{"id":1566,"date":"2024-02-01T16:52:21","date_gmt":"2024-02-01T15:52:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1566"},"modified":"2024-02-01T19:56:37","modified_gmt":"2024-02-01T18:56:37","slug":"1566-2","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1566","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-align-left\">PREMESSA<\/h2>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:400\">Quello che state per leggere usc\u00ec in due puntate (nei mesi di marzo e luglio 2021) nel \u201cSan Michele\u201d, ossia nel Bollettino della chiesa di Sant\u2019Agostino dei Boschi, gi\u00e0 nel comune di Granaglione, ora Alto Reno Terme, in provincia di Bologna. &nbsp;Per la cronaca, la valle del torrente Randaragna (affluente del Reno, dove \u00e8 ambientata gran parte della vicenda), si divide in cinque quartieri che, a loro volta, comprendono pi\u00f9 borgate.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:400\">Scrissi questa storia soprattutto per divertire gli abitanti e gli oriundi di questo remoto recesso degli Appennini, dove nacque la mia nonna paterna. Perci\u00f2, \u00e8 a costoro che mi rivolgo direttamente, ma anche chi non condivide la mia provenienza pu\u00f2 leggere senza problemi. Infatti, l\u2019idioma tosco-emiliano, detto \u201cboscaiolo\u201d, che talora vi fa capolino, \u00e8 perfettamente comprensibile a chiunque parli italiano. Al testo del 2021, qui riprodotto quasi integralmente, ho solo aggiunto una<em> Appendice<\/em> per far intravedere un seguito, svoltosi negli anni immediatamente precedenti la Prima guerra mondiale, in terra veneta.<\/h6>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">LA CASA NOVA<\/h2>\n\n\n\n<p>Quando da ragazzina giravo da sola a piedi per la nostra valle passando per i vari borghi, capitava spesso che una vecchina mi domandasse perentoria: \u201cDi chi ss\u00e9-tu?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale richiesta, che tanto m\u2019intimidiva, riecheggia uno dei versi pi\u00f9 famosi di Dante, quando nel decimo canto dell\u2019<em>Inferno<\/em> (v. 42), Farinata degli Uberti domanda a Dante la medesima cosa: \u201cchi fuor li maggior tui? (chi furono i tuoi avi)\u201d. Si tratta di un rituale antichissimo che affonda le sue radici fin nei poemi omerici, quando un eroe, sul campo di battaglia, chiedeva al nemico, prima di affrontarlo, quale fosse la sua stirpe (<em>Iliade<\/em>, VI, 145).<\/p>\n\n\n\n<p>Per me, che di questi illustri precedenti letterari nulla allora sapevo, era un incubo perch\u00e9 avevo la disgrazia di non possedere un bel cognome tosco-emiliano, bens\u00ec un cognome veneto, cosa di cui, all\u2019epoca, provavo grande vergogna.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, tentando di rimediare, rispondevo: \u201ci son de la Ca\u2019 N\u00f3vva\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E, nemmeno in questo caso, mi andava sempre bene perch\u00e9, se mi trovavo nel secondo quartiere, avevo ancora qualche possibilit\u00e0 che sapessero dov\u2019era casa mia, ma nel quarto o nel quinto quasi tutti ignoravano dove si trovasse la Casa Nova, nemmeno quando specificavo: \u201cl\u00e0 in mezzo tra Casa Boni e Casa Evangelisti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel terzo, invece, respiravo perch\u00e9 mia nonna paterna portava un cognome col\u00e0 molto noto: Forlai.<\/p>\n\n\n\n<p>A Casa Forlai, entrai molto presto in confidenza con la Divina, e scommetto che tutti i lettori del \u201cSan Michele\u201d l\u2019hanno conosciuta e che tutti sono entrati, almeno una volta, nella sua storica bottega.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, la Divina sosteneva che lei e suo marito Aurelio eran miei lontani parenti e, ogni volta che la rivedevo, m\u2019accoglieva scotendo la testa ed esclamava: \u201cAccidenta a Zanino! Ch\u2019ha fatto la su ca\u2019 in d\u2019la buga!