{"id":1212,"date":"2019-10-10T09:55:22","date_gmt":"2019-10-10T07:55:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1212"},"modified":"2022-06-19T15:02:12","modified_gmt":"2022-06-19T13:02:12","slug":"perche-parlar-male-dei-cretesi","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1212","title":{"rendered":"Perch\u00e9 parlar male dei Cretesi?"},"content":{"rendered":"<p>Uno di loro, un loro profeta, aveva detto: \u201cI Cretesi mentono sempre, bestiacce, ventri fannulloni\u201d. Questa testimonianza \u00e8 veritiera.<\/p>\n<p>Ma chi sta denigrando cos\u00ec pesantemente i poveri abitanti di Creta? Lo fa San Paolo, lasciando ad un suo fido collaboratore, Tito, il compito di organizzare le comunit\u00e0 cristiane nell\u2019isola.<\/p>\n<p>Si tratta, infatti, dei versetti 12 e 13 del primo capitolo della lettera paolina a Tito.<\/p>\n<p>San Paolo, in particolare, riferisce la sentenza di un illustre sapiente cretese, Epimenide, e lo fa, tra l\u2019altro, senza dar gran peso ad un grossissimo problema che, suo malgrado, sottintende e scatena. Sto parlando di un insidiosissimo <em>cul de sac<\/em>: il famigerato <em>Paradosso del mentitore<\/em>.<\/p>\n<p>Epimenide, in particolare, \u00e8 Cretese e, in quanto tale, si presume che dica sempre il falso ma, se dicesse il vero, dando dei bugiardi agli altri Cretesi, allora che Cretese e che bugiardo sarebbe? Sarebbe un bugiardo che talora non mente. In ogni caso, ne seguirebbe, appunto, una contraddizione bella e buona.<\/p>\n<p>Insomma, direbbero i filosofi, avremmo un\u2019antinomia. E coi fiocchi, aggiungo io!<\/p>\n<p>Ora &#8211; non preoccupatevi &#8211; non ho nessunissima intenzione di arenarmi, nonch\u00e9 di farvi venire l\u2019emicrania e sicuramente di annoiarvi, con tale rompicapo, che ha fatto tremare le vene ai polsi a tanti logici di vaglia fino ai primi del \u2018900, perch\u00e9 quello che mi preoccupa \u00e8, piuttosto, riscattare la reputazione dei Cretesi.<\/p>\n<p>E ci tengo a farlo specie dopo un mio recente viaggio a Creta, in cui son rimasta assai colpita dal carattere oltremodo generoso e ospitale dei Cretesi, carattere che nemmeno il turismo massiccio degli ultimi anni \u00e8 riuscito a mandare in frantumi. Ah, fossero anche solo lontanamente di questa pasta i Veneziani o i Fiorentini!!!<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 un motivo pi\u00f9 profondo che mi spinge a parlar bene degli abitanti di Creta, ivi compresi quelli pi\u00f9 antichi, e persino quelli mitici, ovvero la mia maniacale fissazione coi poemi omerici.<\/p>\n<p>Mi limiter\u00f2 all\u2019<em>Odissea<\/em>. Ebbene, tutte le volte che Ulisse imbastisce un racconto ben congegnato per non rivelare chi egli sia, guardacaso, si finge un Cretese.<\/p>\n<p>Ulisse lo fa la prima volta con la dea Atena; gli ospitali Feaci l\u2019hanno appena deposto, profondamente addormentato, in una ridente insenatura di Itaca (il porto di Forco) e se ne sono ripartiti, prima che il dormiente abbia avuto modo di risvegliarsi. Dopo un po\u2019, Ulisse si desta, ma non riconosce la terra dei padri perch\u00e9 Atena gli ha velato gli occhi con della nebbia, in modo che ci\u00f2 che lo circonda gli appaia ignoto.<\/p>\n<p>La dea ha fatto questo perch\u00e9 vuole parlargli per prima ed istigarlo a non manifestarsi subito ai suoi compatrioti e ai suoi servitori, e nemmeno a Penelope, al fine di mettere alla prova la loro fedelt\u00e0 e, inoltre, per permettergli di punire i pretendenti della consorte.<\/p>\n<p>Atena prende le sembianze di un leggiadro e cortese pastorello di stirpe regale. Alla mascherata divina, Ulisse risponde con un travestimento verbale, che precede il travestimento somatico che di l\u00ec a poco subir\u00e0 per mano di Atena, la quale lo trasformer\u00e0 in un vecchio e miserabile accattone, rendendolo completamente irriconoscibile.