{"id":1214,"date":"2019-10-10T09:46:39","date_gmt":"2019-10-10T07:46:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1214"},"modified":"2019-10-10T10:52:21","modified_gmt":"2019-10-10T08:52:21","slug":"scrittura-di-viaggio","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1214","title":{"rendered":"Scrittura di viaggio"},"content":{"rendered":"<p>Non di rado, c\u2019\u00e8 un problema in letteratura: come comunicare l\u2019intensit\u00e0 emotiva di un vissuto?<br \/>\nPensiamo alla memoria involontaria di Proust, che pu\u00f2 essere visto come un espediente per aggirare questo ostacolo.<br \/>\nInvece, una certa frequentazione coi libri di viaggio mi ha fatto vedere le cose da un punto di vista diametralmente opposto.<br \/>\nEbbene, non si tratta pi\u00f9 di rendere comunicabile (con la scrittura) un vissuto, si tratta, piuttosto, di vivere creando un vissuto degno di esser comunicato.<br \/>\nInsomma, si ha gi\u00e0 in mente che si vivr\u00e0 un\u2019avventura.<br \/>\nOvviamente, non senza filtri.<br \/>\nAd esempio, ho letto <em>Mani<\/em> (edizione originale inglese 1958, edizione italiana, Milano, Adelphi, 2004) di Patrick Leigh Fermor (1915-2011) prima di partire per il <a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?p=924\"><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Peloponneso<\/strong><\/span><\/a> e, nonostante non s\u2019andasse pi\u00f9 a dorso di mulo, ho poi visto tutto attraverso gli occhi di questo grande viaggiatore inglese.<br \/>\nIl bello \u00e8 che proprio in Fermor trovai conferma di questo movimento all\u2019inverso, tipico, a mio avviso, della migliore scrittura di viaggio. E lo trovai in un altro suo libro di memorie: <em>Tempo di regali<\/em> (edizione originale inglese 1977).<br \/>\nIn questo libro Fermor comincia a raccontare il mitico viaggio della sua giovinezza, intrapreso a 18 anni, alla fine del 1933 e conclusosi due anni dopo.<br \/>\nInsomma, Fermor and\u00f2 a piedi, zaino in spalla, da Londra a Istanbul\u2026 non so se mi spiego!<br \/>\nFermor premette che da ragazzo ne aveva abbastanza delle coercizioni delle scuole inglesi degli anni \u201830 e non perch\u00e9 non fosse un ragazzo studioso, anzi! Era un amante delle lingue morte, ma totalmente insofferente di ogni rigida disciplina imposta dall\u2019alto.<br \/>\nDapprima si limita a calarsi nottetempo dalle finestre del convitto e vagabondare, poi viene scoperto a fare una dichiarazione d\u2019amore ad una bella verduraia, sicch\u00e9 scandalo enorme ed espulsione dalla scuola.<br \/>\nIn seguito, frequenta una scuola militare da esterno e con un tutore, per sua fortuna non dickensiano ma assai simpatico, che lo porta a teatro a Londra.<br \/>\nTuttavia, Fermor ne ha lo stesso abbastanza di quel tipo di vita e decide di partire.<br \/>\nVi ricopio un brano parecchio significativo:<\/p>\n<p>Cambiare panorama: abbandonare Londra e l\u2019Inghilterra e andare in giro per l\u2019Europa come un pellegrino (\u2026) un chierico vagante, un cavaliere povero (\u2026). Mi sarei spostato a piedi, avrei dormito coperto da mucchi di fieno d\u2019estate, cercando rifugio nei granai quando pioveva o nevicava, e avrei frequentato solo gente di campagna e vagabondi. Se fossi riuscito a vivere di pane, formaggio e mele, spostandomi lentamente con cinquanta sterline all\u2019anno (\u2026) mi sarebbero anche rimasti gli spiccioli per fogli e matite e di tanto in tanto un boccale di birra. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Una nuova vita! Libert\u00e0! Qualcosa da scrivere!<\/p>\n<p>(<em>Tempo di regali<\/em>, traduzione italiana di Giovanni Luciani, Milano, Adelphi, 2009, pp. 28-29). &nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non di rado, c\u2019\u00e8 un problema in letteratura: come comunicare l\u2019intensit\u00e0 emotiva di un vissuto? Pensiamo alla memoria involontaria di Proust, che pu\u00f2 essere visto come un espediente per aggirare questo ostacolo. 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