, la carnagione olivastra, la pelle senza una ruga e la capigliatura corvina foltissima, che, pur cominciando appena a diradarsi con gli anni, non divent\u00f2 mai bianca ma s\u2019ingrig\u00ec tardissimo e rimase sempre sontuosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva un qualcosa di decisamente non-europeo: da giovane lo avresti detto un messicano piacente e, da pi\u00f9 attempato, un fascinoso medio-orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, era e rimase sempre un bell\u2019uomo e non ho mai conosciuto nessuna donna, dai due ai novant\u2019anni, che l\u2019avesse conosciuto, che non stravedesse per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo era dovuto, pi\u00f9 che al suo sembiante, ai suoi modi: impossibile essere pi\u00f9 \u201ccavaliere\u201d di lui. Sia chiaro che la sua galanteria non aveva mai nulla di viscido, perch\u00e9 era totalmente priva di secondi fini. Prova ne sia che lui era soccorrevole anche con donne molto anziane e oramai poco guardabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Per lui la donna era una creatura che andava rispettata per partito preso (<em>L\u2019omo ga da essare sempre<\/em> <em>cavaliere!)<\/em>. Rispettata ma anche perdonata perch\u00e9, sempre a suo avviso, spesso capricciosa e irragionevole.<\/p>\n\n\n\n<p>(Quanto a me, credo che non mi considerasse una donna vera e propria: mi diede un\u2019educazione assolutamente maschile, ma di questo a suo tempo).<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero agli antipodi del suo ideale di bellezza femminile: troppo magra.<\/p>\n\n\n\n<p>E non si faceva scrupolo di dirmelo chiaro e tondo:<\/p>\n\n\n\n<p><em>La carne consa l\u2019osso: Maria, te me f\u00e8 pec\u00e0!<\/em> (\u201cLa carne condisce l\u2019osso: Maria, mi fai pena!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma io non me la prendevo, perch\u00e9 era di altro tipo la stima che volevo da lui.<\/p>\n\n\n\n<p>A lui piacevano, le donne prosperose, ancor meglio se alte e alquanto imponenti, ma con un viso che non avesse nulla di volgare.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era un\u2019unica attrice che incarnava in pieno il suo ideale di bellezza e di eleganza ed era Ingrid Bergman. Per lui era il massimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Vedendo il grande successo che lui aveva con quello che, allora, veniva definito \u201cil gentil sesso\u201d io, che avevo sempre problemi ad andar d\u2019accordo con mia madre, sognavo che lui mi confessasse almeno qualche sua infedelt\u00e0 coniugale. Mi sarei accontentata persino di una sola scappatella.<\/p>\n\n\n\n<p>Per me era impossibile che non ci fosse stata, specie nel soggiorno goriziano, quando a casa lo si vedeva molto poco e, con la scusa di far benzina a buon prezzo, sapevo che andava in Jugoslavia ogni santo giorno. E l\u00ec, con tutte quelle donne piene di fascino slavo e assai pi\u00f9 disinibite delle italiane, voleva darmi da bere di non aver mai combinato nulla? Non ci potevo credere.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente da fare! Lui negava sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Insisteii soprattutto nei suoi ultimi anni, dicendogli che ormai eravamo vecchi tutti due e che, quindi, poteva essere finalmente sincero con me: non ero pi\u00f9 la bimba di un tempo che sognava conflitti insanabli tra i suoi genitori e, perci\u00f2, poteva star sicuro che poi non lo avrei mai spifferato a mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui continuava a negare.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, io sapevo che, prima dell\u2019otto settembre, ossia nei primi anni quaranta, era stato di stanza ad Atene e aveva fatto parte della mitica Armata <em>S\u2019agap\u00f2<\/em> (letteralmente: \u201cTi amo\u201d, unica frasetta di neogreco che i soldati italiani pare conoscessero), Armata che vantava conquiste di fanciulle elleniche a bizzeffe.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca, mio padre era tra i ventitr\u00e9 e i e ventiquattro anni, per di pi\u00f9, faceva parte di un esercito occupante, possibile che fosse rimasto sempre casto e puro?<\/p>\n\n\n\n<p>Alle mie proteste di incredulit\u00e0, lui, alla fine sbott\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2018<em>Staltri gavar\u00e0 fato, mi no\u2019 go fato un tubo, parch\u00e9 gero el pi\u00f9 ebete!<\/em> (\u201cGli altri avranno concluso, io non ho fatto un bel niente, perch\u00e9 ero il pi\u00f9 stupido!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E qui mi dovetti arrendere, constatando che quelli che l\u2019avevano trattenuto non erano stati certo scrupoli morali, n\u00e9 tantomeno religiosi, bens\u00ec la sua scarsissima autostima, unita alla non-consapevolezza, da giovane ma anche in seguito, del suo grande charme.<\/p>\n\n\n\n<p>Per dirla tutta, mio padre era un timido.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>6. Ho avuto due padri.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>L\u2019assoluta centralit\u00e0 della figura paterna nella mia vita affonda le sue radici nei miei primi tre anni di vita, che trascorsi in una sorta di famiglia allargata. I miei genitori, infatti, non andarono a vivere subito per conto loro ma abitarono per qualche anno assieme ai genitori di mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella grande casa c\u2019erano i miei due nonni ma anche il fratello minore di mia madre, che, quando nacqui, aveva solo ventitr\u00e9 anni. Ed era stato proprio quel mio zio, che gi\u00e0 conosceva mio padre, a presentare sua sorella a colui che sarebbe diventato il suo futuro cognato.