{"id":1262,"date":"2020-04-27T17:25:09","date_gmt":"2020-04-27T15:25:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1262"},"modified":"2022-12-27T12:08:55","modified_gmt":"2022-12-27T11:08:55","slug":"1262-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1262","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>Confessione Filosofica<br \/>\n<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: center;\">(Pensieri <em>in<\/em> <em>fieri <\/em>in giorni non facili<em>)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ho aspettato e soprattutto ho molto temuto questo momento: ossia il momento in cui mi sarei trovata, senza pi\u00f9 alibi, davanti ad un computer per cominciare a scrivere.<\/p>\n<p>Momento terribile!<\/p>\n<p>E s\u00ec che godrei di tutte le condizioni pi\u00f9 favorevoli: il completo isolamento garantitomi dalla mia avita catapecchia sugli Appennini e, di conseguenza, il pi\u00f9 totale silenzio.<\/p>\n<p>Il piacevole tepore d\u2019un camino a un metro e mezzo da me, che mi scalda e mi rallegra con la sua fiamma.<\/p>\n<p>E qui il mio pensiero va evocando un famoso filosofo, amante del bel calduccio e che la sorte crudele fece morire di polmonite contratta nei rigori nordici, in un gelido inverno scandinavo.<\/p>\n<p>Sto alludendo a Cartesio, che tanto amava starsene in una stanza opportunamente riscaldata e possibilmente indugiare il pi\u00f9 possibile tra le coltri e a cui, invece, la sua regale ospite, la volitiva regina Cristina di Svezia, imponeva levatacce, nonch\u00e9 camminate forzate, per discutere di filosofia, ammesso e non concesso che vi fosse davvero interessata.<\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, sono solita interpretare le varie pensate di Cartesio come pesantemente condizionate da questa sua preferenza termica.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 cos\u2019\u00e8 in fondo il <em>cogito<\/em> se non un trovare un confortevole rifugio, chiudendo fuori le tempeste della follia e soprattutto gli insidiosi turbini dell\u2019immaginazione?<\/p>\n<p>Un\u2019immaginazione che lo fa dubitare di tutto e che, nondimeno, gli \u00e8 indispensabile per pensare, ma di cui Cartesio ha una paura matta. Infatti, Cartesio imputa all\u2019immaginazione i suoi dubbi iperbolici, quelli che gli procurano incubi vertiginosi. Cartesio, infatti, ha il terrore di venire risucchiato in abissi apparentemente senza fondo ma che finirebbero per portarlo allo scoperto.<\/p>\n<p>No, no, molto meglio per lui, ma per quasi tutti, anche per quelli che filosofi non sono, ancorarsi a qualcosa di solido e rassicurante persino a costo di doverselo inventare e giustificare nelle maniere pi\u00f9 ingiustificabili.<\/p>\n<p>Tipo, l\u2019idea innata di Dio o il <em>lumen naturale<\/em>, che, dopo la <em>tabula rasa<\/em> messa in atto dal <em>cogito<\/em>, non si riesce mai a capire da dove piovano.<\/p>\n<p>Oddio, forse si capisce benissimo da dove nascano: il secondo dalla sua educazione scolastica e la prima dal terrore di essere tacciato di eresia e poi finire barbecue come il povero Giordano Bruno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Ma basta cos\u00ec: non voglio tediarvi troppo con le mie deformazioni professionali di filosofa, che oltre tutto, essendo io da vario tempo in pensione, sono il sintomo che della filosofia, al di l\u00e0 del mestiere che ho esercitato, non mi liberer\u00f2 mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Un vizio inveterato?<\/p>\n<p>Probabilmente.<\/p>\n<p>Se me la tirassi, direi che il mio \u00e8 uno<em> stile di vita<\/em>\u2026 beh s\u00ec, se poi, subito dopo, non mi scappasse da ridere. Perch\u00e9, per dirla tutta, anche certe espressioni, proprio quelle cui siamo pi\u00f9 convintamente affezionati, finiscono per suonarci un po\u2019 stonate e soprattutto sussiegose.<\/p>\n<p>E questo succede pi\u00f9 facilmente se si stanno per compiere settant\u2019anni e, se non succede, se cio\u00e8 non troviamo almeno un po\u2019 ridicole le formule che pi\u00f9 ci sono care, a mio modesto avviso, vuol dire che si \u00e8 invecchiati senza imparare un bel nulla.