<\/p>\n<p>Insomma, Ulisse, per il momento non ancora sfigurato, racconta di essere un Cretese venuto a contesa, fino ad ucciderlo, con il figlio del signore di Creta, il potente Idomeneo, nipote di Minosse, a sua volta, generato da Zeus (<em>Iliade<\/em>, XIII, 449-453). Ed \u00e8 per sfuggire alle conseguenze di un omicidio cos\u00ec in alto loco che Ulisse, sempre seguendo le fila del suo racconto menzognero, \u00e8 poi stato abbandonato sulle sponde di Itaca da certi Fenici, cui aveva chiesto protezione e rifugio (<em>Od<\/em>. XIII, 256-286).<\/p>\n<p>Atena, manifestandosi alfine ad Ulisse, rimprovera benevolmente il suo protetto per la sua furbizia inveterata e per la sua passione indomabile per i racconti bugiardi.<\/p>\n<p>Questa storia \u201ccretese\u201d \u00e8 la meno complessa delle tre, egualmente \u201ccretesi\u201d.<\/p>\n<p>Nella seconda storia, che \u00e8 la pi\u00f9 lunga, Ulisse, ormai trasformato in uno squallido mendicante, narra al fido porcaro Eumeo, che finisce per credere alle sue bubbole, di essere un figlio bastardo del re Idomeneo e infioretta abbondantemente la vicenda con scorrerie di predoni e di pirati, i quali lo hanno venduto schiavo (<em>Od<\/em>. XIV, 199-359).<\/p>\n<p>Nella terza storia, ammannita a Penelope (che, pure lei, prende per buona), abbiamo un Ulisse che si dice informatissimo sulla composizione etnica degli abitanti di Creta, che sarebbero un mix di varie stirpi che si esprimono in pi\u00f9 parlate. E, come ciliegina, in un crescendo di millanterie nobiliari, si proclama addirittura fratello minore di Idomeneo (<em>Od<\/em>. XIX, 165-202).<\/p>\n<p>(Sorvolo sul fatto che <span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?p=710\">Itaca<\/a><\/strong><\/span>, se non fosse per la fama conferitale dall\u2019<em>Odissea<\/em>, sarebbe rimasta un\u2019isoletta qualunque, mentre molto pi\u00f9 illustre era Creta, isola che, tra l\u2019altro, vanta d\u2019aver dato i natali nientemeno che a Zeus!).<\/p>\n<p>Inoltre ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sulle bugie di Ulisse, perch\u00e9, ad analizzarle bene, si scopre che Ulisse molto spesso non mente perch\u00e9 vi \u00e8 costretto per causa di forza maggiore. Certo, mente indubbiamente per necessit\u00e0 con Polifemo, cui dice di chiamarsi Nessuno, per salvare la sua vita e quella dei compagni rimasti ancora vivi (<em>Od. <\/em>IX, 366-367), tuttavia, dall\u2019eccessivo rigoglio dei suoi racconti \u201ccretesi\u201d, si deduce che Ulisse prova un piacere matto a mentire, tanto da non potersi trattenere dal farlo quando potrebbe benissimo farne a meno.<\/p>\n<p>La prova provata l\u2019abbiamo proprio alla fine dell\u2019<em>Odissea<\/em> in una spiacevole scena in cui Ulisse mente spudoratamente al suo vecchio padre, Laerte.<\/p>\n<p>Il cantore dell\u2019<em>Odissea<\/em> ci propina la solita scusa: quella che Ulisse voleva \u201cmettere alla prova\u201d l\u2019affetto paterno. Mettere alla prova un padre addoloratissimo per la lunga assenza di suo figlio?<\/p>\n<p>Non dimentichiamo che Ulisse ha precedentemente incontrato nell\u2019Ade la madre Anticlea, morta di crepacuore per non averlo pi\u00f9 visto tornare. Ebbene, la defunta madre aveva rivelato al figlio che Laerte, ritiratosi negletto in campagna, lo attendeva sempre angustiatissimo (<em>Od<\/em>. XI, 187-203).<\/p>\n<p>No, questa storia non sta proprio in piedi. Inoltre, tale alibi non regge anche perch\u00e9 ormai Ulisse non ha pi\u00f9 alcun bisogno di restare in incognito, visto che i pretendenti della consorte sono gi\u00e0 stati tutti sterminati.<\/p>\n<p>Tuttavia, Ulisse non sa porsi un freno e inventa una storia strampalata, fingendosi proveniente, non da Creta questa volta, bens\u00ec da una localit\u00e0 di fantasia, terra dove, anni addietro, lo stesso Ulisse sarebbe stato ospitato.