\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma chi era Zanino? E perch\u00e9 and\u00f2 a costruire la sua casa verso il fondo della valle?<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, lo potete ammirare nella foto, che probabilmente \u00e8 del 1899 o del 1900. Data che si pu\u00f2 dedurre osservando la bimba che sta alla sua destra e che gli poggia la manina sulla spalla. Si tratta della sua ultimogenita: Cesira, nata nel 1896. Lui \u00e8 Giovanni Forlai, dal cui diminutivo, Giovannino, si ha Zanino.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui \u00e8 l\u2019avo per eccellenza: bisnonno mio e di tutti quelli della Casa Nova che son della mia stessa generazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Attualmente i discendenti di Zanino, che sono tutti miei cugini di vari gradi, sono sparsi in vari angoli della penisola: Bologna, Padova, Bracciano, Teramo, Parma, Piacenza, Castel di Casio e ve ne sono anche in Lombardia. Pochi tra questi sono rimasti proprietari di un\u2019ala della Casa Nova e vi si recano specie nella bella stagione. Gli altri, quelli non posseggono l\u00e0 pi\u00f9 nemmeno una stanza, non vi vengono se non di rado o niente del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla Casa Nova &#8211; parlo di quelli hanno ancora casa l\u00e0 &#8211; siamo tutti parenti o parenti d\u2019acquisto, tenendo conto anche delle mogli o dei mariti dei miei cugini. E l\u2019augurio di tutti \u00e8 che le case di questa borgata restino tra noi o, al massimo, se proprio qualcuno ne vender\u00e0 una, che la prenda qualche amico di noi parenti, che tanto siamo affezionati alla nostra \u201cmagione avita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il buffo \u00e8 che, siccome i discendenti di Zanino, si son sempre sposati \u201cin esportazione\u201d, la Casa Nova, in un certo senso, \u00e8 \u201cpoliglotta\u201d: si parlano contemporaneamente pi\u00f9 dialetti; si ode l\u2019accento bolognese, ma anche&nbsp; quello romanesco-laziale e quello veneto; tentiamo di parlare pure un poco il boscaiolo, per tenerlo ancora in vita. Quando poi gli uni imitano la cadenza e i modi dire degli altri, c\u2019\u00e8 da farsi delle matte risate. Ma, credetemi, questa piccola babele non \u00e8 solo comica, ma ci apre anche la mente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-medium\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Bisnonno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"185\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Bisnonno-185x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1583\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Bisnonno-185x300.jpg 185w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Bisnonno.jpg 633w\" sizes=\"(max-width: 185px) 100vw, 185px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Torniamo, ora, indietro e osserviamo Zanino (nella foto): un bell\u2019uomo, imponente, doveva essere circa sulla cinquantina: un\u2019et\u00e0 in cui, all&#8217;epoca, s\u2019era considerati gi\u00e0 vecchi. Inoltre, lui&nbsp; aveva una bella statura, ben superiore alla media dell\u2019epoca, i capelli ancora scuri, naturalmente elegante, pur nel suo vissuto vestito alla cacciatora, stringe le dita l&#8217;immancabile mezzo toscano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 Zanino aveva lasciato Casa Forlai? Era reticente nel raccontarlo anche alle sue figlie: le mie prozie, che conobbi quasi tutte. Si sapeva vagamente che aveva litigato con i suoi fratelli per la divisione dei terreni paterni, lass\u00f9 nel terzo e, con quel temperamento che certi suoi discendenti sentono ancora nel proprio DNA, piuttosto che continuare a farsi del sangue cattivo, aveva preferito rinunciare ad ogni pretesa, scegliendo di vivere altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un distacco traumatico, perch\u00e9 ai suoi figli non disse nemmeno il nome dei loro zii, con cui aveva interrotto per sempre ogni rapporto.