<\/p>\n<p>A questo punto, un\u2019opportunit\u00e0 mi si offrirebbe per superare il famigerato \u201cblocco di chi scrive\u201d: quella di blaterare sulla vecchiaia, su come questa maledetta vessi il corpo\u2026 no grazie!<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, \u00e8 innegabile che perdere le forze con l\u2019et\u00e0 sia una grandissima seccatura.<\/p>\n<p>Il corpo, il corpo e ancora il corpo: accidenti non si parla d\u2019altro dovunque ci si volti!<\/p>\n<p>E riappropriamoci del nostro corpo! E bisogna ascoltare il nostro corpo! E gi\u00f9 con un nugolo di sviolinate New-Age. Ivi compreso lo spazio sempre pi\u00f9 grande concesso all\u2019arte culinaria.<\/p>\n<p>&lt;Preferisco sorvolare sulla terribile tirannia esercitata sui pigri irrisolti, compresa la sottoscritta, da quell\u2019applicazione infernale di nome conta-passi\u2026&gt;.<\/p>\n<p>Allora, mi viene in mente quello che sosteneva a proposito del corpo un altro grande filosofo &#8211; si \u00e8 vero, sono proprio fissata coi filosofi &#8211; che mi \u00e8 molto pi\u00f9 congegnale di Cartesio, ovvero Nietzsche.<\/p>\n<p>Ovviamente, tutto questo strombazzato \u201critorno al corpo\u201d, tutti questi programmi di benessere non erano minimamente di moda ai suoi tempi e, quindi, sarebbe da idioti imputargli di dire cose trite e ritrite.<\/p>\n<p>Anzi, all\u2019inizio di <em>Ecce homo<\/em>, dove parlare di dietetica vien presentato come pi\u00f9 salutare che discettare sull\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019anima, quello che Nietzsche sostiene suona, per i suoi tempi, come una gran novit\u00e0.<\/p>\n<p>Per\u00f2, secondo me, se Nietzsche fosse vissuto adesso, si sarebbe irritato di questo andazzo \u201cfilocorporeo\u201d di bassa lega e lo avrebbe bollato come una sorta di \u201ccanzone da organetto\u201d.<\/p>\n<p>Ora, dei tanti brani che Nietzsche dedica al corpo, uno in particolare mi ha sempre colpito: quello in cui lui si chiede se la filosofia tutta non sia stata un \u201cfraintendimento del corpo\u201d. Ovvero, se dietro \u201cle pi\u00f9 ardite stravaganze della metafisica\u201d non si celino sempre \u201ci sintomi di determinati corpi\u201d.<\/p>\n<p>E qui non si pu\u00f2 che dare ragione a Nietzsche, specie se si ripensa a quello che vi ho appena raccontato del povero Cartesio, il quale scrive, per l\u2019appunto, le sue <em>Meditazioni metafisiche<\/em> confortato dal calore del fuoco. Perch\u00e9 proprio lui che fa continuamente mostra di detestare la <em>res extensa<\/em>, alias il corpo, lui che abborre i sensi e quello che ne deriva, compresa l\u2019immaginazione, pu\u00f2, come s\u2019\u00e8 visto, occuparsi di filosofia solo mettendo il suo cagionevole corpicciuolo ben al riparo.<\/p>\n<p>Per fornirvi un ultimo tocco pittoresco, restando fedele a quello che leggo nelle <em>Meditazioni<\/em>, sappiate che Cartesio si descrive abbigliato d\u2019una vestaglia invernale. E giuro che non mi sto inventando proprio nulla!<\/p>\n<p>S\u00ec, s\u00ec i conti tornano, sicuramente almeno per Cartesio.<\/p>\n<p>Ma non per la sottoscritta.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, dopo quello che mi sta capitando ormai da troppo tempo, sono giunta alla conclusione che per me \u00e8 vero l\u2019esatto contrario di quello che sostiene Nietzsche. Ovvero, <em>mi viene il sospetto<\/em> <em>che sia<\/em> <em>giusto il mio corpo a fraintendere clamorosamente il mio dedicarmi alla filosofia<\/em>.<\/p>\n<p>Prima di proseguire, bisogna per\u00f2 che ci capiamo: quando parlo di \u201cfilosofia\u201d non intendo solo stare tutto il giorno seduta col naso appiccicato ad un libro: per me anche andare in Grecia con l\u2019<em>Odissea<\/em> nello zaino \u00e8 far filosofia. E ancora \u00e8 filosofia percorrere il Cammino di Santiago.<\/p>\n<p>E persino visitare un\u2019isola delle Canarie come Lanzarote si \u00e8 rivelata per me un\u2019esperienza altamente filosofica: perch\u00e9 l\u00e0, invece che andare a segregarmi in uno dei tanti squallidi lager per turisti, ho potuto innamorarmi di un architetto straordinario (C\u00e9sar Manrique, 1919-1992), che ha fatto andare a carte quarantotto ogni mio dogma sul rapporto arte e natura.<\/p>\n<p>Per capirci, la pensavo come Baudelaire e Oscar Wilde, ossia vedevo la natura e l\u2019arte in aperto contrasto ed ero per una superiorit\u00e0 netta della seconda sulla prima.