{"id":80,"date":"2014-06-17T14:01:26","date_gmt":"2014-06-17T12:01:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=80"},"modified":"2014-06-17T23:04:08","modified_gmt":"2014-06-17T21:04:08","slug":"i-filosofi-cinici-e-il-mito-dellautosufficienza","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=80","title":{"rendered":"I FILOSOFI CINICI E IL MITO DELL\u2019AUTOSUFFICIENZA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Comunicazione tenuta il 7 marzo 2014 presso la Libreria Pangea<br \/>\nvia San Martino e Solferino, 106 \u2013 Padova<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buongiorno! Quello che stiamo tentando oggi \u00e8 un esperimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo subito una rapidissima inchiesta: alzino la mano quelli che non hanno mai studiato filosofia a scuola. Nemmeno uno! Eh no! Accidenti! Ma a me sarebbe piaciuto parlare anche ai non-filosofi\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 siamo qui? Perch\u00e9 ho fatto apposta a scegliere una libreria e non una sede universitaria? Beh, perch\u00e9 ne ho abbastanza delle sedi istituzionali, specie di quelle di Padova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiariamo subito: non c\u2019\u00e8 nessun libro da promuovere ma, quando succede, qualcuno di solito presenta l\u2019autore. Invece abbiamo deciso di darci un taglio con questo rituale ormai stantio e cos\u00ec mi presento da sola e via!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi chiamo Maria Tasinato ed ero ricercatore di filosofia all\u2019Universit\u00e0 di Padova e ora sono in pensione; come si dice splendidamente in spagnolo, <em>Estoy jubilada<\/em>. Eh s\u00ec! Tale stato mi va a pennello e, mollata l\u2019universit\u00e0, son felice come una Pasqua!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo, vi domanderete perch\u00e9 ho scelto proprio questa libreria. Perch\u00e9 quello che sentirete ha a che fare con il viaggio e qui si vendono mappe e guide utilissime per viaggiare. Certo, potrete trovare anche romanzi e saggi: basta chiedere e Giandomenico ha tutto o ve lo procurer\u00e0 in un battibaleno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scommessa era parlare proprio qui di un filosofo che non solo \u00e8 itinerante ma che \u00e8 anche il pi\u00f9 estremo, il pi\u00f9 radicale tra i filosofi antichi ma anche tra tutti quelli mai esistiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo nome \u00e8 Diogene di Sinope.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siate voi filosofi o non-filosofi, oggi c\u2019\u00e8 una parit\u00e0 assoluta tra di voi ossia tra chi si occupa di filosofia e quelli che ne sono piuttosto a digiuno: perch\u00e9 a scuola questo filosofo non lo si studia mai. Nemmeno all\u2019universit\u00e0 lo si studia. Anche se va detto che, da qualche anno, le cose sono un po\u2019 cambiate. Questo perch\u00e9 sono usciti in italiano gli ultimi corsi di Michel Foucault al Coll\u00e8ge de France e, siccome l\u2019ultima parte dell\u2019ultimo corso era dedicata ai Cinici, parlare dei Cinici rischia di diventare maledettamente di moda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra parentesi, porta malissimo parlare dei Cinici perch\u00e9, tre mesi dopo aver finito quel corso, nel giugno 1984, Foucault mor\u00ec. E giuro fa un certo effetto sentir dire a Foucault, nell\u2019ultimissima frase della sua ultima lezione, che: \u201c\u00e8 troppo tardi\u201d, che non ha pi\u00f9 tempo a disposizione, mentre s\u2019intuisce il suo grande rammarico per non poter approfondire la filosofia cinica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, siccome il pericolo fa parte del mio mestiere, quello di filosofa, eccomi qui a sfidare la sorte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul tavolino vicino a me &#8211; dopo vi invito a venire a sfogliarli &#8211; potete vedere i testi cui mi sono ispirata. Il primo \u00e8 <em>Il coraggio della verit\u00e0<\/em> (Feltrinelli), che raccoglie l\u2019ultimo ciclo di lezioni di Foucault, di cui vi ho appena detto. \u00c8 un testo veramente bello, e lo dico anche se spesso non son d\u2019accordo per niente. Ma leggetelo, mi raccomando!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi qui c\u2019\u00e8 un altro libro: l\u2019ha scritto un grosso filosofo tedesco contemporaneo; \u00e8 nato nel \u201947 e attualmente \u00e8 ancora vivo e vegeto e spopola in Germania e dintorni. Si chiama Peter Sloterdijk e il titolo del libro \u00e8: <em>Critica della ragion cinica<\/em>, uscito nel 1983. Questo saggio era stato tradotto in italiano nel 1992, in una versione tagliata dallo stesso autore &#8211; ci\u00f2 non impedisce che, anche cos\u00ec, sia un bel malloppo &#8211; ma da anni era introvabile; ora \u00e8 stato riedito (Raffaello Cortina). Purtroppo \u00e8 un saggio prolisso e dispersivo da morire e che spesso non parla affatto di Diogene ma di tutt\u2019altro &#8211; tipo della repubblica di Weimar, cio\u00e8 del clima culturale che c\u2019era in Germania, clima che prepar\u00f2 l\u2019insorgere del nazismo. Per\u00f2, credetemi, val la pena di stringere i denti e leggere questo libro, perch\u00e9, a mio modesto avviso, Sloterdijk \u00e8 quello che ha che capito pi\u00f9 di tutti, anche pi\u00f9 di Foucault &#8211; che non fece in tempo a leggere la <em>Critica<\/em> <em>della ragion cinica<\/em> &#8211; Diogene e il cinismo tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal canto mio, per farmi un\u2019idea in presa diretta sui Cinici antichi, avevo innanzitutto lavorato su vari testi greci originali, che parlavano di questi filosofi e in particolare di Diogene di Sinope. Le versioni italiane in circolo dei detti e delle imprese di Diogene non mi soddisfacevano per nulla, fatta eccezione di quella contenuta in <em>Filosofia del cane<\/em> di Andrea Libero Carbone (:duepunti), che ho tenuto presente e a cui sono grata, sicch\u00e9 i brani, che esamineremo tra poco, son quasi sempre ritradotti dalla sottoscritta. Con non poca fatica, devo dire, perch\u00e9 non \u00e8 facile mantenerne il pi\u00f9 possibile intatto il messaggio e insieme il brio di Diogene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi dicevo, c\u2019\u00e8 una <em>renaissance<\/em> di interesse per i Cinici ma, pi\u00f9 che altro, s\u2019inscrive in una <em>renaissance<\/em> di Michel Foucault, il che per\u00f2 non s\u2019accompagna ad una vera e propria conoscenza della filosofia cinica. Per cui ci son fior di professori che tengono corsi su corsi sull\u2019ultimo Foucault e magari sanno tutto su un sacco di articoli recenti in proposito usciti in Europa e negli Stati Uniti per\u00f2, tra questo e fare i conti con i testi antichi, beh, ce ne va!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma prima di entrare nel cuore dell\u2019argomento di oggi, urge una precisazione terminologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema mi era sorto quando, mesi fa, avevo cominciato ad annunciare che forse avrei tenuto una comunicazione sui Cinici e subito m\u2019ero accorta che c\u2019era chi storceva il naso e fioccavano commenti, tipo: \u201cMa perch\u00e9? Come se non ce ne fossero abbastanza di cinici in giro!\u201d. Avevo un bel dire che erano i \u201cfilosofi cinici\u201d quelli che m\u2019interessavano: non chiarivo mica un granch\u00e9! Questo perch\u00e9 in italiano siamo un po\u2019 fregati dato che abbiamo una sola possibilit\u00e0 a disposizione: diciamo \u201ccinismo\u201d e buonanotte! Invece in tedesco i vocaboli in questione sono due e pure con una grafia diversa. Esiste il termine <em>Zynismus<\/em>, ma esiste anche la parola <em>Kynismus<\/em>. Ebbene, il <em>Zynismus<\/em>, quello con la Z, si riferisce al cinismo nel senso banale del termine, mentre il<em> Kynismus<\/em>, quello con la K, si riferisce esclusivamente al cinismo antico. Secondo Sloterdijk, il cinismo pi\u00f9 banale, che lui chiama \u201ccinismo diffuso\u201d, non deriva da quello antico, anzi ne rappresenta un travisamento e un degrado. E Sloterdijk traccia un magistrale ritratto di chi \u00e8 affetto dal cinismo diffuso. Propongo di chiamarlo direttamente: \u2018cinismo da bar\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra parentesi, studio spesso nei bar e mi son fatta una discreta cultura sul cinismo diffuso, che col\u00e0 si respira a pieni polmoni\u2026 oddio!&#8230; a me spesso fa mancare l\u2019aria\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cinico, non quello antico, insomma, \u00e8 una figura di massa, ma una massa particolare perch\u00e9 \u00e8 formata da tanti individualisti cronici e incalliti. Questo cinico, allora, \u00e8 un asociale, ma non un asociale punto e stop, no \u00e8 un \u201casociale integrato\u201d. \u00c8 uno che bada bene a non fare la figura del fesso &#8211; sto usando varie espressioni di Sloterdijk &#8211; sempre pronto a dire: \u201cGuarda che a me non me la conti mica giusta! Perch\u00e9 so io bene come gira il mondo\u201d. Sicch\u00e9, \u201cse tanto mi d\u00e0 tanto\u2026\u201d\u2026 e avanti di questo passo. Il cinico \u00e8 straconvinto che nulla potr\u00e0 mai cambiare, e diventa un esecutore subalterno dello status quo. Il cinico \u00e8, pertanto, in preda ad un\u2019amarezza cupa, ad un \u201csordo malumore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre secondo Sloterdijk, non \u00e8 detto che esista solo un\u2019amarezza di massa, ma pu\u00f2 esserci anche \u201cun\u2019amarezza chic\u201d, radical-chic, diremmo noi. Potremmo aggiungere, sempre mettendo a frutto l\u2019analisi di Sloterdijk, che i cinici &#8211; nel senso di neocinici &#8211; hanno la convinzione di essere maledettamente intelligenti, per cui sono critici al cubo su tutto, per\u00f2 ci\u00f2 non li esime certo dal fare tutto quello che fanno tutti. Ossia non li esime dallo sposarsi, fare figli e fare carriera. Per non parlare dell\u2019etica sessuale! Eh s\u00ec! I cinici sono dediti all\u2019infedelt\u00e0 coniugale, ma guai a toccare la famiglia! Sicch\u00e9 il loro \u00e8 un chiamarsi fuori ma contemporaneamente uno stare dentro. Il cinico \u00e8 un cittadino del bunker, destinato a diventare un pensionato astioso. E sui pensionati chi frequenta i bar, come faccio io, finisce che la sa fin troppo lunga\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece il cinico antico non ha niente a che vedere con tale squallido e tristo figuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora guardate questa cartina provvista di uno specchietto di date, perch\u00e9 non volevo dare per scontata nessuna coordinata spazio-temporale. Cominciamo con quelle spaziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-1-Impero-di-Alessandro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-82\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-1-Impero-di-Alessandro.jpg\" alt=\"FIGURA 1-Impero di Alessandro\" width=\"800\" height=\"653\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-1-Impero-di-Alessandro.jpg 886w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-1-Impero-di-Alessandro-300x244.