<\/p>\n<p>Al che, al povero Laerte sta per venire un colpo: gli si obnubila la vista e il misero si cosparge di fuliggine il capo gemendo cupamente. Solo allora Ulisse ha finalmente piet\u00e0 dello sventurato genitore e lo abbraccia facendosi riconoscere (<em>Od<\/em>. XXIV, 244-326).<\/p>\n<p>Ebbene, noi che, dopo secoli e secoli, leggiamo ora questa scena, non possiamo non indignarci &#8211; uso il \u201cnoi\u201d perch\u00e9 non sono la sola a sdegnarmi &#8211; per tanto gratuito sadismo.<\/p>\n<p>Insomma, c\u2019\u00e8 poco da fare: Ulisse mente soprattutto per il piacere di mentire, perch\u00e9 proprio questo, a mio parere, caratterizza il bugiardo\u2026 quello <em>verace<\/em>\u2026<\/p>\n<p>(Tra parentesi, l\u2019incontenibile amore per la menzogna di Ulisse stende un velo di sospetto su tutto quello che Ulisse racconta in flash-back ai Feaci: chi ci garantisce che non si sia inventato di sana pianta le sue mirabolanti avventure?).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Ho fatto questa lunga divagazione sulle sevizie psicologiche inflitte gratuitamente al povero Laerte per mostrare come nemmeno chi cant\u00f2 Ulisse, e ne consacr\u00f2 cos\u00ec la fama imperitura, scelse di nascondere sempre i lati pi\u00f9 \u201cneri\u201d dell\u2019eroe dell\u2019<em>Odissea<\/em>. &nbsp;<\/p>\n<p>A questo punto, mi sorge uno strano sospetto che prover\u00f2 a formulare, correndo il rischio che voi mi diate della pazza furiosa.<\/p>\n<p>Domandiamoci: perch\u00e9 quando Ulisse mente in maniera particolarmente clamorosa spesso si finge un Cretese?<\/p>\n<p>Ossia perch\u00e9 nei molti versi dedicati a quelle tre storie intricate, quanto bugiarde, vi \u00e8 proprio Creta quale scaturigine della menzogna?<\/p>\n<p>O, meglio ancora, chi ci vieta di vedere, sempre in quei versi, il terreno di coltura di quello che diverr\u00e0 in seguito il paradosso del mentitore, che ha come attori principali i poveri Cretesi?<\/p>\n<p>Invece di rispondervi subito, faccio una divagazione per parlarvi del grande stupore che provai lo scorso mese di maggio nel visitare Cnosso e, subito dopo, il ricchissimo museo di Iraclio.<\/p>\n<p>Tutti m\u2019avevano parlato malissimo di quegli scavi perch\u00e9 troppo ricostruiti, perch\u00e9 troppo colorati, perch\u00e9 troppo maledettamente hollywoodiani. Insomma, tutti mi predicevano che tanto Kitsch mi avrebbe senz\u2019altro delusa.<\/p>\n<p>Invece no &#8211; sar\u00e0 che m\u2019ero preparata da tempo al peggio &#8211; rimasi senza parole davanti alle copie degli affreschi che c\u2019erano qua e l\u00e0 sulle pareti dei palazzi e dei propilei. Avevo un bel ripetermi che, quelle colonne &#8211; ahim\u00e8 di cemento &#8211; erano probabilmente troppo scarlatte, quegli splendidi delfini, quei fiori lanceolati e quegli alteri portatori di vasi erano stati rifatti cedendo all\u2019arbitrio ma, poco da fare, ne rimasi affascinatissima.<\/p>\n<p>Quando poi mi trovai al cospetto del <em>Principe dei gigli<\/em>, di cui avevo visto tante volte la riproduzione, rimasi letteralmente senza fiato.<\/p>\n<p>Un mio amico di lunga data, cui cercai invano di comunicare in presa diretta, via WhatsApp, il mio perdimento, mi rispose con perfidia che stavo reagendo, come gi\u00e0 avevo fatto l\u2019anno prima in presenza all\u2019<span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Maria-Tasinato-Patrasso-1.pdf\">Hermes di Prassitele<\/a><\/strong><\/span>, ossia con l\u2019entusiasmo tipico della \u201cturista tardona\u201d davanti alle belle forme d\u2019un giovinetto.<\/p>\n<p>E va bene sono una tardona &#8211; compio in questi giorni 69 anni &#8211; ma qual \u00e8 il problema? Come si pu\u00f2 non ammirare la giovent\u00f9, specie quando la si \u00e8 perduta per sempre e da un bel pezzo?<\/p>\n<p>Ma, in ambo i casi &#8211; per l\u2019Hermes che sta ad Olimpia e per il Principe in quel di Cnosso &#8211; non abbiamo uno sfoggio della semplice giovent\u00f9, bens\u00ec di una giovent\u00f9 che trasuda grazia, gentilezza e insieme un\u2019estrema eleganza.