<\/p>\n<p>Per la cronaca, l\u2019Estetica \u00e8 da sempre la prospettiva della filosofia che pi\u00f9 mi affascina.<\/p>\n<p>Ma che cosa c\u2019entra il corpo?<\/p>\n<p>Beh, il mio caro corpo, da vero birbone, mi sta giocando un tiro mancino dietro l\u2019altro.<\/p>\n<p>Vi faccio degli esempi: sto per intraprendere un viaggio che ho vagheggiato per mesi, oppure pi\u00f9 semplicemente, sto per ritirarmi in un luogo appartato per poter leggere, studiare, e talora, scrivere in santa pace e il corpo mi mette immancabilmente i bastoni tra le ruote.<\/p>\n<p>E, nonostante usi ogni prudenza preventiva, o mi spunta qualche inaspettato acciacco guasta-feste o, peggio, faccio un volo e finisco &#8211; chess\u00f2 &#8211; con un braccio al collo.<\/p>\n<p>(Tra parentesi, poi io parto in ogni caso, anche se squassata dalla tosse e con varie fasciature, sia chiaro).<\/p>\n<p>Eh no, per favore, non mi si venga a fare delle analisi psicologiche da quattro soldi, decretando che non \u00e8 vero che io desideri veramente viaggiare e che desideri stare da sola, perch\u00e9 ne ho, invece, una grande paura.<\/p>\n<p>Balle! Balle! Balle!<\/p>\n<p>Viaggiare, a patto di farlo il meno possibile da turista, mi garba parecchio e della <em>beata solitudo<\/em> sono innamorata persa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora il mio corpo non collabora? Perch\u00e9 mi rema contro?<\/p>\n<p>Portate pazienza che cerco di arrivarci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ne discutevo giorni fa, davanti ad un buon bicchiere, con un mio amico psicanalista, gay militante, che era rimasto piuttosto sconcertato da una mia uscita: ossia che, per me, il sesso era decisamente sopravvalutato.<\/p>\n<p>Ora, siccome lui sapeva che ho letto Freud fin dall\u2019adolescenza e, inoltre, che ho sempre partecipato alle lotte LGBT e, quando non vi ho partecipato in prima persona, le ho sempre sostenute discutendo animatamente con i bacchettoni omofobi, non poteva certo darmi della repressa o della reazionaria.<\/p>\n<p>Quello che gli obiettavo era che non mi convinceva per nulla che una persona fosse caratterizzata dalle sue preferenze sessuali.<\/p>\n<p>(Vabb\u00e8, lo so che, per non fare uno sfregio al linguaggio della militanza gay, si dovrebbe dire \u201corientamenti\u201d, ma mi sarei anche stufata che mi s\u2019imponga ogni singola espressione: per me \u201cpreferenza\u201d non ha nulla di scorretto e mi si attaglia meglio di \u201corientamento\u201d. Insomma, il fatto di orientarsi \u00e8 un\u2019espressione che non mi garba perch\u00e9 allude a un muoversi in una determinata direzione mentre io sono per un sentire mobile e plurale).<\/p>\n<p>E sapete perch\u00e9? Perch\u00e9 questo mi puzzava di amore per l\u2019identit\u00e0. E se c\u2019\u00e8 una cosa di cui, specie ultimamente, diffido su tutta la linea \u00e8 il trincerarsi dietro ad un\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi dir\u00f2 di pi\u00f9: appena sento parlare d\u2019identit\u00e0 mi viene un attacco allergico.<\/p>\n<p>Eh s\u00ec, perch\u00e9 sono perfettamente d\u2019accordo con quello che fa intendere Nietzsche in <em>Ecce homo<\/em>, ossia che ogni identit\u00e0 non ha alcuna radice \u201canagrafica\u201d o biologica bens\u00ec esclusivamente immaginaria con cui giocare per costruirsi una genealogia, che, ripeto, si sa comunque immaginaria.<\/p>\n<p>Ma quanti sono quelli che si prendono la briga di capire Nietzsche?<\/p>\n<p>Beh, direi pochini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Apro una parentesi.<\/p>\n<p>E cercher\u00f2 che non sia uno sfogo.<\/p>\n<p>Almeno ci provo.<\/p>\n<p>Non voglio nemmeno perdere tempo a scrivere quali siano le fazioni politiche che puntano tutto sull\u2019identit\u00e0 &#8211; ovviamente non certo quella alla maniera di <em>Ecce homo <\/em>&#8211; e nemmeno spendere una parola per i non-pensanti che ci cascano e le sostengono.<\/p>\n<p>Il cui nome \u00e8 legione.<\/p>\n<p>\u201cBella maniera sprezzante e intollerante di esprimerti! Allora tu ti senti superiore alla maggioranza? Allora disprezzi il \u201cpopolo\u201d? Allora fai parte di una \u201c\u00e9lite\u201d?