<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa buffa e singolare era che quel mio zio non solo si chiamava come mio padre (Mario), ma anche che, pur non essendo per nulla suo parente, aveva una sorprendente somiglianza fisica con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Stessa statura, stessa corporatura, stesso tipo di chioma, stessa pettinatura \u201calla Mascagna\u201d e, soprattutto, stessa forma dei baffi e della barba. Questa cornice di peli ben curati metteva in secondo piano, e quasi cancellava, alcune differenze, che pure esistevano nei lineamenti: pi\u00f9 marcati quelli di mio padre e pi\u00f9 affilati quelli di mio zio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre aveva tre sorelle e nemmeno un fratello, forse ne sentiva la mancanza, fatto si \u00e8 che andava d\u2019accordissimo con quel cognato.<\/p>\n\n\n\n<p>Crebbi, perci\u00f2, letteralmente circondata da mio padre e da una sorta di suo doppio, pi\u00f9 giovane, con un carattere molto pi\u00f9 affettuoso di lui, doppio che mi viziava come nessun altri mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio zio Mario, all\u2019epoca, era gi\u00e0 fidanzato e io mi ero guadagnata l\u2019antipatia &#8211; che dopo le nozze cess\u00f2 &#8211; della sua futura sposa perch\u00e9, ogni sera, ad una certa ora, lei veniva piantata in asso dal <em>moroso<\/em>, che correva a casa ad imboccarmi, altrimenti io mi rifiutavo di mangiare la frutta cotta. Ho sempre detestato la frutta cotta, le mele in particolare, che mia madre m\u2019imponeva, e io mi sottomettevo a tale tortura solo se era lo zio a reggere il cucchiaino e persuadermi con dolcezza che mi faceva bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Finita la cena, gi\u00e0 da piccolissima ero nottambula e non volevo assolutamente essere messa a letto, ma pretendevo di restare alzata con gli adulti, che non erano pochi: arrivavano ogni sera due o tre amici dello zio.<\/p>\n\n\n\n<p>I ragazzi si mettevano a giocare a carte e anche mio padre e mia madre partecipavano alle partite.<\/p>\n\n\n\n<p>Serate che non posso ricordare, se non assai confusamente, ma che mi furono in seguito raccontate nei dettagli dallo zio, che ebbe poi figli, molti nipoti e bisnipoti ma che conserv\u00f2 sempre una preferenza particolare per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il mio diciottesimo compleanno zio Mario mi regal\u00f2 un autentico sigaro Avana, racchiuso in bella custodia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo zio mi rifer\u00ec che io me ne stavo buona buona, seduta sul mio seggiolone, senza fiatare e che seguivo con occhietti attenti quegli strani maneggi con le carte, che non comprendevo ma che avevano su di me un fascino ipnotico.<\/p>\n\n\n\n<p>In quelle lunghe e simpatiche serate si gioc\u00f2 tutto il mio futuro destino di bambina, e poi di adolescente, poco a suo agio con i propri coetanei, di cui nei primissimi anni di vita ignoravo quasi l\u2019esistenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Venivo messa a letto solo quando ci andavano tutti gli altri: dopo che gli ospiti avevano preso commiato.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto, mio padre mi recitava buffe filastrocche e, appena pot\u00e9, delle fiabe, di cui conservo ancora una vaga memoria. E io finalmente, cullata dalla sua bella voce, mi addormentavo beata.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>7. Mio padre era bonario?<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La <em>storia de ea pe<\/em><em>\u00ed<\/em><em>ssa<\/em> dipinge mio padre sul punto di perdere di brutto le staffe.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, quella fu una delle rarissime eccezioni in cui lo vidi cos\u00ec \u201cnero\u201d perch\u00e9, di solito, mio padre non s\u2019arrabbiava mai!<\/p>\n\n\n\n<p>Era pi\u00f9 facile che ridesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui aveva un carattere estremamente pacifico: odiava la violenza, <em>in<\/em> <em>primis<\/em> quella fisica, i litigi, gli insulti, specie quelli sboccati e detestava le scenate di qualsiasi tipo. Pensava che quelli che urlavano fossero degli incivili e dei totali bifolchi (<em>dei gran bo<\/em><em>\u00e1<\/em><em>ri<\/em>) e se ne teneva lontano come dalla peste.<\/p>\n\n\n\n<p>A chi lo conosceva solo superficialmente poteva sembrare un buono, un \u201c<em>volemmose bene<\/em>\u201d, ma chi lo conosceva come lo conoscevo io, non si lasciava ingannare.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sapevo che mio padre, nel profondo, era spietato.<\/p>\n\n\n\n<p>Bastava assistere alle imitazioni di certi parenti e di quei conoscenti che non sopportava, imitazioni mirabili della voce e dei modi di muoversi di colui o colei che voleva irridere, per capire quanta perfidia poteva celarsi dietro il pi\u00f9 bonario dei sorrisi di mio padre, dietro alla sua presunta tolleranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui si produceva in tali caricature esclusivamente in famiglia e, delle volte, solo a beneficio della sottoscritta: tutti gli altri ignoravano la portata del suo humour corrosivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Conoscendo il mio carattere insofferente, sempre pronto a insorgere per la prepotenza, per l\u2019ignoranza, per la cafonaggine altrui, lui interveniva per calmarmi con una sua tipica raccomandazione, apparentemente bonacciona ma, in realt\u00e0, perfida:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Pico(e)a, no\u2019 st\u00e0 a ciap<\/em><em>\u00e1<\/em><em>rtea par queo l\u00e0\u2026 poar\u00e9to! <\/em>(\u201cPiccola, non prendertela per quello l\u00e0\u2026 poverino!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>La motivazione arrivava subito dopo:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tanto nol ghe riva! <\/em>(\u201cTanto \u00e8 tardo di comprendonio!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, intendeva dirmi che arrabbiarsi con chi, o per colpa di chi, non avrebbe mai capito nulla, no, non ne valeva la pena!<\/p>\n\n\n\n<p>La vera questione era quanti fossero, ai suoi occhi, quei \u201cpoveretti\u201d che facevano infuriare me e non lui, che era ben pi\u00f9 lucido e pi\u00f9 saggio di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Semplicemente si trattava della quasi totalit\u00e0 del genere umano verso il quale mio padre non nutriva illusione alcuna.