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo negli anni \u201990 la Divina, sapendomi curiosa di quest\u2019antica storia di famiglia, mi mise in contatto con un suo fratellastro, oramai decrepito: Sirio, che mi parl\u00f2 di mio bisnonno. Mi raccont\u00f2 che, in quel ramo della famiglia Forlai, tutti da sempre sapevano leggere e scrivere: cosa non scontata. Sirio ipotizzava che quei Forlai avessero imparato a scrivere dai vari parroci della chiesa dei Boschi. Mi riferiva inoltre che, a loro volta, i miei avi insegnavano a leggere e scrivere anche ad altri bimbi che frequentavano la loro casa. Mio padre (Mario Tasinato) ricordava che suo nonno Zanino leggeva il <em>Guerrin Meschino<\/em> e che amava i poemi cavallereschi, infatti, un cugino di mio padre, Giovannino Forlai (figlio di Giacomo, figlio di Zanino) possedeva un\u2019edizione settecentesca dell\u2019<em>Orlando Furioso<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sirio mi raccont\u00f2 poi che Zanino, una volta ch\u2019ebbe rinunciato ai terreni che gli sarebbero spettati, \u201cch\u2019arivav\u2019ne in fin\u2019al Poggio\u201d, lui \u201cch\u2019era tanto un bell\u2019ommo, si spos\u00f2 una ereditaria\u201d. S\u00ec, proprio questo termine us\u00f2 Sirio. La storia di questo matrimonio gi\u00e0 la conoscevo, ma raccontata in boscaiolo, prendeva un tono molto pi\u00f9 gustoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Bene, \u201cl\u2019ereditaria\u201d in questione era una ragazza di Casa Evangelisti: Maria Boni, che possedeva dei terreni e, in uno di questi, Zanino costru\u00ec la Casa Nova. Scelse questo nome perch\u00e9 non poteva certo chiamarla: \u201cCasa Forlai bis\u201d, ma anche &#8211; \u00e8 una mia interpretazione &#8211; per segnare un tratto di discontinuit\u00e0 netto con la sua vita precedente: per rifondare ex-novo la sua esistenza, tagliando col passato.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca, la mulattiera passava sotto la facciata sud dell\u2019attuale casa, che era, perci\u00f2, la facciata principale, confinante con l\u2019aia, dove sorse il primo nucleo della Casa Nova, e dove fu scattata la foto di Zanino con la piccola Cesira. Nel 1933 fu costruita la \u201cstrada barocciable\u201d &#8211; come la definiva mia prozia Cesira &#8211; che passa al di sopra della facciata nord, situando, da allora, la Casa Nova sottostrada. Lo si vede dalla seconda foto \u201cdi copertina\u201d, che \u00e8 scattata, appunto, dalla strada e che inquadra il tetto del nucleo originario della Casa Nova.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo figlio dei miei bisnonni, Giacomo nacque nel 1883 (mor\u00ec nel 1964), sicch\u00e9, desumo che la Casa Nova fu costruita dal 1880 circa in poi.&nbsp; Successivamente, vennero edificate le altre costruzioni: prima un troncone di lato alla casa originaria, poi, nel 1901, la casa di Costante (cognato di Zanino) che forma un angolo retto con le parti pi\u00f9 antiche della casa e, via via, altri ampliamenti, dagli anni \u201940 fino agli ultimi anni del secolo scorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo alla progenie originaria di Zanino. Dopo Giacomo, due gemelli&nbsp; morirono in fasce, poi nacque mia nonna Anita (1887-1977), poi Domenica (Menichina, 1890-1952), Costanza (1892-1969), Pietro (1894-1980) e infine&nbsp; Cesira (1896-1985).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo a Zanino (morto nel 1936), che era un valente muratore: una vera autorit\u00e0 in fatto di muri di pietra. Leggendario fu un diverbio che lui ebbe con un ingegnere che gli contestava la posa d\u2019una pietra su un muro di lato all\u2019attuale strada che va a Casa Boni (l\u00e0 dove parte il vecchio sentiero per Casa Zacchi): \u201cIngeniere, quel sasso rimarr\u00e0 l\u00e0 anche doppo che i nostri nevodi saran bell\u2019e morti\u201d. Per la cronaca, oggi quel sasso \u00e8 ancora l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Zanino