\u201d<\/p>\n<p>Beh, sono semplicemente \u201caristocratica\u201d! E non nel senso che reputi l\u2019aristocrazia una classe sociale, ma piuttosto perch\u00e9 penso che sia \u201caristocratico\u201d chi ama la cultura. E la pu\u00f2 amare sia chi la coltiva, sia chi, qualora ne sia disgraziatamente sprovvisto, la desideri.<\/p>\n<p>La vedo cos\u00ec.<\/p>\n<p>Per cui, a mio modesto avviso, pu\u00f2 benissimo essere \u201cplebeo\u201d anche un professore universitario che, sotto sotto, non ama la cultura, n\u00e9 tantomeno la vive, ma, nella maggior parte dei casi, se ne serve solo per i suoi squallidi giochetti di potere.<\/p>\n<p>Ma basta cos\u00ec.<\/p>\n<p>Stop!<\/p>\n<p>Torniamo alla discussione col mio amico gay, che diceva che il sesso era importante perch\u00e9 attraverso di esso parla il corpo.<\/p>\n<p>E io gli obiettavo che non mi interessava sapere con chi uno (o una) andasse a letto, o con chi sognasse di andarci, ma piuttosto mi interessava sapere se leggesse o no.<\/p>\n<p>Al che, questo mio amico ha detto che non poteva credere che io fossi platonica, o cartesiana, ossia che disprezzassi il corpo, visto che ho sempre detto e scritto peste e corna di Platone e che, grazie al corpo, si potevano godere, oltre al sesso, molti altri piaceri, come bere vini raffinati, o vedere quadri stupendi, o ascoltare bei concerti o fare soddisfacenti camminate.<\/p>\n<p>D\u2019accordissimo, ma possiamo goderne appieno perch\u00e9 c\u2019\u00e8 di mezzo la cultura, avevo obiettato.<\/p>\n<p>E qui, ci siamo arenati perch\u00e9 non mi andava per niente sostenere che la cultura fosse qualcosa di \u201cspirituale\u201d, tanto pi\u00f9 che la parola \u201cspirituale\u201d non l\u2019ho mai usata, n\u00e9 ha mai fatto parte della mia visione del mondo. E comunque non era certo perch\u00e9 mi sentivo \u201cspiritualista\u201d che ce l\u2019avevo col corpo.<\/p>\n<p>Allora gli narrai di tutte le imboscate &#8211; ve le ho appena raccontate &#8211; che mi aveva teso il corpo, remandomi sempre contro.<\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 la discussione andava avanti, pi\u00f9 non ne venivamo fuori e, in questi casi, quando finisco in un vicolo cieco, non mi resta che una risorsa: ricorrere ai miei amati Greci.<\/p>\n<p>Insomma, cerco una soluzione che soluzione non \u00e8, anche perch\u00e9 mi rendo benissimo conto che i Greci sono assai lontani da noi e che giungono sino a noi come la luce di stelle ormai spente.<\/p>\n<p>Per\u00f2 &#8211; poco da fare &#8211; \u00e8 sempre a loro che chiedo <em>lumi<\/em>, quando sono in una belle <em>impasse<\/em>.<\/p>\n<p>Sicch\u00e9 l\u2019unica spiegazione che mi posso dare \u00e8 quella che Erodoto chiamava lo <em>phth<\/em><em>\u00f3<\/em><em>nos the<\/em><em>\u00f4<\/em><em>n<\/em>, in parole povere e miseramente contemporanee: l\u2019invidia degli dei.<\/p>\n<p>Ora, che io abbia una sconfinata ammirazione per Erodoto, gi\u00e0 l\u2019ho raccontato.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che reputo Erodoto non solo uno storico fascinoso, ma anche un signor filosofo, che nessuno ha mai riconosciuto come tale. Un Greco che ha saputo indagare con estrema lucidit\u00e0 sugli scacchi che l\u2019esistenza ci riserva. E su come questi siano inspiegabili.<\/p>\n<p>Anzi, no, non inspiegabili, diciamo piuttosto inevitabili, perch\u00e9 una spiegazione lui la fornisce eccome, ed \u00e8, per l\u2019appunto, l\u2019invidia degli dei.<\/p>\n<p>Noi, che ormai ci troviamo lontani &#8211; \u00e8 il caso di dirlo &#8211; anni luce dai Greci, sia che ci sentiamo credenti o atei o agnostici, siamo ormai irrimediabilmente influenzati da una visione post-cristiana e, perci\u00f2, concepiamo a stento una divinit\u00e0 che non sia anche buona. Non cos\u00ec i Greci, soprattutto quelli pi\u00f9 antichi, in primis Erodoto.<\/p>\n<p>Certo concepire la divinit\u00e0 come buona \u00e8 molto pi\u00f9 rassicurante che vederci come il bersaglio, o il trastullo, di dei che s\u2019intromettono nella nostra vita e spesso non per usarci delle cortesie.<\/p>\n<p>Nemmeno nel primo caso, per\u00f2, tutti i conti tornano tranquillamente. Voglio dire che nemmeno la concezione cristiana, che pure sembra offrire un pacificante rifugio, \u00e8 priva di falle.