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa rappresenta questa cartina? L\u2019impero di Alessandro! Va detto che anch\u2019io, che pure ho fatto il classico, prima di allestire per voi questa cartina, avevo la mia bella dose di ignoranza. Ma non solo io! Avevo provato a domandare ad un mio amico, un grecista molto in gamba, da dove provenisse esattamente Diogene di Sinope e questo mi aveva risposto tenendosi sulle generali: \u201cDal Ponto\u201d e fin qua ci arrivavo anch\u2019io, cio\u00e8 sapevo che veniva dalle coste dell\u2019attuale Mar Nero. Siccome mi sembrava una provenienza un po\u2019 vaga, avevo insistito col grecista e gli avevo chiesto da che punto del Ponto esattamente venisse Diogene e il mio amico m\u2019aveva risposto che pensava dalle parti di Odessa, ossia non lontano dalla famigerata Crimea, per intenderci. Invece no! Guardate qua dove sta Sinope: siamo nella zona nord dell\u2019attuale Turchia asiatica. E non vicino al Bosforo, tra l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sinope fin dal VII secolo avanti Cristo risulta essere una colonia di Mileto. Ed ecco Mileto, che sta in quella parte della Turchia asiatica che si affaccia sul mare Egeo. Tanto per la cronaca, Mileto, che era piena di colonie, aveva dato i natali agli stessi albori della filosofia: a Talete, a Anassimene e Anassimandro: la cosiddetta scuola ionica!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta che abbiamo scoperto dove si trova Sinope, che cosa colpisce? Vi assicuro che tutti i filosofi in epoca classica non provenivano da cos\u00ec lontano rispetto al Mediterraneo, certo potevano venire dalla Macedonia (Aristotele), ovviamente da Atene (Socrate e Platone), ma anche dalla Sicilia (Empedocle e Gorgia), dall\u2019attuale Campania (Parmenide e Zenone), da isole varie, dalle coste dell\u2019attuale Turchia asiatica ma solo Diogene proviene da un posto cos\u00ec fuori mano, cos\u00ec <em>eccentrico<\/em>. Diogene per\u00f2 arriva presto ad Atene, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre in questa immagine, l\u00e0 in basso, potete vedere un po\u2019 di coordinate temporali: la morte di Socrate (399 a.C.), gli anni in cui vissero Platone (428-348 a.C.) e Aristotele (384-322 a.C.). Questo per mostrarvi che Diogene (412-323 a.C.) aveva circa 16 anni meno di Platone e che Aristotele viene ancora dopo. Ecco anche gli anni che racchiudono la breve vita di Alessandro Magno (356-323 a.C).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riassumendo, Socrate muore a settant\u2019anni, Platone poco dopo gli ottanta, Aristotele a sessantadue, Diogene muore nel 323 d.C., ossia lo stesso anno in cui mor\u00ec Alessandro, solo che Alessandro aveva trentatr\u00e9 anni e Diogene, invece, pi\u00f9 di novanta: il pi\u00f9 longevo di tutti!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ultimo viene Diogene Laerzio che \u00e8 il biografo di tutti i filosofi antichi fino ad Epicuro (341-277 a.C.) compreso. Di Diogene Laerzio non sappiamo praticamente nulla e pare che sia vissuto tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo. La sezione su Diogene di Sinope \u00e8 circa di una ventina di pagine e, vi assicuro, analizzarla \u00e8 un\u2019impresa a dir poco improba perch\u00e9 ci si trova davanti ad un collage molto disordinato di frasi e di aneddoti spesso slegatississimi tra di loro. Tuttavia questa fonte \u00e8 fondamentale per cercare di capire qualcosa di Diogene di Sinope. Perci\u00f2 i brani che analizzeremo, son tratti tutti da l\u00e0: dal libro sesto delle <em>Vite dei<\/em> <em>filosofi<\/em> (DL, VI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre considerando le coordinate cronologiche, vediamo anche come Diogene &#8211; da adesso non aggiunger\u00f2 pi\u00f9 \u201cdi Sinope\u201d e, se si tratter\u00e0 dell\u2019altro Diogene, cio\u00e8 Laerzio, lo specificher\u00f2 &#8211; si situi in una sorta di momento zero della filosofia. Infatti viene prima non solo di Aristotele ma anche di quelli che poi fonderanno le due grandi filosofie ellenistiche, ossia l\u2019epicureismo e lo stoicismo (tra parentesi, il primo stoico, Zenone di Cizio &#8211; 355-263 a.C. &#8211; ha avuto un maestro cinico) e sembra situarsi sulla scia della filosofia post-socratica e post-platonica, anche se poi non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 Diogene \u00e8 un caso totalmente a parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, non \u00e8 facile rintracciare la filosofia di Diogene perch\u00e9 di lui non ci rimane nulla di scritto. Anche se Diogene non sarebbe tra quelli che non hanno scritto nulla, tipo Cristo, che conosciamo attraverso i Vangeli, oppure Pitagora oppure lo stesso Socrate, di cui abbiamo il ritratto, probabilmente tendenzioso, di Platone che ne fa il personaggio chiave dei suoi dialoghi, dietro cui trincerarsi e mascherarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo, invece, elenchi delle opere di Diogene, tra cui vediamo titoli di tragedie e di opere politiche, c\u2019\u00e8 persino una <em>Repubblica<\/em>. Insomma, Diogene ha scritto ma di lui non c\u2019\u00e8 restata manco una riga. Questo significa che, in un\u2019epoca pi\u00f9 tarda, \u00e8 stata operata una censura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beh, lo sapete della grecit\u00e0 ci \u00e8 arrivato pochissimo, una punta d\u2019iceberg e, guarda caso, le opere pi\u00f9 eccentriche hanno fatto una brutta fine. E Diogene \u00e8 eccentrico all\u2019ennesima potenza e, come vedremo, non solo geograficamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, per tentare di ricostruire la fisionomia di Diogene, dobbiamo accontentarci di questo <em>tourbillon<\/em> di aneddoti, diventati subito leggendari, legati alla sua vita, aneddoti che ci narrano le sue imprese e soprattutto danno risalto alle sue battute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui tra i presenti c\u2019\u00e8 il professor Giangiorgio Pasqualotto il quale, sapendo che da tempo mi sto occupando dei Cinici, mi ha esortato con grande insistenza a scriverci sopra un bel saggio e cos\u00ec finisce che litighiamo. S\u00ec, perch\u00e9 non ha senso: <em>il cinismo lo si vive! non lo si scrive<\/em>!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il momento, propongo di giocarci vari aneddoti della vita di Diogene. E, fra tutti gli aneddoti della sua vita, forse il pi\u00f9 leggendario e il pi\u00f9 famoso di tutti \u00e8 quello che narra l\u2019incontro tra lui e Alessandro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco una serie di immagini che ho scelto per cominciare a farci un\u2019idea di questo incontro. Ho preferito, tranne in un caso, pittori non molto noti perch\u00e9, secondo me, illustrano meglio certi dettagli che non sono secondari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui abbiamo un quadro del 1818 di Gaetano Gandolfi, pittore bolognese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-2-Gaetano-Gandolfi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-87\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-2-Gaetano-Gandolfi.jpg\" alt=\"FIGURA 2-Gaetano Gandolfi\" width=\"800\" height=\"647\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-2-Gaetano-Gandolfi.jpg 591w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-2-Gaetano-Gandolfi-300x242.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserviamo Alessandro, sontuosamente equipaggiato, in piedi mentre Diogene \u00e8 seduto seminudo e fa l\u2019atto di respingere il sovrano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo un\u2019altra immagine che \u00e8 di un dimenticato pittore maremmano: un certo Paride Pascucci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-3-Paride-Pascucci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-90\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-3-Paride-Pascucci.jpg\" alt=\"FIGURA 3-Paride Pascucci\" width=\"800\" height=\"482\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-3-Paride-Pascucci.jpg 709w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-3-Paride-Pascucci-300x180.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera \u00e8 del 1891 ed \u00e8 molto interessante perch\u00e9 ci fa vedere un paesaggio desolato, assolato e polveroso; sullo sfondo vediamo il mare. Infatti, come scopriremo tra poco, l\u2019incontro avviene nei sobborghi di Corinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma andiamo direttamente al primo gruppo di piccoli brani che vorrei che leggessimo assieme:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">Mentre se ne stava al sole, gli si avvicin\u00f2 Alessandro in persona e gli disse: \u201cChiedimi qualsiasi cosa e l\u2019avrai!\u201d. Diogene gli rispose: \u201cSpostati, che mi fai ombra\u201d (DL, VI, 38).\u00a0Dicono che Alessandro dichiarasse che, se non fosse nato Alessandro, sarebbe voluto nascere Diogene (DL, VI, 32).