<\/p>\n<p>Quanto alla \u201cturista\u201d, beh, sinceramente, non mi sento tale. Ossia, amo troppo i poemi omerici per percepirmi solo come una semplice turista.<\/p>\n<p>Ma che c\u2019entrano i poemi omerici con Cnosso, mi direte? C\u2019entrano, c\u2019entrano eccome! E presto lo vedrete.<\/p>\n<p>Ecco, vi mostro qui una foto &#8211; ahim\u00e8 bruttina &#8211; che scattai, purtroppo ostacolata da una folla indiscreta di vari intrusi, ossia da turisti, loro s\u00ec.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0002.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1221 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0002-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"667\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0002-768x1024.jpg 768w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0002-225x300.jpg 225w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0002.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il giorno dopo mi recai al museo di Iraclio (dove fare foto era proibito) e dove potei constatare che dell\u2019affresco &#8211; sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di un bassorilievo di stucco colorato &#8211; originale del Principe non restava molto. Ma, anche da quello che si poteva vedere senza aggiunte, risaltavano intatti certi inequivocabili particolari da capogiro: ad esempio, il perfetto contorno dei glutei e la squisita attaccatura delle cosce.<\/p>\n<p>Devo perci\u00f2, d\u2019ora in avanti, mio malgrado, ricorrere a immagini di repertorio.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0003.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1222 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0003-618x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"828\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0003.jpg 618w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0003-181x300.jpg 181w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ma prima di giungere alla sala dove stava il Principe, mi soffermai a lungo in tutte le altre sale, dove, in teche innumerevoli, stavano disposte miriadi di oggetti &#8211; tra cui moltissimi gioielli &#8211; di una raffinatezza infinita, taluni antichissimi, risalenti fin al Neolitico.<\/p>\n<p>E guardando, ad esempio, sia i castoni degli anelli e i sigilli, sovente piccolissimi, con rilievi cesellati finemente, e ammirando in seguito le statuine e gli affreschi mi accorsi che mancava qualsiasi scena violenta. Mai si vedeva un uomo con un\u2019arma in mano nell\u2019atto di colpire un altro uomo, ma nemmeno un animale, perch\u00e9 non solo le scene di guerra erano assenti, ma financo quelle di caccia risultavano bandite.&nbsp;<\/p>\n<p>Ad un certo punto, un campanellino cominci\u00f2 a suonarmi nella testa, dapprima in sordina poi sempre pi\u00f9 squillante. E non potei non ascoltarlo allorch\u00e9 mi trovai dinanzi alla famosa sequenza dipinta in cui si vedono tre figure umane, in tre momenti diversi di una spericolata acrobazia su di un toro.<\/p>\n<p>Un\u2019acrobazia che non \u00e8 certo una tauromachia:<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una prima figura che sta per lanciarsi e afferra il toro per le corna, una seconda silhouette che, in equilibrio sulle braccia e con le gambe all\u2019ins\u00f9, sta sulla schiena dell\u2019animale e infine una terza che \u00e8 appena felicemente atterrata incolume.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0005.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1223 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0005-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"281\" srcset=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0005.jpg 1024w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0005-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.mariatasinato.