<\/p>\n<p>Prima crepa fra tutte \u00e8 espressa nella domanda che assillava Agostino: <em>unde malum<\/em>?<\/p>\n<p>Ossia: il male da dove proviene?<\/p>\n<p>Ebbene, la domanda che Agostino si pone, anche prima di convertirsi, e poi ne scrive solo dopo un bel pezzo che si \u00e8 convertito, nasce dall\u2019amarezza che lui provava nel vedere che <em>voleva il male<\/em>. Agostino era, insomma, turbato dalla smania di peccare che caratterizzava l\u2019uomo.<\/p>\n<p><em>Voluntas<\/em> che gli restava inspiegabile, al pari dell\u2019esistenza di un angelo malvagio, tanto pi\u00f9 inspiegabile se si considera il Creatore buono.<\/p>\n<p>E qui vi risparmio le soluzioni che vengono approntate, ad esempio, nelle <em>Confessioni<\/em>, tipo che il male non \u00e8 una sostanza eccetera, eccetera, eccetera.<\/p>\n<p>Di teologia ne so qualcosa, ma non \u00e8 una buona ragione perch\u00e9 vi annoi.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9, io pur percependo un\u2019estrema lontananza dai Greci, mi sento paradossalmente pi\u00f9 vicina al loro modo di sentire che a quello di Agostino. Dato che, per i Greci il male non era il peccato ma pi\u00f9 semplicemente le disgrazie che ci capitano e che rendono infelice l\u2019esistenza.<\/p>\n<p>E di queste disgrazie, dicevamo, secondo i Greci arcaici erano responsabili gli dei.<\/p>\n<p>Non a caso, molti degli interrogativi che i Greci si ponevano, anche in epoche meno antiche, ruotano spesso intorno al travagliato rapporto tra gli uomini e gli dei: o gli dei sono maledettamente impiccioni, come nei poemi omerici, o si trova da ridire circa i loro interventi, come avviene nelle tragedie, o si sostiene che le loro intromissioni sono menzogne dei poeti, come fa Platone o, infine, si proclama che gli dei non si occupano affatto degli uomini, come propone Epicuro.<\/p>\n<p>Ho fatto solo qualche esempio e in maniera molto sommaria. E ne chiedo venia.<\/p>\n<p>Ma torniamo ad Erodoto.<\/p>\n<p>Ora, siccome non voglio stare a ripetere a quello che ho sviscerato con dovizia in <em>A scuola da Erodoto<\/em> (che trovate in questo sito e che v\u2019invito caldamente a leggere), mi limito ad un breve schizzo.<\/p>\n<p>Secondo Erodoto, la divinit\u00e0 \u00e8<em> invidiosa<\/em> di tutti coloro che in qualche modo <em>grandeggiano<\/em>; e questo perch\u00e9 non tollera che i mortali competano con gli immortali. Perci\u00f2, se un uomo si sente forte come un dio, commette un atto di tracotanza (la famosa <em>h<\/em><em>\u00fd<\/em><em>bris<\/em>), che subito gli dei colpiscono.<\/p>\n<p>Tuttavia non basta stare attenti a volare basso per non attirarsi lo <em>phth<\/em><em>\u00f3<\/em><em>nos the<\/em><em>\u00f4<\/em><em>n<\/em>, perch\u00e9 gli dei subdolamente fan di tutto per far tacere la prudenza di colui che, dinanzi ad un\u2019azione magnifica, esiterebbe, spronandolo ad osare.<\/p>\n<p>E, quando l\u2019audacia prevale e, allora, un uomo tenta grandi imprese, quasi sentendosi invincibile, ecco che la saetta divina lo abbatte e lo stronca di brutto.<\/p>\n<p>Quanto a me, ci ho rimuginato a lungo senza riuscire a capire dove possa annidarsi la mia <em>h<\/em><em>\u00fdbris<\/em>.<\/p>\n<p>Per cui quello che state per leggere prendetelo come un delirio.<\/p>\n<p>Non mi pare proprio di avere manie di grandezza ma forse sono arrogante nell\u2019esser indifferente a tutto quello che i pi\u00f9, in genere, reputano importante: la prosperit\u00e0 economica, gli amori corrisposti, la coppia, l\u2019istinto di riprodursi &#8211; caro Schopenhauer, cari Gnostici, quanto m\u2019avete influenzato! &#8211; la famiglia\u2026 certo, amo molto i miei nipoti &#8211; ne ho anche di non biologici &#8211; ma questa \u00e8 una storia a parte\u2026<\/p>\n<p>In parole povere, forse la mia <em>h<\/em><em>\u00fdbris<\/em> fa tutt\u2019uno con certe mie preferenze filosofiche, che poi non ho potuto fare a meno di vivere\u2026 ma basta cos\u00ec!&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Accidenti! M\u2019ero dimenticata di dirvi una cosa assai importante: gli dei colpiscono i mortali troppo felici e troppo fortunati.<\/p>\n<p>E qui mi vien spontaneo pormi una domanda che anche voi vi porreste: ma io sono felice?