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima frase attribuita da Diogene Laerzio ad Alessandro \u00e8 presa da Plutarco (<em>Vita di Alessandro<\/em>, cap. XIV), ma Diogene Laerzio, che pure spesso cita le sue fonti, questa volta, non ce lo dice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo all\u2019incontro tra i due: uno \u00e8 il mendicante e l\u2019altro \u00e8 il re, il re <em>par excellence<\/em>; avete visto quanto sia esteso il regno di Alessandro, che si spinge fino all\u2019India settentrionale. Questa immensa impresa di conquista si situa negli ultimi dieci anni della vita di Alessandro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, al momento dell\u2019incontro, Alessandro (che greco non era, bens\u00ec macedone) si era limitato a sottomettere tutta la Grecia. Insomma non \u00e8 ancora il conquistatore dell\u2019Asia e di parte del Nord-Africa, ma ha gi\u00e0 una discreta carriera alle spalle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, Alessandro passa per Corinto ed \u00e8 lui a voler incontrare Diogene, che si trovava l\u00e0. Tra poco vi dico &#8211; abbiate pazienza &#8211; in che circostanze Diogene aveva lasciato Sinope.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma prima di continuare, date una rapida occhiata alla locandina\u00a0(clicca su <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=42\"><span style=\"color: #0000ff;\">NEWS<\/span><\/a><\/strong><\/span>) con cui ho lanciato un altro incontro &#8211; spetter\u00e0 a noi farlo diventare leggendario &#8211; quello di noi tutti qui ed ora. Beh, in quel foglietto, che avete tutti in mano, vien posta, tra l\u2019altro, una domanda piuttosto provocatoria, che ovviamente si riferisce a Diogene ed Alessandro: \u201cChi dei due \u00e8 il vero re?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho posto questa domanda perch\u00e9 sul faccia a faccia Diogene-Alessandro \u00e8 stato composto, tra il primo e il secondo secolo d. C, uno scritto che s\u2019intitola appunto: <em>Per\u00ec basile\u00edas<\/em>, cio\u00e8 <em>Sulla regalit\u00e0<\/em>. Ne \u00e8 autore Dione di Prusa, soprannoninato \u201cCrisostomo\u201d, cio\u00e8 \u201cBoccadoro\u201d, per la sua grande eloquenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi \u00e8 costui? \u00c8 un retore abbastanza famoso, ci\u00f2 non toglie che <em>Per\u00ec basile\u00edas<\/em> sia un testo pallosissimo &#8211; come del resto lo sono pure tanti altri scritti suoi, che mi son dovuta sciroppare &#8211; ma m\u2019\u00e8 toccato\u00a0 analizzarlo con cura, perch\u00e9 \u00e8 proprio su questo testo che si basano molte tesi di Michel Foucault.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema di fondo \u00e8 il seguente: chi dei due \u00e8 rispetto all\u2019altro in una posizione di superiorit\u00e0? Verrebbe da pensare ad Alessandro, che vive circonfuso di lusso e di gloria e che s\u2019accinge a conquistare tutto il mondo allora conosciuto, mentre l\u2019altro, il filosofo, se ne sta miseramente in una botte, mezzo nudo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra l\u2019altro, Alessandro, secondo quello che dice Plutarco, \u00e8 piuttosto indispettito con il Nostro, perch\u00e9 a Corinto tutti gli altri, filosofi e politici, si precipitano ad omaggiarlo, mentre Diogene non ci pensa proprio, sicch\u00e9 gli tocca andare lui da Diogene: gli tocca andare a stanarlo nella sua botte, per potersi rendere conto di che razza di uomo si tratti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo a Dione Crisostomo, alla sua orazione sulla regalit\u00e0 perch\u00e9 c\u2019interessa l\u2019analisi del tipo di potere di Alessandro, di cui ne viene smascherata la debolezza. S\u00ec, perch\u00e9 Alessandro ha bisogno di un sacco di cose per esercitarlo. Ha bisogno di guardie personali &#8211; lo avete visto prima in un paio quadri circondato da armigeri &#8211; per salvaguardare la sua integrit\u00e0 fisica, per la stessa ragione ha bisogno che qualcuno assaggi prima quello che manger\u00e0 per non venire avvelenato. Ha bisogno di una corte, ha bisogno di armi, di un esercito per continuare la sua opera di conquista e infine ha bisogno di un sacco di denaro altrimenti non pu\u00f2 finanziare le sue imprese e sempre gran soldi gli servono per corrompere gli avversari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fin fine, la regalit\u00e0 di Alessandro \u00e8 una regalit\u00e0 che noi definiremmo \u2018precaria\u2019 perch\u00e9 dipende dal trionfare sempre su nuovi nemici e contemporaneamente dalla fedelt\u00e0 degli alleati. Sicch\u00e9 la sua regalit\u00e0 pu\u00f2 crollare da un momento all\u2019altro perch\u00e9 basta che lui si fermi, cio\u00e8 smetta di fare conquiste, o semplicemente venga tradito e<em> adieu!<\/em> Insomma, la <em>basile\u00eda<\/em> di Alessandro \u00e8 destinata ad essere perduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la sovranit\u00e0 del cinico \u00e8 una sovranit\u00e0 che non \u00e8 destinata ad essere perduta. Questo perch\u00e9 il cinico non dipende dagli altri, ma &#8211; questo \u00e8 fondamentale! &#8211; <em>il cinico regna su se stesso<\/em>. Ergo, tra i due, tra Alessandro e Diogene, il vero re \u00e8 Diogene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 \u00e8 un re misconosciuto: lo vediamo alloggiare in una botte, in mezzo alla polvere, in mezzo ai detriti, talora nei sobborghi, inoltre la folla lo schernisce e lo prende di mira per sbeffeggiarlo: il cinico &#8211; per usare un\u2019efficace espressione di Foucault &#8211; \u00e8 \u201cun re di derisione\u201d, che nasconde la sua regalit\u00e0 nella pi\u00f9 totale spoliazione. Spesso, infatti, \u00e8 descritto nudo o seminudo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di andare avanti, vi ricordo alcuni particolari che costituiscono l\u2019armamentario, seppur ridotto all\u2019osso, del cinico. Diogene \u00e8 un viaggiatore, non solo arriva ad Atene dal Ponto &#8211; tra pochissimo vi spiego perch\u00e9 &#8211; ma si sposta per tutta la Grecia; per esempio, quando \u00e8 freddo sta in un posto pi\u00f9 riparato (Atene) e quando \u00e8 caldo in un altro pi\u00f9 ventilato (Corinto). \u00c8 stato il primo che ha escogitato un mantello doppio, antenato del sacco a pelo, infatti lo usa per dormire <em>\u00e0 la belle<\/em> <em>\u00e9toile<\/em>, all\u2019aperto. Ha una bisaccia, antenata dello zaino, e un bastone. La sua <em>mise<\/em> si trasformer\u00e0 nella <em>mise<\/em> del pellegrino medievale e in quella dell\u2019amante del trekking contemporaneo &#8211; magari di quello che non ha troppo equipaggiamento tecnico. Diogene, in qualche maniera, \u00e8 il patrono del pellegrino e questo non \u00e8 un tratto certo secondario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso andiamo ad uno degli aneddoti pi\u00f9 equivoci e pi\u00f9 scandalosi &#8211; di scandalosi su Diogene ce ne sono tanti, ma vorrei osservare una certa <em>gradatio<\/em> nello scandalo &#8211; della vita di Diogene: vi informo che Diogene si trova forzato ad abbandonare Sinope, perch\u00e9 viene condannato all\u2019esilio. Ma cosa ha fatto di grave? Viene esiliato perch\u00e9 &#8211; sentite qua! &#8211; <em>ha<\/em> <em>falsificato la moneta:<\/em> Diogene \u00e8 un falsario! Suo padre era un banchiere ad altissimo livello, che non vuol dire un banchiere come lo concepiamo oggi, bens\u00ec uno che ha un banco di cambio. Insomma, il padre di Diogene, aveva in mano il cambio ufficiale della sua citt\u00e0. Tra le molte versioni che abbiamo di questo aneddoto, una dice che la moneta l\u2019aveva falsificata suo babbo e che Diogene dovette seguirlo nell\u2019esilio, in un\u2019altra versione il falsario \u00e8 lui e da l\u00ec la condanna all\u2019esilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra parentesi, Diogene non si lamentava affatto di questa condanna all\u2019esilio, anzi! Perch\u00e9, se lo prendevano in giro, rinfacciandogli di essere un apolide, un transfuga &#8211; \u201candare in esilio\u201d e \u201cfuggire\u201d in greco si dice con il medesimo verbo: <em>phe\u00fag\u014d<\/em> &#8211; Diogene rispondeva: \u201cBeh! Io vi condanno a starvene a casa!\u201d (DL, VI, 49). E, perci\u00f2, lui non era uno stanziale, anche se sembrerebbe relegato in un\u2019angusta botte: era, invece, contento di questo suo vagare per la Grecia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo al fatto scandaloso della falsificazione della moneta. In greco \u201cmoneta\u201d si dice <em>n\u00f3misma<\/em>, una parola micidiale perch\u00e9 implica un ventaglio di significati. <em>N\u00f3misma<\/em> \u00e8 \u201cil valore\u201d che si d\u00e0 ad una moneta, ma, in un senso pi\u00f9 ampio, \u00e8 il valore su cui si basa una societ\u00e0, un assetto politico ovvero tutt\u2019un insieme di norme, di consuetudini etc. <em>N\u00f3mos<\/em>, infatti, vuol dire proprio questo: \u201clegge\u201d ma anche \u201cconvenzione sociale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, il Nostro, non si sa bene se coinvolto dal padre o trascinato da altri o di sua iniziativa &#8211; vi dicevo le versioni sono pi\u00f9 d\u2019una &#8211; aveva falsificato il <em>n\u00f3misma<\/em>. E qui la cosa assume subito un forte significato simbolico, infatti, quasi tutti gli studiosi di Diogene non si limitano a riferire che lui ha falsificato la moneta e stop. No, aggiungono &#8211; e fanno bene! &#8211; che Diogene ha falsificato una serie di valori sociali. Ma un altro particolare molto interessante \u00e8 che Diogene si reca presso l\u2019oracolo di Apollo a Delfi e gli chiede come dovesse comportarsi col <em>n\u00f3misma<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamoci che all\u2019oracolo di Delfi si era appellato anche Socrate o meglio s\u2019era appellato al \u201cConosci te stesso!\u201d. E purtroppo oggi non ho il tempo di soffermarmi su questa famosissima sentenza delfica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la cosa che ci lascia stupefatti \u00e8 la risposta che l\u2019oracolo d\u00e0 al Nostro, \u201cFalsifica il<em> n\u00f3misma<\/em>!