<\/p>\n\n\n\n<p>E va precisato, che quello che pi\u00f9 non gli piaceva non era tanto la cattiveria quanto l\u2019ottusit\u00e0 e la stupidit\u00e0. Nemmeno i <em>parvenu<\/em> e gli sbruffoni con mania di grandezza (<em>i grandess<\/em><em>\u00f3<\/em><em>ni<\/em>) poteva sopportare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre aveva un metodo sicuro per prendere le sue distanze &#8211; e per farle prendere a me &#8211; da chi \u201cnon ci arrivava\u201d: la sua capacit\u00e0 di trovare sempre una battuta feroce e fulminante che metteva fine ad ogni dissidio, dissolvendolo in una risata liberatoria. Una battuta indelebile che, per\u00f2, bollava a vita il malcapitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo un piccolo episodio, in s\u00e9 insignificante, ma che \u00e8 altamente esplicativo di tale <em>modus operandi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero al primo anno di Filosofia e seguivo un seminario di un giovane assistente di un bravo professore, con cui volevo sostenere poi un esame. L\u2019argomento era Hegel e quell\u2019assistente era oltremodo fanatico di questo filosofo. Ogni volta che qualche studente tentava di trovare qualche falla nel sistema hegeliano, quell\u2019assistente insorgeva, perdeva le staffe, scivolava nel dialetto veneto e apostrofava il malcapitato con un: <em>Tasi! Tanto Hegel gav\u00e9va previsto anca ea to obiessi<\/em><em>\u00f3<\/em><em>n! Parch\u00e9 da Hegel no\u2019 se esse! Come goi da dirveo? Da Hegel no\u2019 se esse <\/em>(\u201cSta zitto! Tanto Hegel aveva previsto anche la tua obiezione! Perch\u00e9 da Hegel non si esce! Come ve lo devo spiegare? Da Hegel non si esce!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Una frustrazione tremenda per noi poveri studenti, che eravamo alle prime armi nelle dispute filosofiche e che avremmo amato, invece, una vera discussione con vere argomentazioni e non questo reiterato sfoggio di dogmatismo!<\/p>\n\n\n\n<p>Raccontai la cosa per filo e per segno a mio padre, sempre molto curioso delle mie prime esperienze universitarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui non fece commenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so come, giorni dopo, era in citt\u00e0 e si appost\u00f2 vicino alla porta principale del palazzo universitario, dove si teneva quel seminario &#8211; lo fece quell\u2019unica volta e dopo mai pi\u00f9 &#8211; e mi vide uscire assieme ad altri studenti e qualcuno appena un po\u2019 meno giovane. E mi guard\u00f2, senza salutarmi. Capii che voleva mantenere l\u2019incognito; mi lanci\u00f2 poi una certa occhiata che mi poneva una specifica, muta, domanda:<\/p>\n\n\n\n<p><em>X\u00e9o qu\u00e9o?<\/em> (\u201c\u00c8 quello?\u201d).<em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Annuii appena col capo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre se ne and\u00f2 via subito.<\/p>\n\n\n\n<p>A casa, lui mi aspettava con un gran sorriso stampato sulle labbra:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci\u00f2, lo go vard\u00e0, ma queo nol ga miga la facia da fiosofo! El ga \u2018na facia da pescador de bis<\/em><em>\u00e1<\/em><em>ti!<\/em> (\u201cL\u2019ho guardato, ma quello non ha per niente la faccia da filosofo, ha la faccia di uno che pesca anguille\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Scoppiammo a ridere tutti e due.<\/p>\n\n\n\n<p>In casi come quelli, il mio commento era sempre:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Pap\u00e0, sei tremendo! Ovvero una lode entusiasta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sottinteso della frase di mio padre era che era assurdo ch\u2019io attribuissi un qualche prestigio intellettuale a quel tizio e che, quindi, me la prendessi se costui soffocava ogni mio, e altrui, tentativo di argomentare, visto che aveva scritto in faccia che come filosofo <em>nol vaeva \u2018na cica <\/em>(\u201cnon valeva niente\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Direte che mio padre era un seguace di Lombroso e che giudicava le persone in base alla conformazione del loro volto, ebbene s\u00ec lo era.<\/p>\n\n\n\n<p>E non si sbagliava mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il resto di quel seminario, feci una fatica enorme a soffocare delle risate che mi covavano dentro e che, in piena aula, sarebbero risultate maleducate e inopportune.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco da fare, mentre costui si spolmonava su Hegel, io me lo vedevo con una faccia da fesso, appostato per ore in qualche squallido canale, con la lenza in mano, in attesa che abboccasse una povera anguilla, la quale, magari, sognava il Mar dei Sargassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno studente, seduto vicino a me, si accorse che, durante quelle lezioni, avevo sempre una ridarella repressa e me ne chiese la ragione. Al che, non potei trattenermi e gli raccontai dell\u2019uscita di mio padre. Ovviamente, quella battuta fu subito divulgata ed ebbe un enorme successo, perch\u00e9 tutti la trovarono azzeccatissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 finita qua: quel docente, allora alle primissime armi, fece presto carriera e, anni dopo, quando diventai Ricercatore di Filosofia, mi capitava di incontrarlo quasi tutti i giorni. Ebbene, per ben sette lustri di seguito, ogni volta, all\u2019uomo presente dinanzi a me, che ormai godeva di un certo prestigio, si sovrapponeva il suo ridicolo fantasma che pescava anguille.<\/p>\n\n\n\n<p>E volete saperla davvero tutta? Finii per domandare ad un mio collega, che era amico intimo del tizio, se costui che, tra l\u2019altro, si gloriava delle sue performances di sub, avesse mai praticato in giovent\u00f9 quel particolare tipo di pesca e la risposta fu affermativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre ci aveva visto giusto!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>8. Mio padre prigioniero.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Devo ora cominciare a raccontare di un\u2019esperienza fondamentale che mio padre fece quando era ancora piuttosto giovane, ossia tra i ventiquattro e i ventisei anni: la dura prigionia in un campo di internamento tedesco.