insegn\u00f2 il mestiere a Giacomo che divenne anche lui un bravo capomastro. Mi sembra ancora di vederlo, quando la sera tornava dal lavoro, bello e alto come suo padre, passo elegante con la giacca dietro le spalle, appesa ad un dito. Ricordo che mia madre diceva: \u201cEl pare un divo del cinema, el someja a Gary Cooper\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo con nostalgia anche mio prozio Pietro (padre di Luciano, oltre che di Fanny e Marisa), che era sempre allegro e canterino, capace d\u2019improvvisare l\u00ec per l\u00ec stornelli che mi facevano tanto ridere da bambina, tipo: \u201cS\u2019avete un ricciolino fatt\u2019a molla\\e dentro un pidocchino che ci balla (bis)\\sbagliate se stimate d\u2019esser bella\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Io allora non lo sapevo, ma si trattava di endecasillabi perfetti che a lui, e cos\u00ec pure chi sapeva stornellare, venivano in scioltezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la fonte principale di tutte le storie del passato era mia nonna Anita, che durante la mia fanciullezza venne alla Casa Nova due sole volte e, presa dai ricordi, mi raccont\u00f2 cose che ai suoi figli o aveva solo accennato o aveva taciuto del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Zanino era rimasto in contatto soltanto con una sorella, che, dopo sposata, viveva a Pistoia. M\u2019immagino, attraverso i racconti di mia nonna, come Pistoia fosse allora percepita dalla gente di quass\u00f9: una sorta di Ville Lumi\u00e8re. Zanino a Pistoia ci andava assai volentieri, ma sua moglie, gelosa d\u2019un marito cos\u00ec affascinante, pretendeva che lui si portasse sempre dietro mia nonna, ancora bambina. Le raccomandazioni che, in separata sede, le facevano entrambi i genitori erano, da parte della madre, di non lasciar mai solo il babbo e, da parte di Zanino, di non raccontar mai nulla alla mamma, senn\u00f2 non l\u2019avrebbe pi\u00f9 portata in citt\u00e0. Vi lascio immaginare a chi dei due mia nonna desse pi\u00f9 retta. Tuttavia, non certo per obbedire alla madre, ma perch\u00e9 era curiosa, la piccola Anita, stava sempre al fianco di suo padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, mia nonna, con sua grande gioia, accompagnava suo babbo persino nei caf\u00e9 chantant. Era la Belle Epoque e questi locali erano aperti anche di pomeriggio. La nonna mi raccontava che le sciantose, tutte pizzi, gambe e spalle non tanto coperte, si sedevano sulle ginocchia dei clienti, dove continuavano a cantare canzoni che la nonna memorizzava avidamente e che insegn\u00f2 a me, quando avevo la sua stessa et\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Immaginate, in pieni anni \u201950, lo scandalo che provocai in mia madre, quando mi misi a cantare a gola spiegata: \u201cQuando l\u2019amante mia se n\u2019and\u00f2 via, mi venne un colpo al cor che pi\u00f9 non fiatai\\le diedi la roba sua, mi diede la mia\\ siccom\u2019amata non l\u2019avessi mai etc.\u201d. Oppure: \u201cIn quella barchettiella ci vengo se tu voi\\i baci miei coi tuoi, li potremo accompagnar etc.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Interrogata da chi avessi imparato simili sconcezze, rispondevo bellamente: \u201cDalla nonna Anita!\u201d. E mia madre, che mal sopportava sua suocera, faceva scenate a mio padre &#8211; le uniche che mai le vidi fare a suo marito &#8211; e ingiungeva perentoria: \u201cDighe a to mama che ghea mo(e)a de cantar sti sporchessi a la putea!\u201d. Mio padre, molto meno moralista e che per sua madre stravedeva, si limitava a dirle con dolcezza: \u201cMama, ricordate che la putea ea xe \u2018ncora picenina!\u201d. Ovviamente, queste discussioni avvenivano a bassa voce e dietro alla porta chiusa d\u2019una stanza, da cui ero stata estromessa, ma io non mi perdevo lo stesso una parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che, temendo che la nonna non mi raccontasse pi\u00f9 nulla, l\u2019assicuravo che sarei stata zitta e che, d\u2019ora in avanti, avrei cantato le sue canzoni solo per conto mio.