<\/p>\n<p>Beh, faccio di tutto per esserlo, quello s\u00ec, ossia, per godere delle gioie dell\u2019esistenza, anche quelle pi\u00f9 piccine, cercando solo quello che mi piace e procurando di non indugiare su quello che mi disgusta.<\/p>\n<p>Quanto alla fortuna, non ci credo pi\u00f9 di tanto e, sotto questo aspetto, tendo a ragionare non come i Greci arcaici, ma piuttosto come quelli pi\u00f9 tardi: come gli Stoici, per capirci. Ossia quelli che cercavano in ogni modo di far fronte ai rovesci della sorte.<\/p>\n<p>A questo punto, sorge per\u00f2 un problema: le mie tendenze stoiche parrebbero non conciliabili col fascino su di me esercitato da Erodoto e, in particolare, da quello che lui pensa sull\u2019invidia degli dei.<\/p>\n<p>Ma proprio qui sta il bello: quando si amano i Greci non si ama un blocco unico e indifferenziato, bens\u00ec un mondo variegato e plurale e &#8211; badate bene &#8211; non semplicemente polifonico, ma un mondo dove, come ci ha insegnato il grande Gorgia, regna il con-possibile.<\/p>\n<p>Per cui non vi \u00e8 nulla da stupirsi se nel mio immaginario Erodoto convive tranquillamente, ad esempio, con Seneca e Marco Aurelio.<\/p>\n<p>Insomma, possiamo benissimo pensare di essere artefici della nostra fortuna ma contemporaneamente, ogni tanto, sentirci sopraffatti da qualcosa che non riusciamo a controllare.<\/p>\n<p>E l\u2019invidia degli dei parrebbe esserne la spiegazione, per certi versi, pi\u00f9 soddisfacente.<\/p>\n<p>Tuttavia, tuttavia\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia, come faccio a non parlare di quello che sta accadendo in questi giorni o, meglio, di quello che \u00e8 accaduto proprio mentre ero sul pi\u00f9 bello di questa mia \u201cconfessione filosofica\u201d?<\/p>\n<p>Ebbene, quasi tutto il pianeta \u00e8 pi\u00f9 o meno invaso da un evento catastrofico imprevisto: il diffondersi inesorabile del Coronavirus.<\/p>\n<p>In questo caso, non vanno in fumo solo i progetti &#8211; e financo la vita stessa &#8211; di un singolo individuo, ma anche quelli di milioni e milioni di persone.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la ragione per cui forse farei bene a lasciar perdere quello che stavo per scrivere, invece no: vorrei finire lo stesso, pur consapevole che le mie disavventure somatico-filosofiche son minima cosa a fronte di una sciagura cosmica.<\/p>\n<p>Anzi, vi dir\u00f2 di pi\u00f9: voglio finire di scrivere lo stesso proprio a dispetto di tale sciagura cosmica, per non darla vinta al caos che regna sovrano, che sembra voler azzerare ogni volont\u00e0 individuale, compresa quella di far filosofia.<\/p>\n<p>Mi torna in mente quanto sosteneva uno scrittore, ma anche un pensatore, originale quanto radicale, su cui, in giorni ormai remoti, scrissi e sostenni la mia tesi laurea: Albert Camus.<\/p>\n<p>Ebbene, Camus non tollerava la nostra condizione di esseri mortali e la denunciava come assurda, ed \u00e8 proprio per quello che in varie sue opere compaiono spesso situazioni limite: quella di un condannato a morte, come ne <em>Lo straniero<\/em>, o quella di una intera citt\u00e0 in preda ad un\u2019epidemia, come ne <em>La peste<\/em>.<\/p>\n<p>(Tra parentesi leggere, o rileggere, questo romanzo di Camus, di questi tempi, sarebbe cosa salutare).&nbsp;<\/p>\n<p>Ma, a ben guardare, per Camus non esistono situazioni limite perch\u00e9 tutti noi siamo comunque condannati a morte e saremo comunque \u201cammazzati\u201d per il solo fatto di essere mortali.<\/p>\n<p>Ebbene, Camus, pur coltivando una lucidit\u00e0 impareggiabile, non cede mai alla disperazione ed auspica una felicit\u00e0 estrema, nonostante un destino avverso.<\/p>\n<p>E lo fa rivisitando un mito molto noto: quello di Sisifo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 ripiglio da dove m\u2019ero interrotta: dal mio corpo \u201cdispettoso\u201d su cui andavo fantasticando facesse leva la mitica invidia degli dei. Laddove \u201cdei\u201d \u00e8 l\u2019altro nome di ci\u00f2 che sfugge al nostro controllo e, in barba ad ogni pretesa di saggezza, pi\u00f9 o meno stoica, sembra far di tutto per farci sentire infimi, insomma per schiacciarci.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la concezione di Erodoto, a maggior ragione nei giorni che stiamo ora vivendo, sembrava fornirmi <em>un simulacro<\/em> <em>di risposta<\/em>.