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una risposta di una portata enorme. S\u00ec perch\u00e9 sotto l\u2019egida\u00a0 dell\u2019oracolo delfico si apre tra Socrate e Diogene una divaricazione e-n-o-r-m-e.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte, c\u2019\u00e8 un \u201cConosci te stesso!\u201d che porta all\u2019interiorit\u00e0, interiorit\u00e0 che, un domani, verr\u00e0 recuperata dal Cristianesimo e, successivamente, dalla psicanalisi. Questo lo dico solo per darvi l\u2019idea della linea di fuga, ovvio, che per il momento siamo in piena Grecia e ci basti riflettere su che cosa finisce per comportare per Platone quel \u201cConosci te stesso!\u201d, ossia ancorare l\u2019equilibrio della <em>psykh\u1e17<\/em> all\u2019equilibrio dell\u2019intero assetto politico. Basti pensare alla <em>Repubblica<\/em>, dove troviamo un rispecchiamento perfetto fra le tre parti e potenze dell\u2019anima (quella che desidera, quella che ha coraggio, e quella che \u00e8 dotata di <em>l\u00f3gos<\/em>) e le tre classi sociali in cui \u00e8 strutturata la <em>p\u00f3lis<\/em> ideale (gli artigiani, i guerrieri-custodi e i governanti-filosofi). Ma mi fermo qua perch\u00e9 sarebbe un discorso lunghissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altra parte, quella di Diogene, abbiamo un clamoroso \u201cFalsifica il <em>n\u00f3misma!\u201d<\/em> che indica una direzione esattamente contraria all\u2019interiorit\u00e0, ivi compresa un\u2019interiorit\u00e0 integrata nell\u2019ordine sociale, oppure, in un senso pi\u00f9 banale, e pi\u00f9 in sintonia con la nostra epoca, un\u2019interiorit\u00e0 intesa come scavo psicologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, l\u2019invito dell\u2019oracolo \u00e8 giocarsi tutto non dentro bens\u00ec <em>fuori<\/em>! <em>Fuori<\/em> nel comportamento, <em>fuori<\/em> negli atti, <em>fuori<\/em> nei gesti. E contemporaneamente &#8211; e qui gi\u00e0 intravvediamo la radicalit\u00e0 estrema del messaggio cinico &#8211; <em>fuori<\/em> nel sovvertimento!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il significato simbolico del responso dell\u2019oracolo, che autorizza Diogene nientemeno che a mettere sottosopra ogni convenzione sociale e la stessa struttura portante della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo per un attimo il \u2018cinismo da bar\u2019, dove il neocinico, da buon \u201casociale integrato\u201d, fa tanto lo sprezzante per\u00f2 non si sognerebbe mai di mettere veramente in crisi i valori base della societ\u00e0: la famiglia o il lavoro, la carriera etc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, il cinico antico, che \u00e8 ben pi\u00f9 radicale, nasce come un sovvertitore dell\u2019assetto sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, a questo proposito, troviamo un\u2019analisi molto brillante di Foucault che propone di far attenzione a quel benedetto verbo che viene frettolosamente tradotto con \u201cfalsificare\u201d la moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui ci risiamo col greco, abbiate pazienza, perch\u00e9 se ci limitassimo all\u2019italiano o al francese, o a qualsiasi lingua moderna, non ne verremmo mai a capo. Dunque, il verbo in questione \u00e8 <em>parakhar\u00e1ss\u014d<\/em> che suggerisce un agire direttamente sull\u2019effigie della moneta. Per essere pi\u00f9 chiara, <em>par\u00e0<\/em> indica un andare contro, e <em>khar\u00e1ss\u014d<\/em>: \u201cincidere\u201d donde <em>kharakt\u1e17r<\/em>, che \u00e8, appunto, l\u2019immagine impressa nel metallo o su qualsiasi altra superficie adatta a ricevere questa <em>impressione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di conseguenza, non abbiamo una svalutazione fraudolenta del <em>n\u00f3misma<\/em> dato che <em>parakhar\u00e1ss\u014d<\/em> suggerisce piuttosto l\u2019azione di \u201ccancellare l\u2019effigie\u201d della moneta. Ma &#8211; attenzione! &#8211; questa cancellazione viene fatta affinch\u00e9 un\u2019effigie venga sostituita con un\u2019altra effigie. Questo si traduce nel non accettare le immagini che la tradizione ci d\u00e0 e metterne delle altre. Un\u2019immagine da sostituire, ad esempio, \u00e8 quella del filosofo. Il filosofo che Diogene mette in scena \u00e8 quella di un filosofo scandaloso: un filosofo che non rispetta niente e nessuno e che non d\u00e0 per acquisito nessun valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi si potrebbe obiettare che tutti i filosofi, in quanto tali, non danno per acquisito nessun valore. Beh s\u00ec, per\u00f2, quasi sempre, dopo ne fondano di nuovi. Diogene invece no: lui sovverte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 vi rendiate conto di quanto il sovvertimento dei valori operato da Diogene sia radicale, vi dico che, tanto per cominciare, lui sovverte ogni gerarchia e, <em>in primis<\/em>, la basica distinzione tra uomini liberi e schiavi, che, ad esempio, Platone, non aveva certo messo in crisi. Saranno solo in seguito gli Stoici a dire che c\u2019\u00e8 una comunanza universale tra tutti gli uomini, dato che tutti sono provvisti di <em>l\u00f3gos<\/em> e tutti sono cittadini del <em>k\u00f3smos<\/em>. E tale concezione \u00e8 lontanissima da quello che pensa Aristotele, per il quale chi \u00e8 dotato di <em>l\u00f3gos<\/em> \u00e8 solo un certo tipo di uomo: non di sicuro un nullatenente, bens\u00ec un uomo che appartiene ad una certa classe sociale; non le donne, non i barbari e men che meno gli schiavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 \u00e8 inutile che ci giriamo tanto intorno, la societ\u00e0 greca, che ancora troppo spesso vien vista come modello di democrazia, si fonda sul fatto che esiste la schiavit\u00f9. Siamo noi che facciamo tanto i politicamente corretti, gli snob che strillano scandalizzati che la schiavit\u00f9 \u00e8 inammissibile, quando invece gli schiavi anche oggi ci sono, e ci sono eccome! Almeno i Greci erano maledettamente pi\u00f9 schietti e molto meno ipocriti di noi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va precisato, inoltre, che nell\u2019antichit\u00e0 non eri schiavo solo perch\u00e9 nascevi da una schiava: diventare schiavo poteva capitare a tutti. Bastava che tu appartenessi ad una citt\u00e0 sconfitta e, potevi essere anche di stirpe aristocratica, senza tanti complimenti, venivi venduto schiavo dai vincitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oppure diventavi schiavo in seguito ad un viaggio per mare finito male. Infatti, poteva benissimo succedere che una nave venisse assalita dai pirati e che i malcapitati venissero venduti schiavi. E proprio questo capit\u00f2 a Diogene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E Diogene s\u2019inserisce in una pi\u00f9 vasta tradizione del filosofo-schiavo. Pensiamo non solo a Platone, che fu venduto schiavo, salvo poi venir riscattato dagli amici. O ancora pensiamo ad Epitteto, tra i pi\u00f9 grandi stoici dell\u2019epoca imperiale, il cui nome significa letteralmente \u201ccomperato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, abbiamo una scenetta molto simpatica, ed \u00e8 Diogene Laerzio (VI, 74) a raccontarcela. La scena si svolge nel mercato degli schiavi a Creta dove il banditore chiede a Diogene: \u201cChe cosa sai fare?\u201d. Al che Diogene, con una protervia senza pari, lasciando tutti di stucco, risponde: \u201cComandare uomini\u201d. E non contento, indica al banditore uno di Corinto, un tale molto distinto, e molto elegante, chiaramente un benestante, e suggerisce al banditore: \u201cVendimi a lui, che ha bisogno di un padrone!\u201d. Nel senso che quel tizio, un certo Seniade, viveva troppo nel lusso e, quindi, aveva giusto bisogno di qualcuno che lo facesse rigare dritto. E finisce proprio cos\u00ec: che il compratore prescelto da Diogene lo compera ed \u00e8 entusiasta di lui tanto che ne fa il precettore dei suoi figli e gli affida persino l\u2019amministrazione della sua casa, senza poi pentirsi di questa sua scelta, anzi! (DL, VI, 74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei ricordare, anche se purtroppo di volata, che Luciano di Samosata (siamo gi\u00e0 nel secondo secolo dopo Cristo, e, quindi, un bel po\u2019 dopo di quando visse Diogene) scrisse un gustosissimo dialogo in cui si parla anche della vendita di Diogene. In questo dialogo che s\u2019intitola &#8211; traduco il titolo con un po\u2019 di approssimazione &#8211; <em>I filosofi all\u2019asta<\/em>, si assiste alla vendita di vari filosofi come schiavi. Beh, \u00e8 un modo comicissimo per prendere in giro la filosofia perch\u00e9 il banditore deve decantare le prestazioni di esponenti di varie scuole filosofiche. La cosa da non perdere d\u2019occhio \u00e8 che non vengono propriamente venduti i filosofi o le singole filosofie, no! Vengono venduti i <em>b\u00edoi<\/em> cio\u00e8 le <em>vite<\/em> filosofiche. Ossia: la vita di un pitagorico, la vita di un cinico, la vita di uno stoico etc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi assicuro che \u00e8 importantissimo insistere su questo perch\u00e9 ci fa capire che Diogene \u00e8 un precorritore e che, nonostante sia nato ben prima, \u00e8 gi\u00e0 <em>oltre<\/em> Aristotele, nel senso che \u00e8 gi\u00e0 proiettato nella filosofia post-aristotelica. Cio\u00e8 un genere di filosofia che s\u2019incentrer\u00e0 soprattutto nella <em>scelta di un tipo di vita filosofica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui ci sarebbe da aprire una parentesi grandissima su Pierre Hadot che ha avuto il merito di riscoprire, e in qualche modo di rilanciare, la cosiddetta filosofia ellenistica e imperiale, o pi\u00f9 semplicemente tardo-antica, come un insieme di <em>filosofie da vivere<\/em>. Ma finiamola qua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo a Diogene, che viene venduto proprio come possessore di una vita di <em>desp\u00f3t\u0113s<\/em>, di padrone. Ma in che senso? Nel senso che lui pu\u00f2 aiutare gli uomini. A fare che? Ad essere liberi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di procedere, chiudiamo la questione di Diogene pedagogo e dell\u2019educazione in