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora la nonna Anita, rincuorata e assai desiderosa di rievocare i tempi suoi, mi pigliava in disparte e dava la stura ai suoi ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia nonna, tra l\u2019altro, mi raccontava poi di come, ogni anno, giungesse alla Casa Nova \u201cdalla Toscana\u201d un bravo ciabattino, che confezionava robuste scarpe a tutta la famiglia. Siccome, per ultimare questo suo lavoro, c\u2019impiegava qualche giorno, rimaneva ospite di mio bisnonno Zanino. La cosa che pi\u00f9 piaceva a mia nonna \u00e8 che costui cantava ininterrottamente mentre era al lavoro e, ogni anno, aveva un repertorio nuovo di romanze, di bruscelli e di rispetti (canzoni in cui un uomo e una donna si rispondono) di argomento antico, tipo <em>La Pia de Tolomei<\/em>, o altre storie ambientate in tempi ben pi\u00f9 recenti. Chiaramente, mia nonna imparava ogni cosa a memoria. A otto anni cantavo con lei tutto il suo repertorio, a undici (che fu la seconda e ultima volta che mia nonna venne alla Casa Nova), cominciai a comprendere che si trattava d\u2019un patrimonio artistico inestimabile e mi preparai con carta e penna pronta a trascriverne le parole (le arie le ricordo ancora), ma &#8211; ahim\u00e8! &#8211; a mia nonna cominciava gi\u00e0 a venir meno la memoria, non in generale ma solo per questi testi nella loro interezza; ve n\u2019erano certi che, se eseguiti dall\u2019inizio alla fine, potevano durare anche pi\u00f9 di un\u2019ora. Ebbene, non averne potuto conservare che qualche piccolo brano, rimane uno dei rimpianti pi\u00f9 cocenti di tutta la mia vita!<\/p>\n\n\n\n<p>La nonna era la pi\u00f9 bella delle sorelle, ma anche Menichina era graziosa. Anita, per\u00f2, sapeva vestirsi con gusto, specie perch\u00e9, nel frattempo, aveva imparato a far la sarta. Si confezionava, ad esempio, camicie con ampi jabot, consumando senza risparmio gran parte della tela a disposizione per tutte le fanciulle di famiglia, facendo molto arrabbiare le sorelle, per le quali lei cuciva camicie con quello ch\u2019era rimasto, ossia con volant striminziti.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, Anita era corteggiatissima e aveva uno stuolo di \u201cfilarini\u201d, parola, che a me, bambina veneta, suonava attraente e misteriosa perch\u00e9 non sapevo bene se significasse solo ammiratori o anche fidanzati. A mia richiesta di precisazioni in proposito, la nonna fece capire che, nel suo caso, dovevo pensare pi\u00f9 che altro alla prima possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, all\u2019improvviso, assumeva un\u2019espressione cupa e mi raccomandava con veemenza: \u201cTe agli omni digli sempre d\u2019no!\u201d. Io, facendo l\u2019innocentina, sfoderavo la mia aria pi\u00f9 candida e le chiedevo: \u201cMa d\u2019no a cosa, nonna?\u201d. Al che lei, ricordandosi d\u2019un tratto della mia tenera et\u00e0 e delle raccomandazioni di suo figlio, diventava pi\u00f9 vaga e mi diceva: \u201cTe principia a dirgli d\u2019no, ch\u00e9 doppo a tal spi\u00e9ggo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel \u201cdoppo\u201d purtroppo non venne mai, perch\u00e9 la totale confidenza, ch\u2019era magicamente sorta tra noi alla Casa Nova, in citt\u00e0 (a Padova), svan\u00ec completamente e l\u00e0 lei mantenne con me sempre un grande riserbo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, in quelle due memorabili estati che passammo assieme, per fortuna, feci a tempo a sapere tante altre cose.<\/p>\n\n\n\n<p>Una storia, in particolare, ancora la faceva star male, e s\u00ec ch\u2019era passato almeno mezzo secolo. Me la raccont\u00f2, non prima d\u2019essersi prodotta in altre raccomandazioni a mia futura memoria, il cui succo era riassunto in questo monito: \u201cBada, ch\u00e9 gli omni son tutti mascalzoni!