{"id":416,"date":"2015-02-20T21:41:11","date_gmt":"2015-02-20T20:41:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=416"},"modified":"2015-02-20T22:23:40","modified_gmt":"2015-02-20T21:23:40","slug":"approccio-a-storia-di-lucrezia","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=416","title":{"rendered":"Approccio a Storia di Lucrezia"},"content":{"rendered":"<p><em>Storia di Lucrezia <\/em>usc\u00ec nel 1993 &#8211; ossia gi\u00e0 dopo un bel pezzo che il romanzo era finito &#8211; solo in un centinaio di copie, presso un oscuro editore di Abano Terme. Lo pubblicai con uno pseudonimo, adottando il nome che pi\u00f9 mi sarebbe piaciuto avere (Livia) e il cognome tosco-emiliano della mia nonna paterna (Forlai), dato che il mio vero cognome, maledettamente venetico, mi \u00e8 sempre stato sullo stomaco. Usai l\u2019espediente letterario pi\u00f9 vecchio del mondo: finsi d\u2019essere in possesso di un manoscritto che mi sarebbe stato consegnato dall\u2019autrice (Livia Forlai, per l\u2019appunto) e raccontai il tutto in un\u2019ampia cornice &#8211; che forse un giorno metter\u00f2 in questo sito &#8211; ed ero ultraconvinta che tutti l\u2019avrebbero presa per quello che era: pura finzione narrativa. Povera illusa! In molti credettero che Livia Forlai esistesse davvero e\u2026 a me cascarono le braccia. Per cui oggi mi son decisa a mettere il mio nome anagrafico sulla copertina, ma sarei tranquillamente disposta a rinunciarvi un\u2019altra volta, se questo potesse garantire a <em>Storia di Lucrezia <\/em>d\u2019essere letta dal maggior numero di persone possibile. Perch\u00e9 rispetto ad una storia, l\u2019identit\u00e0 dell\u2019autore, con tutti i suoi deliri egoici, \u00e8 cosa decisamente secondaria: importa, invece, che la storia sia scritta bene e che sia appassionante per chi la legge.<\/p>\n<p>Un mio vecchio professore di liceo, il compianto Enzo Mandruzzato, prodigo di sentenze fulminanti, ebbe a dire che si nasce \u201cbarocchi\u201d e si muore \u201cclassici\u201d. Quando sentii questo detto, avevo circa 16 anni e ne rimasi molto colpita sebbene perplessa: pensavo che essere \u201cbarocchi\u201d fosse un\u2019esigenza irrinunciabile e intramontabile. Per dirla tutta, avevo un debole per la scrittura rigogliosa di aggettivi rari e ben piazzati, sicch\u00e9 ero lungi mille miglia, come ancora lo restai ben oltre i 40 anni, da quell\u2019austero e volutamente disadorno minimalismo cui approdai solo <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a title=\"I FILOSOFI CINICI E IL MITO DELL\u2019AUTOSUFFICIENZA\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=80\"><span style=\"color: #0000ff;\">recentemente<\/span><\/a><\/strong><\/span>. In conclusione, feci esattamente il percorso predetto da Mandruzzato, nutrendo sempre pi\u00f9 il sospetto che questo sia un iter &#8211; un iter verso la sottrazione &#8211; che tutti quelli che non muoiono giovani son destinati a percorrere. Sia chiaro, perci\u00f2, che non rinnego affatto la mia scelta iniziale di un italiano raro, prezioso e iperletterario: era un cammino che andava fatto. Ma sia chiaro, altres\u00ec, che la mia scrittura non fu un progressivo ritorno alla <em>naturalezza<\/em>, poich\u00e9 la stessa semplicit\u00e0, essendo frutto di una pratica o, meglio, di un duro esercizio, \u00e8 comunque <em>artificiale<\/em>. Perch\u00e9, ci tengo a sottolinearlo, senza artificio non vi sarebbe scrittura, neppure la pi\u00f9 la disadorna.<\/p>\n<p>Nei lunghi anni di gestazione di <em>Storia di Lucrezia<\/em> (dai miei 28 ai 36 anni), il mio lavoro si svolse su due fronti. Da un lato, collezionavo e catalogavo aggettivi o brevi frasi che, con una sola riuscita pennellata, suggerivano immagini pregnanti e sorprendenti, dall\u2019altro, lavoravo sodo alla trama della vicenda. Questa mia raccolta di squisiturie &#8211; lo dico senza nessunissimo intento peggiorativo &#8211; pescava a piene mani anche in certi autori, ingiustamente qualificati come \u201cminori\u201d, dell\u2019inizio 900 e degli anni 20, quali Annie Vivanti e Guido da Verona, ma soprattutto nell\u2019incomparabile ed eccentrica prosa di Tommaso Landolfi, autore geniale, morto meno di 35 anni fa, ma che oggi rischia di venir dimenticato. A Landolfi, tra l\u2019altro, dobbiamo magistrali traduzioni di Gogol (<em>I racconti di Pietroburgo<\/em>) e di Dostoevskij (<em>Ricordi dal <\/em>sottosuolo). Insomma, se non lo conoscete, v\u2019invito caldamente a leggerlo. In contemporanea, sul fronte del <em>plot<\/em>, meditavo non solo come costruire la trama, ma pure delineavo via via i caratteri dei personaggi, decidendo in seguito quali mantenere nella vicenda principale e quali collocare, invece, nei flashback.