genere. Vi raccontavo che il Nostro istruisce i figli del benestante di Corinto. Li alleva, diremmo noi, in maniera decisamente \u2018spartana\u2019: i ragazzi stanno molto all\u2019aria aperta, vanno in giro scalzi, fanno vari esercizi atletici, tuttavia Diogene non nega loro la conoscenza dei poeti (DL, VI, 30-31). Poeti che, peraltro, Diogene, in molte occasioni, mostra di conoscere pi\u00f9 che bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo va sottolineato alla faccia di quanti interpretano Diogene come contrario alla <em>paide\u00eda<\/em> e, in generale, come un campione della natura contrapposta alla cultura e, tra questi, troviamo Foucault, ma non certo Sloterdijk, che non si lascia incastrare in simili sterili opposizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche sulle cosiddette \u2018attivit\u00e0 sportive\u2019 ci sarebbe molto da dire. Infatti spesso si sostiene che il cinico \u00e8 simile ad un atleta: piano! Piano! Ad esempio, Diogene insegna ai fanciulli suoi allievi a praticare vari \u2018sport\u2019, ma solo quel tanto basta che pu\u00f2 giovare alla loro salute, non permette cio\u00e8 che si allenino come dei veri e propri atleti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso leggiamo assieme un altro piccolo brano:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">Una volta vide un bambino che beveva nel cavo della mano. Allora prese dalla bisaccia la sua tazza e la butt\u00f2 via e disse: \u201cUn bambino mi ha battuto in semplicit\u00e0\u201d. Gett\u00f2 via anche la scodella quando vide un altro bambino che, avendo rotto la sua, mangiava le lenticchie nel cavo di una pagnotta (DL, VI, 37).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 sono interessanti queste storielle? Perch\u00e9 ci mostrano come Diogene vada esplorando la <em>dipendenza<\/em>. Diogene capisce che la cosa pi\u00f9 grave \u00e8 essere schiavi di qualcosa d\u2019altro. Dipendere dagli oggetti, ad esempio. Nasce un divorzio con gli oggetti che ogni \u2018camminante\u2019, anche dei nostri giorni, conosce bene: provate ad avere nel vostro zaino oggetti superflui che sarebbe meglio eliminare e capirete subito quello di cui sto parlando. Beh, ho fatto il Cammino di Santiago e ne so qualcosa\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo per\u00f2 va inteso come l\u2019emblema di una schiavit\u00f9 pi\u00f9 generale, cui qui si allude: il cinico non ne vuol sapere di essere schiavo dei suoi desideri (DL, VI, 66)! Desideri che riguardano in ogni caso qualcosa di non necessario e, perci\u00f2, superfluo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passiamo ad analizzare il brano successivo che \u00e8 davvero micidiale: un vero e proprio enigma. Sentite qua:<\/p>\n<p><span style=\"color: #800080;\">Si mise ad osservare un topo che correva in lungo e in largo non per cercare dove dormire, n\u00e9 per timore del buio oppure desiderando qualcosa di quello che \u00e8 reputato vantaggioso. Fu cos\u00ec che trov\u00f2 un espediente (una via d\u2019uscita: <em>p\u00f3ros<\/em>) per ogni circostanza (DL, VI, 22).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Tra parentesi, \u201ccircostanza\u201d qui significa \u201cambiente circostante\u201d e non \u201ccircostanza favorevole\u201d ovvero \u201cmomento opportuno\u201d, insomma, in greco non abbiamo <em>kair\u00f3s<\/em>, tanto per capirci).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giuro, ci sono impazzita dei mesi su questo brano e perfidamente lo passo a voi perch\u00e9 anche voi vi ci spacchiate sopra la testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa mai vorr\u00e0 dire questo osservare i topi? Che poi non \u00e8 l\u2019unica volta che Diogene presta attenzione a tali roditori, ma concentriamoci su questo topo qui, che basta e avanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto per cominciare, questo topo \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano ci possa essere dal topo di laboratorio: quello che sta ingabbiato in circuiti obbligati, con stimoli e risposte indotte e prevedibili. Invece, questo topo scorrazza e basta: non cerca di ottenere qualcosa: no, scorrazza e basta! Cinetico com\u2019\u00e8, questo topo, sembrerebbe trasmetterci irrequitezza, invece no: lui \u00e8 a posto in ogni caso, perch\u00e9 comunque \u00e8 indipendente. Indipendente, ma da che? Questo benedetto topo pare che ci voglia dire che dobbiamo darci un taglio con i fini, con le programmazioni e quant\u2019altro (DL, VI, 29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, secondo me, questo topo insegna qualcosa d\u2019importante a Diogene perch\u00e9 gli dimostra di non essere schiavo dei suoi desideri. Ecco cosa gli insegna!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserviamo ora noi Diogene che osserva il topo. Su cosa si fissa? Sui gesti! Diogene in generale \u00e8 affascinato dai gesti, ivi compresi i gesti degli animali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beh, qui ci sarebbe da fare un lunghissimo discorso, che oggi non posso affrontare, ma solo accennare, che riguarda la differenza tra uomo e animale. Problema grossissimo che non si gioca solo nella filosofia antica, ma che si ritrova lungo tutta la storia della filosofia: rispunta in Cartesio, ad esempio, e si trascina fino ad Heidegger. Insomma, l\u2019uomo \u00e8 sempre meglio dell\u2019animale per quasi tutti i filosofi, fatta solo qualche rara eccezione, tra cui Derrida (<em>L\u2019animale che dunque sono<\/em> e i due voll. de <em>La<\/em> <em>bestia e il sovrano<\/em>), che purtroppo tace sui Cinici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l\u2019uomo \u00e8 meglio dell\u2019animale perch\u00e9 parla, ragiona, ha dei fini, dei progetti, non risponde solo a degli stimoli etc. Invece l\u2019animale \u00e8 muto, non comunica con gli uomini &#8211; state calmi! Eh, no! non prendetevela con me: questo lo pensano tantissimi filosofi, mica io! &#8211; inoltre, l\u2019animale \u00e8 schiavo dei suoi istinti e, quindi, \u00e8 qualche cosa da cui l\u2019uomo deve affrancarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E gi\u00e0 fin dall\u2019antichit\u00e0 le cose si mettono male perch\u00e9, per dire \u201canimale\u201d, in greco diciamo <em>z\u00f4on<\/em>, che prima di tutto significa \u201cvivente\u201d e subito diventa un gran bel problema, all\u2019interno dell\u2019insieme dei viventi, differenziare ci\u00f2 che \u00e8 animale e ci\u00f2 che \u00e8 umano. E allora gi\u00f9 a dire che uno non ha il <em>l\u00f3gos<\/em> e l\u2019altro s\u00ec e cos\u00ec via. Invece Diogene \u00e8 assolutamente fuori da questa logica: lui, come avete visto, si mette in contatto con gli animali, impara dagli animali, perch\u00e9 gli animali si esprimono attraverso il gesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo non certo perch\u00e9 lui disprezzi il linguaggio. Anzi! Dopo vedremo che lui \u00e8 un giocoliere del linguaggio: \u00e8 un burlone che fa un sacco di giochi di parole. Sicch\u00e9 quella che viene a galla in Diogene \u00e8 una <em>filosofia del gesto<\/em>, una filosofia &#8211; badate bene! &#8211; che non pone il gesto come alternativo al linguaggio, ma che dona pari dignit\u00e0 al gesto e al <em>l\u00f3gos<\/em>. Si tratta di un nuovo modo di pensare che d\u00e0 al gesto lo stesso peso di una dimostrazione teorica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ve ne do subito un esempio chiarissimo, sempre fornitoci da Diogene Laerzio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">Un tale negava che esistesse il moto e Diogene si alz\u00f2 e si mise a camminare (DL, VI, 39).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 questa grande discussione, forse sulla scia di Zenone di Elea &#8211; quello di Achille e la Tartaruga, per capirci &#8211; e Diogene che fa? Ecco, non fa il gioco di chi spezza il capello in quattro, cio\u00e8 non si mette ad approntare obiezioni alla teoria di turno, ma semplicemente la mette in ridicolo &#8211; e, contemporaneamente, mette in ridicolo ogni disquisizione astratta &#8211; cio\u00e8 con un gesto provocatorio la confuta in maniera radicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passiamo alla seconda dimostrazione gestuale di Diogene, che \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 complessa e che ci descrive l\u2019irruzione del Nostro all\u2019interno di un consesso di platonici:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">Poich\u00e9 Platone definiva l\u2019uomo \u201cun vivente bipede privo di ali e di piume\u201d e fu molto apprezzato, Diogene spenn\u00f2 un gallo e lo port\u00f2 dove si discuteva dicendo: \u201cEcco qui l\u2019uomo di Platone\u201d. (Facendo capire che) era per quello che alla definizione veniva aggiunto: \u201cdotato di unghie larghe\u201d (DL, VI, 40).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui non si fa riferimento a nessun dialogo platonico, bens\u00ec ad un testo spurio, comunemente denominato <em>Definizioni<\/em> (la def. che c\u2019interessa sta al 415a 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra l\u2019altro, nel commentare questo passo, spesso si tace del resto della definizione, che pure \u00e8 interessante: \u201c(L\u2019uomo) \u00e8 l\u2019unico &#8211; e dai con l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019uomo rispetto agli animali! &#8211; che \u00e8 capace di una vera conoscenza (<em>epist\u1e17m\u0113<\/em>) perch\u00e9 dotato di capacit\u00e0 di calcolare e ragionare che gli viene dal <em>l\u00f3gos<\/em> (<em>logism\u00f3s<\/em>)\u201d. Non abbiamo ancora la famosa definizione che troveremo nella <em>Politica<\/em> (I, 1253a 2-14) di Aristotele (dove si afferma che l\u2019uomo \u00e8 uno <em>z\u00f4on politik\u00f3n<\/em> e che, unico tra i viventi, \u00e8 dotato di <em>l\u00f3gos<\/em>), ma siamo gi\u00e0 sulla buona strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, tutto questo gran <em>battage<\/em> sull\u2019eccellenza dell\u2019uomo, ivi compreso il suo illustre sviluppo futuro, vien messo magistralmente in ridicolo dal grande Diogene col provocatorio gesto di esibire un pennuto spennato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andiamo ora ad una scena piuttosto nota: quella che ci mostra Diogene che, in pieno giorno, con una lanterna se ne va in giro dicendo: \u201cCerco un uomo!