\u201d. E io ad annuire con vigore, sperando che lei si decidesse finalmente a raccontarmi perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, a Molino del Pallone capit\u00f2 un giovane Capostazione di prima nomina. Era di Firenze, bello, biondo e con il baffo guascone. Nemmeno a dirlo, tutte le ragazze delle valle ci misero subito gli occhi sopra, ma lui non le guard\u00f2 nemmeno e s\u2019innamor\u00f2 di Anita.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-medium\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonna.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"218\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonna-218x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1585\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonna-218x300.jpg 218w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonna.jpg 745w\" sizes=\"(max-width: 218px) 100vw, 218px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Del resto, nessuna poteva competere non tanto con la sua bellezza &#8211; non voglio pensare che non ci fosse nessun\u2019altra fanciulla carina &#8211; ma piuttosto con l\u2019aria cittadina di Anita, con la sua eleganza e con la sua parlata, visto che, fin da bambina, lei aveva imparato ad esprimersi, all\u2019occorrenza, in perfetto toscano.<\/p>\n\n\n\n<p>E il giovinotto faceva sul serio, tanto ch\u2019aveva scritto a sua madre a Firenze, invitandola a recarsi a Molino per venire a conoscere una ragazza che lui era intenzionato a sposare. Mostr\u00f2 poi la lettera di risposta della madre a mia nonna che, nel frattempo, s\u2019era innamorata perdutamente di lui.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui scoppi\u00f2 il dramma. Perch\u00e9 la giovent\u00f9 della valle era pronta a tutto pur di mettere i bastoni tra le ruote a questo matrimonio. Part\u00ec, cos\u00ec, un micidiale contrattacco concentrico: le fanciulle, invidiosissime d\u2019esser state schifate dal Fiorentino, insinuarono a quest\u2019ultimo che mia nonna aveva avuto troppi morosi prima di lui, soprattutto inventando. I ragazzi, che si dividevano tra i pochissimi ex di mia nonna e tra i ben pi\u00f9 numerosi respinti, organizzarono violente sassaiole sopra-strada, ogni volta che il Capostazione si moveva da Molino per andare incontro ad Anita.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, costui &#8211; che, associandomi a mia nonna, non esito a definire un grandissimo vigliacco &#8211; invece&nbsp; di sposarla alla faccia delle malelingue e di tali riti tribali e intimidatori, le diede un appuntamento al Grotto dei Rondoni e la lasci\u00f2 dicendole che era: \u201ctroppo chiacchierata\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vi lascio immaginare il grande dolore e la grande delusione di mia nonna\u2026 e adesso vi spiegate tutti gli ammonimenti che lei mi dava.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo di che, il vile Capostazione chiese il trasferimento da Molino, e l\u2019ottenne, mentre mia nonna cadde nella disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2, nelle vene di Anita scorreva lo stesso sangue di Zanino, sicch\u00e9 era pronta a dare un taglio netto con quanti le avevano fatto un torto. Solo che a Zanino era bastato abbandonare Casa Forlai e fondare una nuova borgata (la Casa Nova), non molto lontano di l\u00e0, per rifarsi una vita, mentre mia nonna, ben pi\u00f9 drastica, cominci\u00f2 a detestare la valle tutta e i suoi abitanti in blocco, dove, ai suoi occhi, abbondavano gli invidiosi e i malparlieri. Non offendetevi, cari lettori, ma mettetevi nei panni d\u2019una fanciulla vittima d\u2019una perfida congiura.