<\/p>\n\n\n\n<p>Quegli anni cruciali incisero profondamente sul suo carattere e sulla sua visione del mondo, oltre che sui suoi comportamenti quotidiani, anche i pi\u00f9 spiccioli, quali il suo rapporto col cibo, il sonno etc.<\/p>\n\n\n\n<p>Affronteremo questi argomenti caso per caso.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto va spiegato come mio padre fin\u00ec in un campo di internamento, alludendo brevemente agli antefatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Era rimasto orfano di padre mentre ancora faceva il liceo classico e colei che esercitava la maggiore autorit\u00e0 in famiglia era sua sorella Ada. Quella mia zia aveva il diploma magistrale e manteneva tutti, ossia sua madre, due sorelle e mio padre, che era il secondogenito, facendo, appunto, la maestra. Nel frattempo, siccome era una donna geniale, dopo aver sostenuto un esame per integrare il suo diploma, s\u2019era iscritta a Matematica, in cui poi si laure\u00f2 brillantemente e che insegn\u00f2 con gran passione tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>La zia Ada aveva, insomma, una mentalit\u00e0 scientifica e trovava disdicevole che il fratello minore, unico maschio rimasto in famiglia, s\u2019iscrivesse a Lettere, come lui avrebbe desiderato. Lo costrinse, allora, a optare per Chimica. Una vera tortura per mio padre, cos\u00ec amante della poesia e della Storia dell\u2019arte. Forse non riusc\u00ec a superare nemmeno il primo esame, anche se mio fratello sostiene che uno almeno lo fece.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, allo scoppio della guerra, gli studenti di chimica erano veramente molto pochi in Italia e mio padre si trov\u00f2, senza nessuna raccomandazione, a far parte di una ristretta \u00e9lite di privilegiati. Fu cos\u00ec spedito a Roma alla Cecchignola: una caserma esclusiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Da Roma fu poi mandato ad Atene, dove, a sentir lui, aveva passato circa un paio d\u2019anni bellissimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non prese mai parte, in tutta la durata del conflitto, a nessuna operazione bellica e, nella capitale greca, in qualit\u00e0 di sottotenente, alloggiava in uno splendido hotel (il \u201cKing George\u201d, in piazza Sintagma) e aveva libero accesso ai migliori ristoranti. Non disponeva di denaro contante, ma godeva di quello che ogni gentiluomo d\u2019altri tempi poteva desiderare al sommo grado: un credito illimitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso forse cominciate a capire meglio certe posizioni radicali di mio padre sul suo rifiuto del lavoro e sul vivere di rendita&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte le sere, si recava in un locale notturno di sua scelta e assisteva alle danze, senza per\u00f2 prendervi parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Diceva sempre di s\u00e9, nei momenti di particolare disistima:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi, no\u2019 so\u2019 un omo completo!<\/em> (\u201cIo non sono un uomo completo\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>E lo diceva sempre con rammarico e con un gran sospiro.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; Ma perch\u00e9, pap\u00e0?, gli chiedevo:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Parch\u00e9 no\u2019 so ba(e)are<\/em> (\u201cPerch\u00e9 non so ballare\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Era figlio di una tosco-emiliana, gente che ama le danze sopra ogni altra cosa e, timido com\u2019era, si contentava di guardare gli altri ballare, spettacolo che non lo annoiava mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Il periodo, spensierato e dorato, di Atene fin\u00ec bruscamente l\u2019otto settembre del \u201843.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre non aveva allora alcuna coscienza politica, ma non era nemmeno interessato al Fascismo, per cui non cap\u00ec affatto la portata del comunicato del generale Badoglio che, del resto, tanto chiaro non era.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne dedusse solo che la guerra era finita e che per lui era tempo di tornare in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sal\u00ec su un taxi e si fece portare in stazione, convinto di poter prendere un treno e arrivare, prima o poi, a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Pare che i soldati tedeschi, che lo spinsero su quel treno, gli avessero detto, mentendo, che la destinazione era l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel lungo lasso di tempo in cui lui attravers\u00f2 i Balcani, gli fu dato solo un filone di pane e un pezzo di margarina, che mio padre mangi\u00f2 sconsideratamente subito, sicch\u00e9 digiun\u00f2 per almeno cinque giorni, se non di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel pavimento del treno, trov\u00f2 un fagiolo secco e lo succhi\u00f2 per tutto il tempo non sapendo ancora bene che cosa lo attendesse.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, senza che all\u2019inizio se lo potesse immaginare, si trov\u00f2 prigioniero in un campo nella Polonia occupata, non lontano dal confine russo. In seguito, fu trasferito in Germania.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 dire che da Atene alla prigionia non vi poteva essere mutamento pi\u00f9 drastico.<\/p>\n\n\n\n<p>Siccome era ufficiale e i tedeschi avevano il senso della gerarchia, quando veniva trasferito da un campo all\u2019altro, non veniva sbattuto in un carro merci, come accadeva alla truppa, ma viaggiava in un normale scompartimento, in mezzo a passeggeri tedeschi. Durante il viaggio, era costantemente sotto tiro della rivoltella di chi lo aveva in custodia.<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 stata l\u2019aria pacifica e imperturbabile di mio padre, fatto sta che non era raro che qualcuno dei viaggiatori gli offrisse una sigaretta.