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/IMG-20191010-WA0005-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ora, non m\u2019interessa discutere se si tratti di figure maschili o femminili &#8211; probabilmente la prima e la terza sono donne e quella mediana \u00e8 un uomo &#8211; perch\u00e9 quello che m\u2019affascina \u00e8 l\u2019estrema agilit\u00e0 e insieme l\u2019estrema eleganza di tale volteggiare.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>E qui ebbi appieno l\u2019illuminazione che mi si era gi\u00e0 preannunciata guardando il soave incedere del Principe: perch\u00e9 quelle che si intravedono, persino senza le varie ricostruzioni, non sono solo movenze di semplici atleti ma quasi quelle di ballerini.<\/p>\n<p>Ora, se gi\u00e0 nell\u2019<em>Iliade<\/em> (XVIII, 590-605), nella descrizione dello scudo di Achille, si allude a splendide coreografie cretesi, indovinate dove nell\u2019<em>Odissea<\/em> si parla di abili atleti e di squisiti danzatori? Se ne parla a proposito di un popolo non guerriero, amante degli sport leggeri ma anche del lusso. Ecco come definisce quel popolo il loro sovrano:<\/p>\n<p>Noi non siamo infatti perfetti pugilatori e lottatori neppure, nella corsa siamo veloci e a navigare i migliori. Amiamo il banchetto, la cetra, le danze, cambiar le vesti, i caldi lavacri, l\u2019amore (<em>Od.<\/em> VIII, 246-249) *.<\/p>\n<p>Spero che almeno qualcuno di voi, leggendo questi versi, si stia ricordando che a parlare \u00e8 Alcinoo, il re dei Feaci.<\/p>\n<p>Ora, i Feaci, all\u2019interno dell\u2019<em>Odissea<\/em>, sono un popolo utopico agli antipodi dei popoli guerrieri quali vengono cantati nei poemi omerici, ossia gli Achei ma anche gli stessi Troiani.<\/p>\n<p>I Feaci amano la vita elegante, sono una sorta di <em>dandies<\/em> dell\u2019<em>Odissea<\/em>.<\/p>\n<p>Ebbene, anche gli affreschi di Cnosso e le suppellettili del museo di Iraclio evocano un mondo estremamente raffinato, quale intuiamo fosse quello della \u201cGrecia prima della Grecia\u201d: cos\u00ec definiva genialmente Creta il grande Salvatore Quasimodo.<\/p>\n<p>Un mondo che, in seguito, verr\u00e0 &#8211; ahinoi! &#8211; per sempre perduto.&nbsp;&nbsp; <em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>I Feaci sono esperti nell\u2019arte della navigazione, ma anche i Cretesi lo sono. Insomma, quello che voglio azzardare \u00e8 che chi cant\u00f2 l\u2019<em>Odissea<\/em> proiett\u00f2 sui poveri Cretesi il lato pi\u00f9 ambiguo di Ulisse, nella fattispecie il suo amore sviscerato per la menzogna, e tacque a bella posta sulle raffinatezze della civilt\u00e0 cretese.<\/p>\n<p>Certo quando germinarono i poemi omerici il mondo minoico era gi\u00e0 finito da bel un pezzo, ma non poteva non essere arrivata, come un\u2019onda lunga, la memoria di come si viveva in maniera raffinata a Creta. E tanto fasto, tanto saper vivere, vennero trasferiti in un popolo perfetto, un popolo, per\u00f2, di fantasia: i Feaci, per l\u2019appunto.<\/p>\n<p>Vi sembra una completa pazzia? Beh andate a Cnosso e poi al museo di Iraclio sempre con l\u2019<em>Odissea<\/em> nel vostro zainetto, come ho fatto io, e rileggetevi soprattutto l\u2019ottavo libro e poi sappiatemi dire.<\/p>\n<p><strong>Precisazioni<\/strong><\/p>\n<p>* Nelle pitture di Cnosso, incontriamo anche due pugili, ma dai loro gesti, oltre che dalle loro silhouettes, non sprizza alcuna aggressivit\u00e0, anzi sono pieni grazia, tanto che sembra che stiano danzando.<\/p>\n<p>La presenza di cetre \u00e8 testimoniata dalle scritture geroglifiche cretesi e dalle impronte dei sigilli.<\/p>\n<p>La traduzione di <em>Od<\/em>. VIII, 246-249 \u00e8 di Maria Grazia Ciani. &nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenzialissima<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;-Diogene Laerzio, <em>Vite dei filosofi<\/em>, I, 109-115 (su Epimenide, ma senza il paradosso del mentitore); II, 108 (su Eubulide di Mileto, con un accenno minimo al paradosso del mentitore).