<\/p>\n<p>Quanto al tipo di storia, non riuscivo a togliermi dalla testa un\u2019affermazione di Gustave Flaubert, quando aveva solo 25 anni, un Flaubert che dichiarava a bruciapelo di avere la vocazione del saltimbanco e che aggiungeva di ammirare la bigiotteria luccicante allo stesso modo dell\u2019oro. Applicando tutto questo al romanzo che avrei scritto, non ebbi alcuna remora ad optare per un drammone volutamente kitsch; in particolare, un torbido drammone familiare, scelta che favoriva gran colpi di scena oltre che tinte piuttosto fosche. Chi abbraccia il Kitsch sovente non si prende troppo sul serio e tale autoironia spessissimo viene, invece, dimenticata da chi ha la pretesa di scrivere qualcosa di pi\u00f9 \u201celevato\u201d o pi\u00f9 \u201cimpegnato\u201d o pi\u00f9\u2026 vattelapesca.<\/p>\n<p>Questo breve romanzo ha anche un certo valore documentario: essendo stato concepito e scritto tra il 1978 e il 1986, testimonia della felice temperie degli anni settanta, ossia di quel modo di pensare libertario e \u201clibertino\u201d che, al giorno d\u2019oggi, diviene sempre meno immaginabile. Da anni stiamo immersi &#8211; anche chi ne \u00e8 alieno finisce per restarne contaminato &#8211; in una melassa di esaltazione della famiglia, della coppia e compagnia bella, ovvero nel trionfo di un moralismo spesso ipocrita e talora rampante.<\/p>\n<p>A costo di sembrarvi monotona, insisto nel sottolineare che <em>Storia di Lucrezia<\/em> non ha nessun <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a title=\"TEMPO RUBATO\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=336\"><span style=\"color: #0000ff;\">retrogusto autobiografico<\/span><\/a><\/strong><\/span>: io sono &#8211; oramai \u00e8 pi\u00f9 corretto dire: sono stata &#8211; infinitamente meno bella, meno affascinante, meno audace della protagonista del romanzo. Non sono mai vissuta in un castello, non ho mai avuto rapporti familiari simili a quelli che emergono dalla vicenda\u2026 anzi! Insomma tutto \u00e8 finzione.<\/p>\n<p>Nella mia scelta del Kitsch, ho voluto poi rimettere in scena un topos letterario collaudatissimo, specie alla fine del 700 e ancora nell\u2019800: quello della fanciulla perseguitata. Come reagisca per\u00f2 Lucrezia a tale persecuzione, beh non ve lo posso anticipare. Per\u00f2 ne approfitto per dirvi che non ho mai condiviso certo vittimismo tipico di tanto femminismo: una donna che si rispetti sa sempre come difendersi. Basta cos\u00ec!<\/p>\n<p>Per concludere, prima di decidermi a mettere sul mio sito, questo piccolo romanzo, ho voluto fare un esperimento: lo diedi da leggere ad una ragazza di 26 anni (Lorenza Bottacin Cantoni, che poi ha corretto le bozze della battitura definitiva e che ringrazio di cuore) per vedere come reagiva. Perch\u00e9 questa fanciulla \u00e8 s\u00ec un\u2019amante della grande letteratura, ma \u00e8 pure appassionata ad autori maledettamente contemporanei per non dire post-moderni, tipo Don De Lillo. Insomma tale lettrice era ideale per fungere da cartina di tornasole: per farmi capire se certi preziosismi e certi arcaismi sarebbero suonati incomprensibili o, peggio, ridicoli alle nuove generazioni. Con mia grande sorpresa, Lorenza si mostr\u00f2 parecchio entusiasta del romanzo e, solo allora, mi decisi a \u201ctoglierlo dal cassetto\u201d.<\/p>\n<p>Vi siete incuriositi? Allora scaricate l\u2019<span style=\"color: #3366ff;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Maria-Tasinato_Lucrezia.pdf\"><span style=\"color: #3366ff;\">intero romanzo<\/span><\/a><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia di Lucrezia usc\u00ec nel 1993 &#8211; ossia gi\u00e0 dopo un bel pezzo che il romanzo era finito &#8211; solo in un centinaio di copie, presso un oscuro editore di Abano Terme. 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