<\/p>\n\n\n\n<p>E, per un fumatore accanito come lui, era dono graditissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tali atti gentili si ripetevano, ogni tanto, quando mio padre nell\u2019ora d\u2019aria, poteva passeggiare brevemente in spazi rigorosamente delimitati dal filo spinato, anche in quel caso, c\u2019era stato qualche contadino tedesco che, a rischio di ricevere una pallottola dalle sentinelle, gli allungava una sigaretta. Uno gli aveva perfino stretto la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi gesti maturarono in lui la convinzione che i nazisti fossero una piccola minoranza di delinquenti ma che i tedeschi fossero, invece, una popolazione di buon cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre era in questo decisamente controcorrente rispetto al sentire comune che, nel dopo-guerra, ma anche negli anni successivi, tendeva a dire e a pensare peste e corna dei tedeschi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente, mio padre ammirava i tedeschi perch\u00e9 lui era esattamente il contrario rispetto a loro. Ad esempio, era molto disordinato con gli oggetti, non amava fare nessun tipo di programma, ma preferiva decidere al momento. Non esisteva nella sua vita, nessun tipo di \u201corganizzazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Oddio, anche i campi di sterminio erano organizzati a meraviglia, ma di questo non ha senso parlare qui\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Per tutta la sua esistenza, mio padre studi\u00f2 con zelo la lingua tedesca, e ogni tanto seguiva dei corsi anche se, a dire il vero, non fece mai progressi significativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Era divertente quando si appartava in salotto esercitandosi a voce molto alta con una grammatica tedesca in mano, mettendo involontariamente in fuga la nostra attempata donna di grosso, la mitica signora Michel<em>\u00f3<\/em>n. Costei, che pure era innamorata persa di mio padre (<em>To pop\u00e0, x\u00e9 un omo reae!<\/em>, \u201cTuo pap\u00e0 \u00e8 un uomo regale!\u201d, mi diceva in continuazione) era terrorizzata da quelle teutoniche sonorit\u00e0, che le evocavano gli ordini urlati della Gestapo, che mio padre detestava quanto lei, ma che avevano finito per influenzare la sua perentoria pronuncia.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, mio padre trovava da ridire che io m\u2019interessassi ai filosofi francesi piuttosto che a quelli tedeschi (<em>X\u00e9 qu\u00e9i i veri fiosofi!<\/em> \u201cI veri filosofi sono quelli!\u201d), cosa che mi era impossibile foss\u2019altro per le dosi troppo massicce di Hegel, ma anche di Kant e di Heidegger, che mi sorbii nei primissimi anni di universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo che ebbi conseguito la Maturit\u00e0, mio padre non si mostr\u00f2 nemmeno contentissimo che mi fossi iscritta a Filosofia e non a Lettere, cosa che lui pot\u00e9 fare solo di ritorno dalla guerra, ma siccome era tutt\u2019altro che autoritario e sapeva bene cosa significasse subire pressioni nella scelta di una facolt\u00e0, non mi ostacol\u00f2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Manca un altro dettaglio storico fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo che fu fatto prigioniero, proposero a mio padre di aderire alla Repubblica Sociale, cosa che gli avrebbe permesso di uscire dalla prigionia immediatamente .<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre rifiut\u00f2 e per due anni fu sballottato da un campo all\u2019altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>9. Mio padre e il cibo.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Dopo il rifiuto di aderire alla Repubblica di Sal\u00f2, cominciarono per mio padre gli anni della grande fame.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui, che amava moltissimo le battute paradossali, sosteneva che in prigionia ci stava benissimo, noi figli protestavamo perch\u00e9 ci pareva che dicesse una grande sciocchezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che lui, con aria da finto tonto, rispondeva:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Se capisse! No\u2019 fasevo un tubo tut\u2019al d\u00ec, no\u2019 lavoravo, go conoss\u00fao zente inteigente, se parlava\u2026<\/em> (\u00c8 chiaro che \u00e8 cos\u00ec! Non facevo nulla tutto il giorno, ho conosciuto gente intelligente, si parlava\u2026\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli obiettavano che aveva patito tantissima fame. E, su questo, era assolutamente d\u2019accordo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo curiosi di sapere in che consistesse il suo regime alimentare. E ce lo svel\u00f2. La mattina veniva data ai prigionieri una brodaglia di caff\u00e8 di cicoria, che mio padre non beveva e che, essendo caldina, usava per radersi, rito quotidiano che per lui era sacro &#8211; e tale rest\u00f2 per tutti i giorni della sua vita &#8211; e cui non avrebbe rinunciato nemmeno se fosse stato all\u2019ergastolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre apprezzato questo suo puntiglio a non abbrutirsi, a cercare di rendersi il pi\u00f9 presentabile possibile. Del resto radersi era l\u2019unico tipo di toilette che poteva permettersi, perch\u00e9 i tedeschi concedevano ai prigionieri solo una doccia (gelata) alla settimana, dopo la quale si rimettevano gli abiti sporchi di prima, che dopo un po\u2019 assumevano una rigidezza metallica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ora di pranzo, arrivava una marmitta di patate lesse. Ne toccava una testa.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui c\u2019era un rituale complicato e rigorosissimo che i prigionieri avevano escogitato per soffocare qualsiasi istinto di sopraffazione tra di loro.<\/p>\n\n\n\n<p>A turno, ogni giorno, in rotazione, veniva cambiato colui che distribuiva le patate, che non erano tutte di eguale grandezza, sicch\u00e9 chi le assegnava si doveva servire per ultimo, con il tacito accordo che a lui toccasse la pi\u00f9 piccola.