<\/p>\n<p>Ovvero una risposta immaginaria, non mi stanco di ripetere.<\/p>\n<p>Del resto, vi sfido: mi si citi una qualsivoglia risposta che non sia immaginaria.<\/p>\n<p>Anche la filosofia, che pure io amo sopra ogni altra cosa, d\u00e0 solo risposte immaginarie, sia ben chiaro.<\/p>\n<p>Ma, da capo, proprio adesso, rileggendo <em>Il mito di Sisifo<\/em>, che m\u2019illudevo di sapere a memoria, e invece sempre mi sorprende, capisco che anche Camus, alla fine, proprio nelle ultimissime parole del suo <em>pamphlet<\/em>, rende omaggio all\u2019immaginazione, che resta comunque un atto arbitrario, persino quando sembra ammantarsi di stringente necessit\u00e0:<\/p>\n<p>IL FAUT IMAGINER SISYPHE HEUREUX<\/p>\n<p>(Bisogna immaginare Sisifo felice).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E, allora, concludo con uno stato d\u2019animo ben diverso da quando ho cominciato a scrivere: non pi\u00f9 indispettita per la fragilit\u00e0 del mio corpo, bens\u00ec in qualche modo alleggerita.<\/p>\n<p>Alleggerita finalmente anche dalla soluzione che avevo a lungo vagheggiato: l\u2019invidia degli dei.<\/p>\n<p>Il corpo &#8211; non solo il mio! &#8211; \u00e8 traditore, e allora?!<\/p>\n<p>Che fare?<\/p>\n<p>Cercare facili, quanto fallimentari, ripari come il povero Cartesio?<\/p>\n<p>Cedere all\u2019angoscia?<\/p>\n<p>MAI!<\/p>\n<p>Perch\u00e9 niente potr\u00e0 mai impedirmi, nemmeno una terribile pandemia, d\u2019immaginarmi e, quindi, di essere, come il Sisifo di Camus, \u201cpadrona dei miei giorni\u201d \u2026e poco importa se non saranno pi\u00f9 molti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note per chiarire<\/strong><\/p>\n<p>Godibile \u00e8 la storia, anche se alquanto romanzata, del soggiorno di Cartesio a Stoccolma culminata nella morte del filosofo l\u201911 febbraio 1650 (probabilmente per polmonite), raccontata da Raffaele Simone, <em>Le passioni dell\u2019anima<\/em>, Milano, Garzanti, 2011.<\/p>\n<p>Sulle vertigini indotte dal \u201cdubbio iperbolico\u201d in Ren\u00e9 Descartes (che io chiamo per abitudine Cartesio), si veda il finale del primo libro e l\u2019inizio del secondo delle <em>Meditazioni metafisiche.<\/em> Sempre in questo testo, Cartesio fa capire di amare il caldo della stufa, una vestaglia bella pesante nonch\u00e9 il tepore delle coltri (<em>Meditazioni<\/em>, I, 9-10). Sul <em>lumen naturale<\/em>, esiste un dialogo mutilo di Cartesio, d\u2019incerta datazione, ritrovato postumo da Leibniz: <em>La ricerca della Verit\u00e0 mediante il lume naturale<\/em>, a cura di Ettore Lojacono, Roma, Editori Riuniti, 2002. Nelle noiose <em>Note<\/em> del curatore, alle pp. 108-109, n. 2, trovate qualche ragguaglio su questa nozione in Cicerone (<em>Tusculanae disputationes<\/em>, III, 2, 1), in Bacone e in Charron, ma &#8211; ahim\u00e8! &#8211; non nella Scolastica. Propongo di investigare in Sant\u2019Alberto Magno.<\/p>\n<p>Nietzsche parla della filosofia come \u201cfraintendimento del corpo\u201d nella <em>Prefazione <\/em>del 1886<em>,<\/em> par. 2, a <em>La Gaia scienza<\/em> (mi sono attenuta alla traduzione di Ferruccio Masini, contenuta nell\u2019edizione critica delle <em>Opere<\/em> di Nietzsche curata da Giorgio Colli e Mazzino Montinari). Il problema della dieta viene visto come eminentemente filosofico, in luogo di occuparsi di questioni teologiche, in <em>Ecce homo<\/em>, <em>Perch\u00e9 sono cos\u00ec accorto<\/em>, 1. Infine, di canzoni da organetto si parla in <em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>, III, <em>Il convalescente<\/em>, anche se col\u00e0 l\u2019oggetto \u00e8 una versione banalizzata dell\u2019eterno ritorno, ma la metafora vale come esempio di ogni becera semplificazione.<\/p>\n<p>Per l\u2019<em>Odissea<\/em> nello zaino rimando ad un paio di miei<em> r\u00e9portages<\/em> di viaggio: <strong><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?p=710\">Verso Itaca<\/a><\/span>&nbsp; <\/strong>e<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?p=924\"><strong> Patrasso, solo andata<\/strong><\/a><\/span>.