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominci\u00f2 a recarsi spesso a Porretta, dove talora giocava al lotto. L\u2019accompagnava sempre suo fratello minore, Pietro (futuro eroe della Grande Guerra), che era ancora un ragazzetto e che poi mi raccont\u00f2 che ci andavano a piedi e che lui faceva una fatica tremenda, al ritorno, perch\u00e9 era carico di monete che pesavano parecchio. Giacch\u00e9, come recita un classico proverbio, mia nonna era sfortunata in amore e fortunata al gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Anita non pass\u00f2 inosservata nemmeno a Porretta, dove molte facoltose famiglie venivano a villeggiare e a curarsi alle Terme. In particolare, la not\u00f2 un conte padovano, il quale, anche lui affascinato dalla parlata e dai modi di mia nonna, le propose d\u2019andare a lavorare a casa sua, in modo da insegnare ad esprimersi con propriet\u00e0 alle sue figliole, nobili ma pur sempre con una vistosa cadenza veneta. Insomma, a casa di questo conte, che si rivel\u00f2 una persona molto seria e affidabile, mia nonna non and\u00f2 a \u201cfare la serva\u201d quanto, piuttosto, a diventare una sorta di dama di compagnia per quelle aristocratiche signorine.<\/p>\n\n\n\n<p>Restava da convincere Zanino a separarsi dall\u2019amata figliola, che voleva partire da sola per un mondo totalmente sconosciuto, quale allora era il Veneto per un tosco-emiliano.<\/p>\n\n\n\n<p>Voi mi obietterete che anche moltissimi abitanti della valle, all\u2019inizio del \u2018900&nbsp; e anche dopo, si trovarono ad emigrare. Beh, non \u00e8 esattamente la stessa cosa: tutti quelli che andarono a lavorare in Francia o in Belgio s\u2019appoggiavano ad una piccola comunit\u00e0 di Italiani, spesso compaesani, che gi\u00e0 risiedevano l\u00e0 e che erano pronti a sostenerli e ad aiutarli, fino a quando si fossero ambientati all\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia nonna, invece, era una fanciulla sola e senza punti di riferimento di sorta a Padova, ma era coraggiosa e molto determinata e, alla fine, Zanino, pur a malincuore, cedette alle sue insistenze e sospirando le diede il suo benestare, uscendosene in una frase storica: \u201cVai, vai! Tutti i forni danne pane!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec mia nonna si stabil\u00ec a Padova e l\u00e0 spos\u00f2 un giovane pittore di Abano Terme: Giovanni Tasinato, titolare di un\u2019impresa che decorava e affrescava le ville nobiliari.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso sapete perch\u00e9 la mia famiglia ha un cognome veneto e perch\u00e9 i Tasinato talora si esprimono in tale spassoso dialetto.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">APPENDICE<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-medium\"><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonno-quadro-a-Olio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"166\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonno-quadro-a-Olio-166x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1597\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonno-quadro-a-Olio-166x300.jpg 166w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Nonno-quadro-a-Olio.jpg 568w\" sizes=\"(max-width: 166px) 100vw, 166px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Resta da raccontare almeno un episodio chiave della vita di mia nonna Anita, allorch\u00e9, abbandonato l\u2019Appennino tosco-emiliano, si stabil\u00ec a Padova.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Non so dirvi di quante case disponesse la nobile famiglia presso la quale lei lavorava, ma di sicuro i conti abitavano alternativamente sia in citt\u00e0, sia in una villa sui colli Euganei.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">E proprio qui entra in gioco Giovanni Tasinato, incaricato di restaurare e dipingere ex-novo i soffitti della dimora di villeggiatura.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Mia nonna fu estremamente laconica nel raccontarmi come si svolse il primo approccio. So soltanto che il mio futuro nonno paterno era arrampicato su di un\u2019impalcatura mentre Anita si trovava ad attraversare il salone dove il giovane pittore lavorava.