\u201d (DL, VI, 41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti di voi, credo, sappiano che questa scena \u00e8 stata poi ripresa da Nietzsche, nell\u2019aforisma 125 de <em>La gaia scienza<\/em> (<em>L\u2019uomo folle<\/em>), l\u00e0 dove si parla della morte di Dio. Ma mi fermo qui perch\u00e9 se attacco a parlare di Nietzsche poi non mi fermo pi\u00f9\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardiamo, allora, questo quadro della fine del \u2018700 che \u00e8 di un pittore tedesco, Tischbein, lo stesso che ha fatto un ritratto abbastanza famoso di Goethe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-4-Tischbein.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-93\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-4-Tischbein.jpg\" alt=\"FIGURA 4-Tischbein\" width=\"800\" height=\"591\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-4-Tischbein.jpg 650w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-4-Tischbein-300x221.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso io voglio riflettere su questa scena da un\u2019angolatura particolare, anche a costo di forzarla, s\u00ec perch\u00e9 propongo di interpretarla alla luce della definizione di uomo, l\u00e0 dove essa nasce in ambito platonico e si consolider\u00e0 in Aristotele nel delimitare ci\u00f2 che \u00e8 umano mettendo dei paletti di confine rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 animale. Pensiamo alla famosa definizione della Politica &#8211; cui ho appena fatto cenno &#8211; in cui l\u2019uomo \u00e8 visto come uno <em>z\u00f4on<\/em> che vive nella <em>p\u00f3lis<\/em> ed \u00e8 contemporaneamente provvisto di <em>l\u00f3gos<\/em> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo gesto emblematico, ma pure in tutti gli episodi in cui Diogene a che fare con gli animali, mi sembra chiaro che lui non va assolutamente nella direzione di sancire una superiorit\u00e0 dell\u2019uomo sull\u2019animale. Anzi! Nel suo dire \u201cCerco un uomo!\u201d mi sembra piuttosto che insinui un dubbio di fondo: ha senso cercare la definizione di uomo? E ancora: pu\u00f2 bastare la definizione che ne danno, o ne daranno, i filosofi? NO!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passiamo ad analizzare un animale in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, l\u2019animale che <em>par excellence<\/em> viene avvicinato ai cinici \u00e8 il cane, infatti in greco \u201ccane\u201d si dice <em>k\u00fd\u014dn<\/em> e da l\u00ec si suole far derivare <em>kynik\u00f3s<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo un\u2019altra testimonianza del famoso incontro tra Diogene e Alessandro. Il secondo dice di se stesso: \u201cIo sono Alessandro il grande re\u201d e il primo ribatte: \u201cIo sono Diogene, il Cane\u201d (DL, VI, 60). Al che, Alessandro, spiazzatissimo, come sempre quando ha a che fare con il Nostro, che ha il potere di mandarlo in tilt nervoso, gli domanda: \u201cScusa, ma in che senso?\u201d. E Diogene risponde: \u201cScodinzolo a chi mi d\u00e0 qualcosa, abbaio a chi non mi d\u00e0 nulla e gli stronzi &#8211; rendo liberamente <em>ponero\u00ed<\/em> &#8211; io li mordo\u201d. E fin qua niente di nuovo perch\u00e9 tutto questo corrisponde all\u2019immagine che tradizionalmente noi abbiamo del cane, ossia di un animale capace di distinguere gli amici dai nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo, ad esempio, il secondo libro della <em>Repubblica<\/em> di Platone (375 a-376 c), dove si dice dei guardiani che sono come cani di razza, provvisti della capacit\u00e0 di conoscere, perch\u00e9 sono in grado di riconoscere l\u2019amico dal nemico. Quindi, sin qui, parrebbe che non vi fosse nel Nostro niente di controcorrente circa l\u2019immagine del cane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece la questione si complica perch\u00e9 il cane che piace a Diogene pu\u00f2 fare anche l\u2019esatto contrario: mordere gli amici &#8211; in questo caso si tratta di una testimonianza molto tarda: quella di Stobeo (III, 13, 44), che \u00e8 gi\u00e0 del V secolo d. C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardiamo ora un altro quadro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-5-Gerome.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-95\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-5-Gerome.jpg\" alt=\"FIGURA 5-Gerome\" width=\"800\" height=\"587\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-5-Gerome.jpg 591w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-5-Gerome-300x220.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ha dipinto nel 1860 un pittore accademico,G\u00e9r\u00f4me, vissuto contemporaneamente agli impressionisti, autore di opere piuttosto <em>kitsch<\/em> &#8211; beh questo quadro lo \u00e8 meno di altri dipinti di G\u00e9r\u00f4me &#8211; e che ci presenta un Diogene in gran forma, intento a pulire la sua lanterna e, s\u2019intuisce, molto pi\u00f9 a suo agio con i cani che non con gli umani. Quanto ai cani che lo circondano, beh mi paiono dei dignitosi cani randagi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco prendiamo quest\u2019immagine come occasione per riflettere su una prerogativa canina tipica, che Diogene invece rifiuta. Sto parlando della proverbiale fedelt\u00e0 del cane, di un cane che ama appassionatamente il suo padrone. Ed \u00e8 cos\u00ec fin dagli albori della poesia greca, basti pensare al famoso Argo, fedele <em>hasta la muerte<\/em> a Ulisse, che schiatta quando rivede il padrone, che ha aspettato per vent\u2019anni (<em>Odissea<\/em>,\u00a0 XVII, 326-327).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, come vi ho raccontato prima, nella scena della vendita di Diogene, il Nostro \u00e8 la negazione vivente dell\u2019appartenenza ad un padrone: \u00e8 casomai lo schiavo che diventa padrone del padrone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo ora un altro episodio in cui Diogene vien molestato da un branco di sgradevoli teppistelli, cosa che peraltro gli capitava spesso:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">Una volta si trov\u00f2 in mezzo ad un gruppo di ragazzi, sentendo che dicevano: \u201cAttenti, morde!\u201d rispose: \u201cNiente paura, il cane non mangia rape\u201d (DL, VI, 45).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Battuta davvero spietata, perch\u00e9 \u00e8 come se Diogene dicesse: \u201cNon ho tempo da perdere con voi, che siete degli irrecuperabili! Sicch\u00e9 posso anche mordere gli amici, magari per dar loro una regolata, ma gli imbecilli proprio mi fanno schifo!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Battuta parecchio aristocratica e qui ci sarebbe molto da dire perch\u00e9 il messaggio di Diogene, e il cinismo in genere, vien comunemente spacciato come una filosofia assai popolare. Ed \u00e8 proprio per questo che se ne innamora l\u2019ultimo Foucault, il quale contrappone la filosofia di Diogene ad un\u2019etica pi\u00f9 d\u2019<em>\u00e9lite<\/em> che sarebbe quella degli altri filosofi greci. E, per me, si sbaglia perch\u00e9 Diogene, che pure \u00e8 un sovvertitore, non rinuncia mai ad una gerarchia di base: l\u2019unica che mai potr\u00e0 essere soppressa: quella che separa di netto chi \u00e8 \u2018intelligente\u2019 dai cretini. E i cretini ci sono e ci saranno sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forti di questo, passiamo ad una scena veramente tremenda, ma che io trovo spassosissima:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">A un banchetto certi convitati presero a gettargli ossi come ad un cane. E Diogene mentre se ne andava pisci\u00f2 addosso a costoro come un cane (DL, VI, 46).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfregio totale di Diogene: \u201cMi trattate come un cane? Beh, io mi comporto &#8211; prima insistevo che Diogene gioca tutto sul comportamento &#8211; come un cane e vi faccio la pip\u00ec addosso!\u201d. Qui c\u2019\u00e8 un contatto a tutto campo tra umano e bestiale, un bestiale che non rispetta nulla e nessuno, un bestiale, non certo da animale domestico bene educato, come certi padroni, specie oggid\u00ec, vorrebbero i loro cani, ma un bestiale, per cos\u00ec dire, \u2018anarchico\u2019 che va spisciazzando dove pi\u00f9 gli pare e pi\u00f9 gli d\u00e0 gusto: sugli imbecilli, guardacaso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cane, anche quello pi\u00f9 addestrato, ha inoltre una prerogativa che interessa a Diogene: \u00e8 l\u2019animale impudico <em>par excellence<\/em>. Gi\u00e0 nei poemi omerici se si voleva dare della svergognata a una donna, la si apostrofava come \u201ccagna!\u201d (<em>Iliade<\/em>, VI, 344).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cane inoltre fa tutto in pubblico: non solo va spisciazzando dove gli gira ma, sempre in pubblico, e senza alcun riguardo, fa la cacca e cerca di accoppiarsi con altri cani e, se non ci sono suoi simili a tiro, ci prova in altri modi\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cane, insomma, \u00e8 sprovvisto di <em>aid\u1e53s<\/em>, direbbero i Greci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quelli che odiano Diogene gli rinfacciano proprio questo. Vi faccio un unico esempio, quello di Filodemo di Gadara, che \u00e8 un epicureo vissuto nel primo secolo avanti Cristo, i cui scritti ci sono giunti tra i papiri finiti in cenere ad Ercolano, dopo quella famosa eruzione del Vesuvio che sommerse anche Pompei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, Filodemo dice peste corna di Diogene sostenendo che era uno spudorato di primissima grandezza. E ci parla della sua <em>Repubblica<\/em> facendocela apparire come un\u2019orgia perpetua dove tutti, per dirla in gergo venetico, \u2018incantonavano\u2019 chiunque, senza nessuna distinzione di sesso, et\u00e0, parentela o stato sociale. Concludendo, Diogene secondo Filodemo, al pari di un cane, non sa proprio cosa sia il pudore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui \u00e8 arrivato il momento di parlare di un grosso problema. Siamo tutti maggiorenni e vaccinati e possiamo farcela: insomma devo parlarvi di sesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo in maniera <em>soft<\/em> guardando questo fascinoso quadro del 1882; \u00e8 di Waterhouse, pittore preraffaellita ma l\u2019atmosfera che vi si respira ha gi\u00e0 qualcosa di <em>liberty,<\/em> anche se in anticipo almeno di un paio di decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-6-Waterhouse.