<\/p>\n<p>Per Lanzarote guardate l\u2019omonimo album di fotografie: <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=917\"><strong>Lanzarote<\/strong><\/a><\/span><\/p>\n<p>Ho sviscerato a lungo il tema della solitudine in <span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Beata solitudo<\/strong><\/span><em>. <\/em>(<span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Beata-Solitudo-DEF.pdf\">parte 1<\/a><\/strong><\/span>, <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/BeataSolitudo.2.pdf\">parte 2<\/a><\/strong><\/span> e <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/BeataSolitudo.3.pdf\">parte 3<\/a><\/strong><\/span>)<\/p>\n<p>Si tratta del mio caro amico Fabrice Bourlez, autore, tra l\u2019altro, di <em>Queer psychanalyse \u2013 Clinique mineure et d\u00e9constructions du genre<\/em>, Paris, Editions Hermann, 2018.<\/p>\n<p>La folgorante immagine della luce di stelle ormai spente mi viene dal grandissimo Pierre Klossowski (1905-2001), che cos\u00ec definiva i miti greci e, in particolare, quello di Diana e Atteone (nelle prime due pagine de <em>Le bain di Diane<\/em>, Pauvert, Paris, 1956). Ad esser precisi, Klossowski parla di <em>lumi\u00e8re<\/em> di \u201ccostellazioni spente per noi, per sempre allontanate\u201d. Ebbene, sono immensamente grata a Klossowski per la sua opera tutta, di letteratura, di filosofia e di pittura, ma non solo: ho avuto l\u2019incommensurabile privilegio di conoscerlo e di frequentarlo, eppure mi basterebbe anche questa sola frase, e la potenza inesauribile che ne scaturisce, per amarlo immensamente e per sempre.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019 \u201cinvidia degli dei\u201d, vi raccomando di leggere: <span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/trieste2017n2.pdf\"><strong>A scuola da Erodoto<\/strong><\/a><\/span> (che fa parte di un discorso ben pi\u00f9 ampio sull\u2019agonalit\u00e0 greca), giacch\u00e9 qui sono costretta a trattare troppo velocemente tale delicata questione.<\/p>\n<p>Alludo soprattutto a Walter Otto, <em>Spirito classico e mondo cristiano<\/em>, trad. it., Firenze, La Nuova Italia, 1973 (ed. or. 1923): libro ormai assai annoso, ma che ci fa ancora riflettere su queste due diverse concezioni della divinit\u00e0.<\/p>\n<p>Per Agostino, mi limito a rimandare al libro settimo delle sue <em>Confessioni<\/em>, specie i primi dodici capitoli. E, in particolare, vi suggerisco di leggere, o rileggere, con attenzione l\u2019abissale quinto capitolo.&nbsp; Per la cronaca, Agostino ader\u00ec al Manicheismo prima di convertirsi, donde la sua estrema sensibilit\u00e0 al problema del male.<\/p>\n<p>Se volete far conoscenza con Gorgia, eccovi la mia traduzione dell\u2019<span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Encomio-di-Elena-di-Gorgia-da-Leontini.pdf\">Encomio di Elena di Gorgia da Leontini<\/a> <\/strong><\/span>e la piccola introduzione che ne ho fatto recentemente:<strong><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Viatico-EE.pdf\"> Viatico per l\u2019Encomio di Elena<\/a><\/span>.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>E, infine, non trascurate Albert Camus, <em>Le mythe de Sisyphe<\/em>, Paris, Gallimard, 1942 (edizione italiana pi\u00f9 recente: <em>Il mito di Sisifo<\/em>, traduzione di Attilio Borelli, Milano, Bompiani, 2013). Per me, si tratta di un libro potente e intramontabile ossia di un vero e proprio classico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Confessione Filosofica (Pensieri in fieri in giorni non facili) &nbsp; Ho aspettato e soprattutto ho molto temuto questo momento: ossia il momento in cui mi sarei trovata, senza pi\u00f9 alibi, davanti ad un computer per cominciare a scrivere. Momento terribile! &hellip; <a href=\"https:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1262\">Continua a leggere <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"onecolumn-page.php","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1262"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1262"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1262\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1521,"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1262\/revisions\/1521"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1262"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}