<\/p>\n\n\n\n<p>Una cerimonia analoga veniva inscenata con una pagnotta, che non era certo di forma perfettamente geometrica: anche in quel caso, c\u2019era uno che tagliava le fette a turno, ne assegnava una a testa e l\u2019ultima era per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto possa sembrare incredibile, a sentire mio padre, non c\u2019erano rimostranze, n\u00e9 discussioni. Insomma, tutto si svolgeva in sfregio a Hobbes, il quale sostiene che, nello stato di natura, <em>homo homini lupus<\/em> (\u201cogni uomo \u00e8 un lupo per un altro uomo\u201d), ossia si scatena il <em>bellum omnium<\/em> <em>contra omnes<\/em> (\u201cla guerra di tutti contro tutti\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto \u00e8 che, nelle varie baracche in cui fin\u00ec mio padre, non vigeva uno stato di natura quanto, casomai, di cultura. Infatti, dato che tutti i suoi compagni erano ufficiali, lui pot\u00e9 godere della compagnia di studenti e talora di docenti universitari, di futuri attori e futuri scrittori, alcuni dei quali divennero poi piuttosto noti. Insomma, erano tutti degli \u201cintellettuali\u201d e, a sentir lui, cercavano di comportarsi civilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Riflettendoci, il motivo per cui mio padre non vedeva di malocchio la prigionia, o quanto meno se la faceva piacere e, in qualche modo, nel ricordo la idealizzava, era che creava un mondo utopico, un mondo fuori dal mondo. E a mio padre il mondo \u201cnormale\u201d, non piaceva affatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per continuare con la dieta dei prigionieri, oltre una patata e una fetta di pane, venivano loro dati, ogni giorno, pochissimi fagioli secchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre raccontava che un simpatico studente di medicina, essendosi procurato una specie di gessetto, aveva disegnato sul pavimento della baracca un intestino umano, che \u00e8 lungo circa sette metri. Il futuro medico aveva poi posizionato gli sparuti legumi in fila, nelle anse, a circa un metro di distanza l\u2019uno dall\u2019altro, e aveva concluso che mai e poi mai si sarebbero potuti saziare con una simile miseria. Era scoppiato a ridere e mio padre con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>A qualcuno venne in mente che si sarebbero potuti giocare quei fagioli; non so come, i reclusi si procurarono delle carte e vennero organizzate delle partite di poker. Alla fine, per\u00f2, chi vinceva, e accumulava un bel mucchietto di legumi, non se li teneva per s\u00e9 ma li metteva in comune, in modo da aggiungerli, ogni tanto, all\u2019annacquatissima sbobba con cui i prigionieri cenavano. Il vincitore, insomma, si riservava il piacere di essere munifico.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che in ogni baracca ci fosse anche una stufa, con un fuoco stentato, dove, su una latta di fortuna, si potevano cuocere i fagioli.<\/p>\n\n\n\n<p>Su questo particolare mio padre restava sul vago. Non ci disse mai nemmeno in quanti erano in media dentro ogni baracca.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli domandavamo se i prigionieri, sottoposti ad un\u2019alimentazione cos\u00ec scarsa, si ammalassero e lui rispondeva categorico che mai nessuno stette male &#8211; e, ripensandoci, non so se credergli. &nbsp;Certo, erano tutti molto dimagriti e molto deboli ma facevano in modo di non sprecare le forze. Cos\u00ec se ne stavano la maggior parte del tempo sdraiati sui loro letti e la loro attivit\u00e0 principale era parlare e parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma di cosa parlavano? Non pensiate che parlassero granch\u00e9 dei loro fatti personali, delle morose che avevano lasciato in Italia o di quelle che avrebbero voluto avere o di cose del genere, no, l\u2019argomento principe era uno solo: che cosa si sarebbero mangiati una volta tornati a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui entra in gioco una particolare categoria di prigionieri che mio padre prese ad amare moltissimo: i napoletani.<\/p>\n\n\n\n<p>Costoro, dotati di una favella fluida quanto sontuosamente immaginifica, erano insuperabili nel descrivere cosa avrebbero richiesto per il loro primo pasto da uomini liberi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascoltandoli, i prigionieri trovavano un grande sollievo ai morsi della fame e ponevano domande a quei maghi della parola, i quali giocavano al rialzo nell\u2019evocare piatti sempre pi\u00f9 succulenti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mio padre rimase estremamente affascinato dalle sonorit\u00e0 partenopee, impar\u00f2 subito il loro idioma e, per tutta la vita, se ne usciva spesso in spassosissimi proverbi o storielle nella lingua di Salvatore di Giacomo, che aveva appreso da quei suoi compagni di baracca.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapeva, inoltre, a memoria, parola per parola, il testo di moltissime canzoni napoletane classiche, che ogni tanto cantava con molto <em>sentimento<\/em>, nonostante non fosse intonatissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, naturalmente, gli davo corda e cantavo assieme a lui.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, vi assicuro che il suo accento napoletano era perfetto, me ne resi conto quando visitai Napoli. Ma anche molto prima, gi\u00e0 da piccola, quando mio padre, che pure non era un patito della televisione, non si perdeva &#8211; e non faceva perdere ai suoi figli &#8211; una commedia di Eduardo de Filippo o un film di Tot\u00f2 &#8211; suoi idoli assoluti.<\/p>\n\n\n\n<p>La fame patita in prigionia aveva lasciato tracce indelebili nel suo rapporto con il cibo. Aveva un appetito formidabile e di ogni piatto voleva il bis.<\/p>\n\n\n\n<p>Mangiava grandi quantit\u00e0 di pane e con questo alimento faceva cose strane: tendeva a non spezzare mai una pagnottella per primo, ma aspettava che qualche altro dei familiari lo facesse e, con grande naturalezza, gliene sottraeva met\u00e0 e la portava vicino al suo piatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, quando ero piccola, m\u2019irritavo e gli facevo notare che era troppo avido e che quello non era un comportamento tanto educato. Ma presto capii che lui non si rendeva affatto conto di tali \u201cfurti\u201d, che gli venivano in automatico.