<\/p>\n<p>&#8211; W. Stanley Moss, <em>Brutti incontri al chiaro di luna. Il rapimento del Generale Kreipe, <\/em>traduzione di Gianni Pannofino, Milano, Adelphi, 2018, edizione inglese originale 1950 (vi si racconta un\u2019audace impresa di Patrick Leigh Fermor (<strong><a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1214\">S<span style=\"color: #0000ff;\">crittura di viaggio<\/span><\/a><\/strong>) durante la Seconda guerra mondiale; ci rende anche pi\u00f9 familiare l\u2019orografia di Creta).<\/p>\n<p>&nbsp;&#8211; Christopher Somerville, <em>Lo scalino d\u2019oro. Viaggio a piedi<\/em> <em>nel cuore di Creta<\/em>, traduzione italiana di Gian Luigi Giacone, Torino, EDI, 2009, edizione inglese originale 2007 (sull\u2019ospitalit\u00e0 cretese odierna; San Paolo, invece, trovava da dire sul senso di ospitalit\u00e0 cretese: <em>Tito<\/em>, &nbsp;I, 8).<\/p>\n<p>&#8211; Mario Lavagetto, <em>La cicatrice di Montaigne: sulla bugia in letteratura<\/em>, Torino, Einaudi, 1992 (soprattutto il primo capitolo dedicato alle menzogne di Ulisse: <em>Un viaggiatore senza testimoni<\/em>).<\/p>\n<p>&#8211; Carlo Diano, <em>La poetica dei Feaci<\/em>, in <em>Saggezza e Poetiche degli Antichi<\/em>, Venezia, Neri Pozza, 1968.<\/p>\n<p>&#8211; Salvatore Quasimodo, <em>Minotauro a Cnosso<\/em>, in <em>La terra impareggiabile<\/em>, Milano, Mondadori, 1958.<\/p>\n<p>Ringrazio di cuore il mio amico Renato D\u2019Antiga per avermi fatto rileggere questa mirabile poesia, che cos\u00ec comincia: \u201cI giovani di Creta avevano \\ vita sottile e fianchi rotondi\u201d\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Postilla<\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>Chi volesse rendersi conto delle caratteristiche dell\u2019antica civilt\u00e0 cretese e delle varie scoperte archeologiche che la riguardano pu\u00f2 leggere con profitto: Paul Faure, <em>La vita quotidiana a Creta ai tempi di Minosse<\/em>, traduzione italiana di Rosanna Pel\u00e0, Milano, Rizzoli, 2018 (edizione francese originale 1973).<\/p>\n<p>Un discorso a parte merita un altro libro dello stesso autore: <em>Ulisse il Cretese (XIII secolo a. C.)<\/em>, traduzione italiana di Cesare Scarton, Roma, Salerno Editrice, 1985 (edizione francese originale 1980), che ho voluto leggere a bella posta solo dopo aver concepito e scritto <em>Perch\u00e9 parlar male dei Cretesi?<\/em>. Temevo, infatti, che le mie ipotesi interpretative, che restano e vogliono restare quelle di una dilettante e non certo quelle di chi sa di archeologia, perdessero la freschezza delle prime intuizioni che ebbi visitando Cnosso e il museo di Iraclio con l\u2019<em>Odissea<\/em> nello zaino. Ebbene, adesso vi posso dire che, leggendo in seguito, e con gran trepidazione, il libro di Faure, non ho mai trovato nulla che ci faccia vedere i Feaci come prestanome dei Cretesi.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno di loro, un loro profeta, aveva detto: \u201cI Cretesi mentono sempre, bestiacce, ventri fannulloni\u201d. Questa testimonianza \u00e8 veritiera. Ma chi sta denigrando cos\u00ec pesantemente i poveri abitanti di Creta? Lo fa San Paolo, lasciando ad un suo fido collaboratore, &hellip; <a href=\"http:\/\/www.mariatasinato.it\/?page_id=1212\">Continua a leggere <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1212"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1212"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1212\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1462,"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1212\/revisions\/1462"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mariatasinato.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1212"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}