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-96\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-6-Waterhouse.jpg\" alt=\"FIGURA 6-Waterhouse\" width=\"800\" height=\"1233\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-6-Waterhouse.jpg 460w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-6-Waterhouse-194x300.jpg 194w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco vediamo Diogene, sempre con la sua botte e pure la sua lanterna, circondato da vezzosissime professioniste, che, per parlare con greve franchezza, son pronte a\u2026 \u2018dargliela gratis\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eh, gi\u00e0! Perch\u00e9 nell\u2019espletare \u2018cinicamente\u2019 le cosiddette funzioni biologiche <em>sotto gli occhi di tutti<\/em> era compreso il problema sesso, che per il Nostro non \u00e8 un problema. Casomai il grosso problema, secondo Diogene, \u00e8 appunto farne un problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco come ragiona Diogene: \u201cChe problema c\u2019\u00e8 col sesso? O ci sono le prostitute generose o, se non ho le professioniste a disposizione, mi arrangio da solo\u201d\u2026 e avete gi\u00e0 capito come\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo non \u00e8 affatto un tratto pecoreccio di Diogene da liquidare con una grassa risata, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sotto qualcosa di molto pi\u00f9 forte: c\u2019\u00e8 una presa in giro t-o-t-a-l-e &#8211; e in questo sono assolutamente d\u2019accordo con Sloterdijk &#8211; dell\u2019eros platonico!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui purtroppo non ho il tempo di raccontarvi il noto mito del <em>Simposio<\/em> (203 b &#8211; 204 a), dove si narra la nascita di Eros, con Eros fortemente caratterizzato da entrambi i genitori. Eros \u00e8 infatti figlio di Povert\u00e0 e di Espediente (<em>P\u00f3ros<\/em>) e, perci\u00f2, desidera quello che non ha e fa di tutto per procurarselo. Questo diventer\u00e0 il formidabile paradigma, anche inconscio &#8211; persino di coloro che non sanno un tubo di Platone &#8211; del desiderio, dell\u2019amore e di tutto, ivi compresa la conoscenza, per cui si \u00e8 sempre alla ricerca di quello che ci manca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diogene invece dice: \u201cEh no! Questa \u00e8 dipendenza bella e buona e io voglio essere indipendente, cio\u00e8 non voglio dire \u2018grazie!\u2019 a nessuno! Ergo, o ci sono le professioniste che gentilmente mi si offrono o altrimenti\u2026\u201d. Ma in ogni caso senza nascondersi <em>abbattendo ogni barriera tra pubblico<\/em> <em>e privato<\/em>. Ce lo testimonia sempre Diogene Laerzio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">(Diogene) Aveva l\u2019abitudine di fare ogni cosa in pubblico, anche le faccende di Demetra e di Afrodite (DL, VI, 69).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora gli antichi, che non avevano certo peli sulla lingua quando parlavano di eros, avevano anche la possibilit\u00e0 di dire le cose in maniera alquanto mitologica. Nella fattispecie, Demetra \u00e8 la dea delle messi, del pane. Questo comporta mangiare in pubblico &#8211; cosa esecrabile per i Greci &#8211; e cos\u00ec pure &#8211; scusate, ma devo essere esplicita &#8211; la defecazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto ad Afrodite, questa parola corrisponde a tutto quello che in latino vien detto con <em>Venus<\/em>. Pensate all\u2019<em>Alma Venus<\/em>, a cui inneggia Lucrezio nell\u2019aprire il suo <em>De rerum natura<\/em>, laddove <em>venus<\/em> \u00e8 anche la fregola del sesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, dicevamo, Diogene sbriga proprio queste faccende sotto gli occhi di tutti, appunto, come i cani, compreso masturbarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, scusate lo sfogo, la parola \u201cmasturbazione\u201d \u00e8 una parola bruttissima in italiano! A me solo il suono &#8211; sto parlando del suono e non dell\u2019atto, eh! &#8211; fa veramente schifo! Invece, in greco, no, anzi! In greco \u00e8 una bella parola; sentite qua: <em>kheirourgh\u00eda<\/em> cio\u00e8 \u201cfare un\u2019opera con le mani\u201d, operazione manuale che pu\u00f2 riguardare il costruire un edificio etc. basta che lo si faccia con le nostre mani, <em>senza l\u2019aiuto di nessun altro<\/em>. In tutto questo s\u2019inscrive pure quella branca dell\u2019arte medica che ancora oggi chiamiamo \u201cchirurgia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tornare al Nostro, la <em>kheirourgh\u00eda<\/em> \u00e8 un atto di completa autosufficienza, di totale autonomia che egli vorrebbe poter estendere da Afrodite fino a Demetra. Ed \u00e8 in tale senso che dobbiamo leggere questo passo di Diogene Laerzio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">Una volta, mentre si masturbava nel mezzo dell\u2019<em>agor\u00e1<\/em>, disse: \u201cChe bello sarebbe se bastasse strofinarsi un po\u2019 la pancia per non avere pi\u00f9 fame!&#8221; (DL, VI, 46).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Formidabile immagine dell\u2019eliminazione del bisogno, ossia del desiderio inteso come mancanza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo per farci capire che, secondo Diogene, l\u2019eros \u00e8 maledettamente sopravvalutato. Infatti Diogene:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800080;\">Diceva che l\u2019eros \u00e8 un passatempo per chi ha tempo da perdere (DL, VI, 51).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho cercato di non nascondere con la traduzione italiana uno dei tantissimi spiritosi giochi di parole &#8211; mi spiace un sacco di potervi fare solo questo esempio! &#8211; di cui son costellati i detti attribuiti a Diogene. Nello specifico, si gioca con il verbo <em>skhol\u00e1z\u014d<\/em> e il sostantivo <em>askhol\u00eda<\/em>, e vi ricordo che <em>skhol\u1e17<\/em> in greco vuol dire \u201ctempo libero\u201d e insieme l\u2019agio per poterne godere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, alla fine, il messaggio che Diogene vuole darci \u00e8 questo: \u201cAttenzione! Se voi sopravvalutate l\u2019eros, diventerete degli schiavi. E schiavi perch\u00e9 avete del gran tempo da perdere\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo ora che cosa pensava Diogene del matrimonio. Beh, per lui, non era mai il momento buono (<em>kair\u00f3s<\/em>) per sposarsi: da giovani \u00e8 troppo presto e da vecchi \u00e8 ormai troppo tardi (DL, VI, 54). E poi il matrimonio presenta in ogni caso dei grossi inconvenienti. Ce lo spiega benissimo Epitteto (<em>Diatribe<\/em>, III, 22, 68-71): se il cinico si sposa, subito si trova invischiato in una serie di incombenze familiari che ve le raccomando, tipo scaldare l\u2019acqua per il bagno dei figli, aiutare la moglie che ha appena partorito, fare vari piaceri ai parenti della moglie, per non parlare del fatto che si vedr\u00e0 obbligato a procurare i mezzi di sussistenza per tutta la famiglia. Insomma il matrimonio, alla fin fine, come l\u2019eros, \u00e8 deleterio perch\u00e9 si traduce in una distrazione senza tregua ovvero in una gran perdita di tempo per chi voglia dedicarsi alla filosofia. Molto meglio non mettere su famiglia ma convivere con una donna consenziente, dopo averla persuasa. Se poi nascono dei figli, questi van messi in comune (DL, VI, 72), anche se Diogene rimane piuttosto sul vago in proposito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto sotto, pare che Diogene ci voglia dire: \u201cAnche che se non facciamo figli che problema c\u2019\u00e8? Tanto ci pensano tutti gli altri, i non-cinici, a riprodursi\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo &#8211; badate bene! &#8211; non ha niente a che fare con la rinuncia. Non \u00e8 affatto l\u2019idea dell\u2019astinenza dai piaceri della carne, come sar\u00e0 nell\u2019ascetismo cristiano, anemica derivazione del cinismo antico, macch\u00e9! \u00c8 qualcosa di molto diverso! \u00c8 l\u2019idea che far sesso si possa anche fare, ma che non sia una cosa importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco io trovo la posizione di Diogene molto pi\u00f9 rivoluzionaria dell\u2019ascetismo cristiano e non. Perch\u00e9, secondo me, pi\u00f9 si insiste sulla rinuncia al sesso, pi\u00f9 lo si demonizza, pi\u00f9 gli si d\u00e0 importanza. Quanto \u00e8 meglio la radicalit\u00e0 di Diogene quando sostiene che l\u2019eros \u00e8 un passatempo per chi non ha nulla da fare!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accidenti! Ho parlato troppo devo darci un taglio anche se avrei tantissime altre cose da dirvi sempre su Diogene. Per esempio, temo che non avr\u00f2 tempo di parlarvi della questione del cosmopolitismo. Casomai si rimedia durante la discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beh, adesso voglio chiudere affrontando almeno lo spinoso problema della ricchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardate questo famoso affresco. Dopo un preraffaellita ho scelto di presentarvi come ultima immagine direttamente un\u2019opera di Raffaello (o, meglio, un suo particolare): \u00e8 <em>La scuola di Atene<\/em> (1508-1519) che campeggia nelle Stanze Vaticane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-7-Raffaello.