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Pare che, in quel frangente, i due non si scambiassero nemmeno una parola.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Giovanni, tuttavia, rimase folgorato da quella fugace visione e decise di dichiararsi. Nonostante fosse un ragazzo piacente (l\u2019autoritratto che vedete qui temo non gli renda completamente giustizia), era piuttosto timido.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Risolse, allora, di coniare una lettera.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">All\u2019epoca, gli innamorati che non disponevano di una gran cultura e che non si sentivano molto sicuri nel cimentarsi con la lingua scritta, si avvalevano di una provvidenziale risorsa: <em>Il segretario galante.<\/em><\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Tale prontuario prevedeva varie sezioni adatte a tutte le evenienze, cui i seduttori, ma anche gli innamorati sinceri, attingevano per avviare, perpetuare nel tempo ma anche troncare qualsivoglia storia amorosa.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Voi non sapete cosa pagherei per avere tra le mani un siffatto libretto, in ispecie della Belle Epoque!<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Giovanni dovette attingere alla tipologia \u201cPrimo incontro\u201d e purtroppo di quella lettera cruciale mia nonna mi rifer\u00ec a memoria solamente la prima, folgorante, frase:<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">\u201cSignorina, i suoi occhi non hanno cessato di perseguitarmi tutta notte!\u201d.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Accidenti, che esordio!<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Al che, Anita rispose al suo ammiratore con una secca missiva in cui gli diede appuntamento per la domenica dopo in Prato della Valle, a Padova.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Quando Giovanni si present\u00f2 trepidante al convegno, Anita and\u00f2 subito per le spicce e dichiar\u00f2 che non aveva tempo da perdere e che voleva sapere subito se lui aveva intenzioni serie. Altrimenti con lei aveva sbagliato indirizzo.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">La cocente delusione infertale dal capostazione fedifrago aveva lasciato in lei un segno indelebile.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Giovanni, allora, senza nemmeno aver avuto il tempo di conoscerla, e sicuramente soggiogato dal carattere e dal fascino della giovane donna, dichiar\u00f2 che intendeva sposarla al pi\u00f9 presto.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">Si maritarono, infatti, dopo poco.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">I due futuri sposi avevano allora circa venticinque anni.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" style=\"font-size:16px;font-style:normal;font-weight:100\">E qui finisce la storia dei miei \u201cantenati\u201d. Il seguito lo potete trovare nello <a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1524\">scritto che ho dedicato al figlio di Anita e di Giovanni, ossia a mio padre.<\/a><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREMESSA Quello che state per leggere usc\u00ec in due puntate (nei mesi di marzo e luglio 2021) nel \u201cSan Michele\u201d, ossia nel Bollettino della chiesa di Sant\u2019Agostino dei Boschi, gi\u00e0 nel comune di Granaglione, ora Alto Reno Terme, in provincia &hellip; <a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1566\">Continua a leggere <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1566"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1566"}],"version-history":[{"count":22,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1566\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1621,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1566\/revisions\/1621"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1566"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}