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era troppo represso nell\u2019aspettare con pazienza il suo turno quando era prigioniero e, per tutto il resto della vita, non poteva non rifarsi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sua capacit\u00e0 di digerire senza problemi anche cibi pesanti &#8211; non certo cucinati da mia madre che li detestava, ma in altri contesti &#8211; era sorprendente.<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, prendeva in giro chi aveva problemi di gastrite o di colite, che lui non sapeva nemmeno cosa fossero.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, che in questo non gli somigliavo nemmeno un poco, lo invidiavo moltissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>E, ogni volta che mi vedeva esitare davanti a qualcosa che mi tentava e che temevo poi m\u2019avrebbe dato del filo da torcere, mi esortava ruvido e beffardo:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Magna, pico(e)a! Magna! Che almanco po\u2019 te star\u00e9 mae par calcossa! <\/em>(\u201cMangia, piccola! Mangia! Che almeno dopo starai male per un motivo valido!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo la sua carriera di sano divoratore ebbe un pessimo epilogo: lui, che digeriva anche i sassi, mor\u00ec di tumore allo stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Venni poi a sapere da un medico di fiducia che almeno il quaranta per cento di quelli che erano stati in prigionia, e avevano pressoch\u00e9 digiunato per un paio d\u2019anni, morivano, anche a gran distanza di tempo, proprio di quel tipo di cancro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>10. Mio padre e il gioco.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ignoro se mio padre impar\u00f2 a giocare a poker in prigionia o ancor prima, ma vi posso assicurare che, in questo gioco, era un vero fuori classe; me ne insegn\u00f2 le regole che non avevo dieci anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui, di solito cos\u00ec bonario ed ilare, con le carte francesi in mano, diventava serissimo e glaciale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non succedeva, invece, con le carte italiane, con le quali teneva un atteggiamento molto pi\u00f9 rilassato. Son rimasti leggendari, tra i miei parenti appenninici, i suoi spassosi <em>Ci<\/em><em>\u00e1<\/em><em>pa! Ci<\/em><em>\u00e1<\/em><em>pa!<\/em> (\u201cPrendi! Prendi!\u201d), con cui incitava il suo compagno di briscola.<\/p>\n\n\n\n<p>Se, invece, si giocava a poker, pretendeva che venissero dette solo le parole rituali esatte &#8211; ad esempio, \u201cDistinguo\u201d, ha un significato diverso da \u201cVedo\u201d &#8211; e non parole a casaccio o, peggio, superflue.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il resto, doveva regnare il pi\u00f9 assoluto silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si seccava moltissimo se qualcuno si lamentava di avere una giornata sfortunata e mi diceva sempre:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Il gentiluomo si riconosce al tavolo di gioco!<\/p>\n\n\n\n<p>E lo diceva in italiano! Cosa che sottolineava la perentoriet\u00e0 di tale affermazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Assumeva un volto completamente inespressivo e voleva che tu fossi sempre incapace di decidere se avesse una fortuna sfacciata o se, invece, fingesse di avere chiss\u00e0 quale gioco servito o arrivatogli dopo il cambio di certe carte.<\/p>\n\n\n\n<p>Per andare a vedere cosa aveva in mano, dovevi sudare sette camicie, perch\u00e9 tendeva a rialzare le puntate a poco a poco e a trascinare l\u2019avversario fino a spennarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando poi tu rinunciavi a seguirlo, lui, alla fine, ti mostrava solo la sua coppia di apertura, affermando che era tenuto ad esibirti solo quella.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se, ad un certo punto, perdevo la pazienza &#8211; ero ancora una ragazzina &#8211; e voltavo di prepotenza le sue carte, dopo che lui aveva vinto l\u2019ennesima mano, si arrabbiava per davvero e smetteva di giocare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, mio padre non aveva il demone del gioco: non voleva assolutamente che si puntassero soldi, ma solo fagioli &#8211; e adesso potete capire perch\u00e9 proprio fagioli &#8211; che non assumevano mai il valore di <em>fiches<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, era interessatissimo al rituale del poker, alla tacita guerra psicologica, ma certo non a guadagnare denaro.<\/p>\n\n\n\n<p>La vincita, la perdita e l\u2019azzardo per lui esistevano eccome, ma erano puri concetti \u201cmetafisici\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I vertiginosi e aridi giochi al computer, che si usano adesso, ma anche tutte le forme di poker cronometrato, gli avrebbero fatto schifo e orrore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, non ebbi moltissime occasioni di vedere mio padre all\u2019opera come virtuoso del poker. O, meglio, lo vidi a iosa quando ero ancora incapace di pensiero razionale, ovvero nei primi tre anni di vita, nelle serate con mio zio Mario e i suoi amici, dove credo si giocassero anche altri tipi di partite.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo potei ammirare come pokerista &#8211; ma tutto sommato non tantissime volte &#8211; in montagna, quando giocavamo coi suoi cugini.<\/p>\n\n\n\n<p>E lui vinceva quasi sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Visto che ero una giocatrice non eccelsa, la cosa che mi piaceva di pi\u00f9 era stare fuori dal tavolo, piazzarmi a sedere dietro di lui: cos\u00ec potevo godere appieno lo spettacolo della sua strategia. Lui mi tollerava come spettatrice, a patto che non muovessi un muscolo, non facessi commenti, n\u00e9 prima, n\u00e9 durante, n\u00e9 poi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 ora vi posso dire che mio padre era un principe del bluff.