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-98\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-7-Raffaello.jpg\" alt=\"FIGURA 7-Raffaello\" width=\"800\" height=\"608\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-7-Raffaello.jpg 709w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/FIGURA-7-Raffaello-300x228.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelli che rubano il centro della scena sono Platone e Aristotele. Soffermiamoci, invece, su Diogene, visto come un misero mendico, stravaccato sulla gradinata, ai piedi dei due boss della filosofia, per\u00f2\u2026 per\u00f2 sta leggendo! E ne sono parecchio soddisfatta perch\u00e9 questo va contro l\u2019interpretazione pi\u00f9 diffusa di Diogene, di cui vi dicevo, che lo vuole \u2018allergico alla cultura\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito dell\u2019immagine del mendico, ci sono due tipizzazioni del cinico: il cinico abbastanza \u2018zozzo\u2019, con la barba incolta, vestito di sudici stracci, tra l\u2019altro sempre immusonito, sempre arrabbiato, sempre ringhiante come i cani pi\u00f9 rabbiosi &#8211; questo \u00e8 il ritratto che, ad esempio, ce ne d\u00e0 Luciano &#8211; e il cinico unto d\u2019olio, come un atleta, insomma, un figo pazzesco (per figurarcelo, pensiamo al quadro di G\u00e9r\u00f4me), con un fisico bestiale anche a novant\u2019anni &#8211; ed \u00e8 proprio cos\u00ec che ce lo descrivono Epitteto e lo stesso Diogene Laerzio (DL, VI, 81), i quali esaltano il corpo glorioso e abbagliante di Diogene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma perch\u00e9 vi voglio far riflettere su questa doppia interpretazione del fisico e dell\u2019umore di Diogene? Con, da una parte, il mendico squallido, sudicio e maledicente e, dall\u2019altra, lo straccione piuttosto piacente e pure spiritoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beh, questa doppia interpretazione del cinico, presente fin dall\u2019antichit\u00e0, si perpetua anche nella contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima delle due interpretazioni vien fatta propria da Foucault, e cos\u00ec pure dal curatore francese delle ultime lezioni di Foucault, che si chiama Fr\u00e9d\u00e9ric Gros.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra parentesi, Gros \u00e8 autore di un buon libro, che ogni amante del trekking farebbe bene a leggere (<em>Marcher, une philosophie<\/em>, di cui esiste pure una versione italiana: <em>Andare a piedi. Filosofia del camminare<\/em>, Garzanti), dove c\u2019\u00e8 un capitolo intero (cap. 15) dedicato al <em>procedere cinico. \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre questa interpretazione vede in Diogene un rifiuto totale della ricchezza, di tutto ci\u00f2 che \u00e8 orpello e della stessa civilt\u00e0 per una messa in scena della filosofia in quanto \u201cdrammatizzazione della miseria\u201d ossia una \u201cdrammaturgia della povert\u00e0\u201d &#8211; sono parole dello stesso Foucault. Insomma vi \u00e8 un\u2019enfatizzazione del cinico che aspirerebbe a qualcosa di essenziale, di \u2018minimalista\u2019, ci verrebbe da dire, di \u201celementare\u201d, insiste Gros.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Beh, io non sono per niente d\u2019accordo con questa visione del Nostro! Concordo in pieno invece con l\u2019interpretazione del grande Sloterdijk che sentite cosa sostiene di Diogene. Sostiene che Diogene non ce l\u2019ha con la ricchezza! E per dimostrarcelo, attira l\u2019attenzione su certe testimonianze, spesso trascurate. In una, ad esempio, si racconta che Diogene non si rifiutava affatto di mangiare focacce, anche se questo poteva scandalizzare chi lo teneva d\u2019occhio, magari con l\u2019intenzione di pigliarlo in castagna (DL, VI, 56). E a chi lo rimproverava e lo scherniva perch\u00e9 se ne stava a bere in una taverna il Nostro risponde tranquillamente: \u201cEppure vado a radermi dal barbiere\u201d (DL, VI, 66). Avete capito? Altro che cinico scarmigliato e con la barba trascurata! E ancora a chi lo biasimava di aver accettato il regalo di un mantello Diogene risponde con una citazione dell\u2019<em>Iliade<\/em> (III, 65), facendo capire che non bisogna disprezzare gli splendidi doni degli dei (DL, VI, 66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma chi si aspetta da lui un rigido rigorismo casca proprio male. E da queste reazioni non prevedibili di Diogene Sloterdijk ricava la convinzione che in Diogene non ci sia nessun elogio della povert\u00e0 fine a se stessa, nessuna esaltazione del pauperismo! Per dirla tutta, il Nostro, non avrebbe avuto nulla in contrario ad essere un benestante se questo gli avesse garantito un\u2019indipendenza totale, indipendenza dagli oggetti, dalle convenzioni sociali etc. Per cui non vi \u00e8 alcuna condanna moralistica della ricchezza in quanto tale. Diogene \u00e8 come se ci dicesse: \u201cS\u00ec possiamo anche godere delle cose piacevoli, ma a patto di non divenirne dipendenti, di non divenirne schiavi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per amore di paradosso ho immaginato come reagirebbe, ai nostri giorni, Diogene all\u2019offerta di un qualcosa che io reputo il top della raffinatezza. Ecco mi sono figurata di offrirgli un Martini cocktail, beh il Nostro non esclamerebbe scandalizzato: \u201c<em>Vade retro!<\/em>\u201d, no! Lui un Martini se lo potrebbe anche bere! Ma a patto che questo non diventasse un\u2019abitudine vincolante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho poi scovato un\u2019ulteriore conferma di quello che sostiene Sloterdijk in una testimonianza di Stobeo (IV, 29a, 19), in cui Diogene, alla domanda su quali fossero per lui gli uomini pi\u00f9 nobili (<em>eughen\u00e9statoi<\/em>), aveva risposto che erano quelli che non solo disprezzavano la ricchezza, la fama e il piacere e la vita ma che erano superiori anche ai loro contrari, ossia la povert\u00e0, la mancanza di gloria, il dolore e la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui ci sarebbe da aprire un\u2019immensa parentesi per contestare quanti si limitassero a vedere in Diogene il profeta di una banale filosofia della \u2018liberazione\u2019, perch\u00e9 il Nostro, come sempre, \u00e8 gi\u00e0 oltre: si libera anche dalla liberazione! Ma mi fermo qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tornare alla geniale analisi di Sloterdijk, il quale si rifiuta di vedere in Diogene l\u2019esaltazione della miseria e della marginalit\u00e0 in genere, vediamo come tutto questo lui lo estenda anche alla questione dell\u2019animalit\u00e0. E qui Sloterdijk \u00e8 molto chiaro: l\u2019animalit\u00e0 in Diogene non va assolutamente vista come una sorta di cammino a ritroso. Tipo vado a vedere come si comportano gli animali e ritorno ad uno stato di natura precedente alla civilt\u00e0 perch\u00e9 l\u2019animale sarebbe pi\u00f9 autentico, e pi\u00f9 intatto etc. No! Non \u00e8 cos\u00ec: la comunicazione con l\u2019animalit\u00e0, ivi compresa l\u2019importanza del gesto, del linguaggio non verbale, della <em>performace<\/em>, acquista senso solo come una grande occasione di affrancamento, di autosufficienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma l\u2019animalit\u00e0 non \u00e8 mai r-e-g-r-e-s-s-i-o-n-e bens\u00ec non-dipendenza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco su questo chiuderei.<\/p>\n<hr \/>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine della comunicazione \u00e8 seguito un vivace dibattito &#8211; di cui sarebbe troppo lungo rendere conto &#8211; dato che i presenti in libreria avevano reagito con grande curiosit\u00e0 e vivacit\u00e0 alla proposta filosofica ed esistenziale di Diogene. Mi limito a trascrivere solo una domanda (con relativa risposta) che mi fu fatta quasi in privato, quando ci si era gi\u00e0 tutti alzati e si beveva un aperitivo riuniti in vari capannelli. Beh, secondo me, si tratta di una questione oggi molto scottante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domanda:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei sapere qualcosa di pi\u00f9 sul cosmopolitismo di Diogene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risposta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensati, che prima di mettermi a studiare di brutto Diogene, credevo che il cosmopolitismo esistesse gi\u00e0 all\u2019epoca dei Sofisti, che andavano a tenere discorsi in giro per tutta la Grecia, colonie comprese, e pure fuori dalla Grecia, invece no! Diciamo che la pratica in qualche modo gi\u00e0 la si conosceva ma s\u2019ignorava la nozione di \u201ccittadino del <em>k\u00f3smos<\/em>\u201d &#8211; e poi saranno gli Stoici a farne una teoria portante della loro filosofia. Per\u00f2 \u00e8 il Nostro il primo ad usare la parola \u201ccosmopolita\u201d (DL, VI, 63)!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, Diogene parrebbe essere l\u2019abitante di uno spazio ristretto al cubo, che pi\u00f9 ristretto si crepa (la botte), e invece la sua autosufficienza, la sua incoercibile indipendenza, non sopporta nessuna limitazione, non tollera nessun confine. Lui, che mette a nudo l\u2019ipocrisia di ogni ordine sociale di qualsivoglia <em>p\u00f3lis<\/em>, si sente a casa sua ovunque nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui, tanto per cambiare, sono d\u2019accordissimo con Sloterdijk quando ci fa notare che il cosmopolitismo, come invenzione di Diogene, ha il benefico effetto di mettere al bando per sempre ogni tentazione di \u201crestrizione localistica\u201d come una \u201csciagura pestifera\u201d. Mi pare usi proprio queste parole: sante parole! Eh s\u00ec! Magari oggi si avesse l\u2019apertura mentale ed esistenziale di Diogene! Invece\u2026 Beh sai a cosa alludo, no? (\u2026) Ecco, vedo che hai capito\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Comunicazione tenuta il 7 marzo 2014 presso la Libreria Pangea via San Martino e Solferino, 106 \u2013 Padova &nbsp; Buongiorno! Quello che stiamo tentando oggi \u00e8 un esperimento. 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