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>11. Mio padre e il sonno.<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Ho sempre sofferto d\u2019insonnia e, se c\u2019era una cosa che invidiavo di mio padre, era il suo splendido rapporto con il sonno; la sua capacit\u00e0 di addormentarsi profondissimamente appena posata la testa sul cuscino non cessava di stupirmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente in prigionia il sonno avr\u00e0 rappresentato per lui una via di fuga.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, secondo me, c\u2019era dell\u2019altro: mio padre poteva dormire a comando grazie al rapporto pienamente sereno che aveva con se stesso: per la sua saggezza.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina, anche se non era costretto a farlo per cogenti motivi di lavoro, tendeva ad alzarsi molto presto, persino se aveva tirato tardi la sera prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ricordo una felice vacanza in Maremma con miei zii e cugini, in cui lui usciva dalla tenda, andava spedito verso il fornello da campo, si faceva un\u2019enorme caffettiera, se la beveva tutta per poi avviarsi lieto per una passeggiata mattutina.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo vidi mai assonnato, e meno che meno di malumore. Anzi, lui detestava quelli che si svegliavano male e con il muso lungo: li riteneva dei poveretti e dei grandi rompiscatole.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena desto, scandiva, in perfetto napoletano, il suo saluto programmatico al giorno nascente: <em>Quanto me piace amm\u00e8 la<\/em> <em>vita attiva!<\/em> (\u201cQuanto mi piace la vita attiva!\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente era un omaggio a qualche suo antico compagno di prigionia partenopeo. Ma non vi posso rendere la maniera spassosa in cui lo diceva e come mi mettesse di buonumore sentirlo sempre cos\u00ec pieno di voglia di vivere e allegro.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quando and\u00f2 in pensione, nei pochissimi anni in cui pot\u00e9 godersi l\u2019affrancamento dal lavoro, non smise di alzarsi di buon\u2019ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Usciva di casa il prima possibile e, se doveva fare qualche spesa di alimentari o una qualsiasi commissione burocratica, la concludeva tassativamente entro le dieci. Poi, depositato a casa ogni fardello, usciva ancora e girava libero per la citt\u00e0 fino ad ora di pranzo, che non era mai dopo l\u2019una.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019una e mezzo era gi\u00e0 in posizione orizzontale. La sua mise durante il riposo, era la medesima che adottava in casa: larghe braghe del pigiama a righe, dalla vita in gi\u00f9 e, nella parte superiore, camicia, gillet di lana senza maniche, cravatta allentata, che toglieva solo al momento di coricarsi la sera e passare alla giacca del pigiama.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riposava, coperto appena da un leggero plaid e, siccome non era affatto freddoloso, i suoi piedi, perfetti senza nessuna callosit\u00e0, emergevano nudi dalla copertina. Da bimba dispettosa qual ero, talvolta avevo provato a vellicarglieli appena appena con una lunga piuma ma, niente da fare, lui restava insensibile e non si svegliava.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo regno per le pennichelle era un grande divano stile impero, detto in famiglia: \u201cil transatlantico\u201d, sito in uno degli ampi corridoi dell\u2019appartamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, nel primo pomeriggio, dormiva in una zona di transito, non lontano dal telefono a parete e nessuno in famiglia si faceva molto riguardo di non fare rumore, tanto il suo sonno era di piombo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle tre in punto, si svegliava sorridente, si faceva una bella caffettiera, se la beveva tutta e si riaddormentava, almeno per un\u2019altra ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel resto del pomeriggio, spesso leggeva fino ad ora di cena.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, questo succedeva quando lavorava nella citt\u00e0 di residenza o di domenica o, appunto, quando era in pensione.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua gestione del tempo era, invece, un po\u2019 diversa quando era in vacanza sugli Appennini, dove tuttavia non saltava mai un pisolo pomeridiano ma dove, tutto sommato, era pi\u00f9 attivo e si dedicava a varie riparazioni della casa avita, piuttosto malandata e sempre bisognosa di restauri.<\/p>\n\n\n\n<p>Non disdegnava i lavori di muratura ma pi\u00f9 di tutto amava usare i pennelli per tinteggiare le pareti ma anche i mobili.<\/p>\n\n\n\n<p>In montagna faceva anche lunghe passeggiate per lo pi\u00f9 da solo, ma non era raro che io lo accompagnassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non andava mai a letto presto e, se trovava un libro di suo gradimento, era capace di leggerlo nottetempo fino alle ore piccole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1528\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">(Continua con la lettura)<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>EDIPO TRIUMPHANS Per mio padre A miei nipoti Cecilia e Edoardo Premessa Nell\u2019estate 2022 cadevano due anniversari: erano trent\u2019anni esatti da quando era morto mio padre (Mario Tasinato, 1919-1992) e contemporaneamente, essendo nata nel 1950, mi avviavo verso l\u2019et\u00e0 in &hellip; <a href=\"https:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1524\">Continua a leggere <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1524"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1524"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1524\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1562,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1524\/revisions\/1562"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}